Italy

Sindaci, il centrodestra rinvia ancora. Salvini: puntiamo sui civici ovunque

Candidati sindaci, il nodo di Milano resta intricato. Matteo Salvini dice di voler «fare le cose per bene», Giorgia Meloni invita a stringere i tempi, Antonio Tajani raccomanda di non fare «corse contro il tempo» e Vittorio Sgarbi propone raffiche di assessori per le città del «Rinascimento» di centrodestra. Poco più di una mezz’oretta e il vertice dell’alleanza è concluso: ma il candidato di Milano ancora manca, quello di Bologna pure. Va meglio per il governatore in pectore della Calabria, che sarà l’attuale capogruppo azzurro alla Camera Roberto Occhiuto. Ma la designazione mette in luce le insofferenze per la formula dei ticket che, proprio a Milano, sta complicando la partita. Prossimo appuntamento, giovedì prossimo. Al momento, il candidato più forte sotto alla Madonnina è Oscar di Montigny, manager del gruppo Mediolanum e genero del fondatore, Ennio Doris. Non ha ancora sciolto le riserve, pare, ma secondo Salvini lo farà non appena avrà incontrato Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi: «Giustamente — spiega Salvini — gli altri hanno chiesto di incontrare alcune persone che non hanno incontrato sia su Milano che su Bologna. Richiesta legittima».

I confronti con Sala

Secondo un sondaggio realizzato da Eumetra (Renato Mannheimer), conoscerebbe di Montigny, almeno per sentito dire, il 37% dei milanesi. Con Beppe Sala oggi perderebbe, all’eventuale ballottaggio, con il 45% contro il 50% del sindaco uscente. E qui sorge il problema del ticket. Il suo vicesindaco in pectore dovrebbe essere, secondo Salvini, Gabriele Albertini, che ha già guidato Milano tra il 1997 e il 2006. Ma ieri, tutti gli altri partiti del centrodestra hanno manifestato la loro irritazione per le uscite di Albertini, entrato a gamba tesa sull’ipotesi di candidare il centrista Maurizio Lupi: «Non ha voluto correre in proprio — mastica amaro un azzurro — e adesso pretende di dettare chi debba essere il candidato...». Nel precedente sondaggio Eumetra Lupi sarebbe a sua volta al 45%, ma con Sala un punto più lontano, al 51%. Resta il fatto che Salvini è decisissimo sulla fisionomia del concorrente: «Saranno candidati civici dappertutto, a Roma e Milano». Meno netto il coordinatore azzurro Antonio Tajani: «Vogliamo un civico che allarghi i confini del centrodestra. Se non sarà trovato, vedremo quali potranno essere le soluzioni...».

Tajani: «Salvini federatore? A me pare lo sia Berlusconi»

Su questo, difficile che Salvini transiga. Non soltanto perché ne è convinto: solo un profilo del genere potrebbe erodere voti a Sala nell’elettorato meno ideologico. Ma anche perché gli altri partiti gli imputerebbero, come minimo, la leggerezza in una partita cruciale come la caccia a un candidato capace di espugnare Milano dopo dieci anni di centrosinistra. Mentre sulla questione del ticket, lo stesso Salvini ha rinviato: «Decideremo nei prossimi giorni». Molto più semplice la questione di Bologna. Il centrodestra come un sol uomo ha deciso di spostare la decisione a dopo le primarie del Pd di domenica prossima. Proprio per non aiutare i dem e i suoi elettori nella decisione. Tra i candidati, spunta il nome di Ilaria Giorgetti, tornata azzurra all’inizio del mese dopo un passaggio nella Lega: «Sono una moderata e torno fisiologicamente a casa». Ma lo spettro del ticket è riaffiorato nella designazione di Occhiuto per le Regionali calabresi. L’ha annunciata il solo Silvio Berlusconi mentre il summit del centrodestra era ai saluti. Senza una sola parola sul compagno di ticket, l’attuale governatore, il leghista Nino Spirlì. A complicare i rapporti, anche la questione del futuro del centrodestra. Anche ieri Salvini ha ribadito che è troppo presto per parlare di fusione in un solo partito: «I partiti unici non si fondano dalla sera alla mattina...». Mentre Tajani, da Bruxelles, osservava: «Salvini federatore? A me pare che Berlusconi sia un grande federatore». Perché, anche in Europa, «non basta vincere», ma occorre essere «credibili».

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