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Soldi, donne, salute (e il virus che dilaga), Boris Johnson è depresso?

Dal nostro corrispondente
Londra
- Boris Johnson è ormai bollito? Sono in molti che da un po’ lo pensano: ma ieri è stato ilTimes che ne ha messo in fila le ragioni in una lunga e dettagliata ricostruzione. Niente di particolarmente nuovo, in realtà: sono tutte cose che girano da un pezzo. Ma vederle così in fila, su un giornale di centro-destra che definisce il premier «sovraccaricato, sottopagato e con la tristezza scritta in faccia», fa comunque impressione.

Anche perché, come ha fatto notare sempre ieri il Guardian, ormai è la stampa conservatrice a sparare a zero su un primo ministro di cui in teoria dovrebbe essere sostenitrice. Emblematica è la copertina di questa settimana dello Spectator, proprio la rivista di cui Johnson è stato a lungo il direttore: Where is Boris? Dov’è Boris? si chiede il titolo, che sormonta il disegno di un mare in tempesta in cui si scorge una barchetta alla deriva occupata da una capoccia bionda. E’ la descrizione di una premiership che ha perso la rotta e appare in balia degli eventi: ma a quanto pare le ragioni sono, più che politiche, molto personali.

In primo luogo c’è la questione dei soldi. Una preoccupazione che lo assilla costantemente: Johnson sarà pure diventato capo del governo, ma questo gli è costato più della metà dei suoi guadagni. Prima, aveva un contratto da 300 mila euro l’anno per scrivere commenti sul Daily Telegraph, che sommati allo stipendio da parlamentare e ai discorsi tenuti qua e là portavano i suoi introiti tranquillamente oltre i 400 mila euro. Adesso, si deve accontentare delle 150 mila sterline (circa 165 mila euro) della paga da primo ministro: non sono briciole, ma il povero Boris ha parecchie spese. Il divorzio dalla moglie Marina è stato costosissimo e in più deve mantenere i numerosi figli che ha disseminato in giro (sei ufficiali e chi sa quanti ufficiosi). L’inquilino di Downing Street non è un privilegiato come quelli della Casa Bianca o dell’Eliseo: il fisco gli tassa l’appartamento di servizio, perché lo considera un benefit, e inoltre si deve pagare di tasca sua i pasti che gli arrivano dalla cucina del piano di sotto. Una vita grama, tanto che Johnson e la fidanzata Carrie hanno solo una donna delle pulizie e non hanno potuto neppure assumere una baby-sitter per il piccolo Wilfred, il loro figlioletto nato quest’anno.

Poi c’è la salute. Chi ha incontrato Boris di recente dice che non sta bene: non si sarebbe mai pienamente ripreso dal Covid, che ad aprile lo ha visto finire in rianimazione in ospedale. I portavoce negano, sottolineano che si è messo a dieta e fa esercizio fisico, ma in realtà il premier alterna giorni di lucidità e attivismo ad altri in cui sembra confuso e dimentica le cose che gli dicono: e anche le sue performance in Parlamento appaiono sottotono, con i laburisti che spesso e volentieri lo mettono alle corde nei dibattiti.

Infine, la fidanzata. Non per apparire misogini, ma Carrie è un bel caratterino: e per un uomo di 56 anni gestire una relazione con una 32enne non è una passeggiata. Tanto più che con l’ex moglie Marina aveva un rapporto del tutto differente: lei, donna formidabile e di straordinaria intelligenza, era la sua àncora morale e materiale, quella che gli organizzava la vita e lo teneva in carreggiata (più o meno). Con Carrie, le cose vanno in modo diverso (e in aggiunta c’è il bebè di cinque mesi).

Insomma, Boris è in sofferenza. Voleva guidare il Paese lungo i luminosi sentieri della Brexit e si trova soverchiato dalla peggior crisi dalla seconda guerra mondiale: dicono che si senta schiacciato dal peso del suo ruolo, che pure aveva inseguito per tutta la vita. Il problema, questa volta politico, è che nel partito conservatore sono sempre più consapevoli che Boris non si sta dimostrando all’altezza della missione gli avevano affidato: e quello è un partito avvezzo ai regicidi, da Margaret Thatcher a Theresa May. A meno che non sia lui a gettare per primo la spugna.

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