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"Sono finito nella lista nera..." Adesso una carta può rovinarci

La storia che vi andiamo a raccontare è incresciosa e mette in luce l'aspetto negativo delle banche e del sistema che opera attorno ad esso: a causa di un finanziamento rifiutato, un cittadino italiano si è visto rifiutare qualsiasi cosa volesse acquistare, dalla batteria di pentole all'auto nuova. È rimasto vittima di un sistema strano e poco chiaro. Ma procediamo con calma.

La storia

Il sig. Sergio, lettore de ilgiornale.it, ci ha scritto spiegandoci la situazione in cui si trova attualmente: promotore finanziario ed ex dirigente e direttore commerciale di diverse banche, dal 2005 si è specializzato in mutui e finanziamenti ma è rimasto vittima (suo malgrado) dello stesso sistema di cui fa parte. "Da diversi anni mi occupo anche delle anomalie bancarie-finanziarie: è una passione sviluppata nel corso del tempo tant'è che ho collaborato con studi legali che si sono avvalsi delle mie competenze per risolvere problematiche ai loro clienti. La cosa bizzarra è che, proprio io che ho risolto problematiche anche ad amici e conoscenti, sono rimasto vittima di questa situazione".

Poco tempo fa, Sergio ha richiesto una linea di finanziamento attraverso la richiesta di una carta di credito ad una banca a nome della società per la quale lavora e di cui è garante: tutto nasce per una proposta che trova online. "Ho aderito a questa iniziativa e sono stato chiamato da un consulente della banca in questione. Ho inviato tutta la documentazione che fosse necessaria, lui mi ha inviato il contratto e l'ho siglato tramite firma elettronica". È adesso che succede l'incredibile: "la carta che ho richiesto, prima ancora che mi venisse comunicato, è stata rifiutata". Da questo rifiuto, l'utente è stato segnalato e sono successi tutta una serie di problemi.

Perché la banca ha torto

Oltre al danno c'è anche la beffa: non soltanto la negazione (senza motivi) da parte della banca, ma la cosa più grave è stata la pubblicazione del rifiuto, che in questo caso non potrebbe avvenire. La segnalazione è stata messa sia sul soggetto giuridico, sia sulla persona fisica. Ecco cosa recita il comunicato stampa del Garante per la Privacy del 18 novembre 2002 e tutt'ora in vigore. "La comunicazione che banche e finanziarie effettuano alla "centrali rischi" per segnalare i dati personali di coloro ai quali non è stato concesso un finanziamento o che vi hanno rinunciato, è ingiustificata, in considerazione del fatto che il rapporto di finanziamento non si è instaurato o si è comunque interrotto ad uno stadio che non legittima una divulgazione dei dati. Spesso, peraltro, il rifiuto di concedere finanziamenti deriva da valutazioni discrezionali di banche e finanziarie o da politiche contrattuali piuttosto che dall’inaffidabilità del cliente". Tutto molto chiaro: non è colpa di Sergio ma delle policy aziendali. Però, il rifiuto è costato molto caro al povero utente.

Quali conseguenze

"Il rifiuto non può essere pubblicato mentre le banche e le finanziarie, nel mio caso, lo hanno comunicato ed è presente in banca dati", ci dice Sergio. Quali sono stati, quindi, i disagi? "Dovevo cambiare un'auto ma il finanziamento mi è stato rifiutato perché da quel momento in poi, qualsiasi società per cui richiedi un finanziamento, ha sempre un collegamento in cui viene richiesto alla società bancaria di fare da garante per l'operazione". In pratica, alla notifica del rifiuto, viene tutto bloccato: rate, mutuo, acquisto per 90 giorni.

"Voglio sottolineare come, prima di fare questa domanda di finanziamento, avevo una Crif pulitissima (Centrale Rischi d'Intermediazione Finanziaria, è la società privata che gestisce il Sic, Sistema d'Informazioni Creditizie, ndr). Un rifiuto rientra semplicemente nella politica del credito degli istituti di credito finanziari, è sbagliata però la pubblicazione di rifiuto invece di chiedere la rinuncia".

Come doveva comportarsi la banca

Cosa può fare una banca o una finanziaria per comunicare i dati a Crif? "La banca, dopo aver rifiutato il finanziamento e non avendomi concesso la carta, avrebbe dovuto chiedermi, come forma di cortesia, di stipulare un modulo di rinuncia per procedere e chiudere l'iter istruttorio con una denuncia da parte mia". In questo modo, se il Sig. Sergio avesse chiesto un finanziamento ad una qualsiasi altra banca, quello che avrebbe letto il sistema era che l'utente aveva rinunciato ad una carta credito. "È diverso trovare un dato in cui si legge che la carta di credito è stata rifiutata, è un elemento negativo nei confronti della vittima che è visibile a tutti", sottolinea Sergio. In caso di rinuncia, infatti, un altro istituto bancario può chiedere contezza in merito, cosa che la maggior parte delle volte non avviene. Ma, almeno, non ci si ritrova bloccati a non poter fare nulla.

La denuncia

"Si genera un vortice per cui non si può richiedere neanche un telefonino. Io, però, oltre a chiamare la banca per chiedere spiegazioni, ho fatto 4-5 istanze alla banca, alla Crif e al garante per la privacy denunciando l'abusiva, illegittima e immotivata segnalazione. Il garante per la privacy mi ha inviato una non risposta. Avendogli chiesto il motivo, nonostante il comunicato del 18 novembre 2002 sia chiaro, che è ingiustificata la divulgazione dei dati, come mai la banca ha pubblicato il rifiuto contrariamente a quanto da te indicato nel comunicato stampa? Non si sa...".

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