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Sorelle uccise a Verona, il Tribunale aveva autorizzato le visite del padre ma la madre non voleva

Il padre delle sorelle uccise a Verona era stato autorizzato a vedere le figlie: la madre, che lo accusava di maltrattamenti, si era sempre opposta.

Sorelle uccise a Verona, parla il padre

Emergono nuovi dettagli sul caso delle sorelle uccise dalla madre nella casa famiglia dove tutte e tre erano ospiti: il Tribunale aveva autorizzato la ripresa delle visite del padre, che la donna accusava di molestare le figlie, con l’ausilio delle assistenti sociali ma lei si era opposta.

Sorelle uccise a Verona: parla il padre

A dichiararlo è stato lo stesso Ruwan Kiriwellage, il papà delle bimbe di 3 e 11 anni uccise, al Corriere del Veneto. L’uomo ha spiegato che sua moglie Sachithra Fernando Mahawaduge, trovata morta suicida nell’Adige, “è sempre stata una buona mamma ma aveva dei problemi mentali“. Con lei, ha continuato, la vita familiare non è ma stata facile perché “mi accusava di aver molestato la piccola, di tradirla con diverse donne, perfino di essere un drogato“.

Ma secondo lui era tutto nella sua testa.

Dopo la nascita della secondogenita, ha continuato, aveva fatto di tutto per impedirgli di vedere le bambine e si è trasferita con loro in una struttura dei servizi sociali, la stessa dove è avvenuto l’omicidio. Qui ha continuato ad accusare l’uomo di maltrattamenti e si era opposta alle sue visite alle bimbe, motivo per cui non aveva mai accettato la decisione del Tribunale che invece aveva concesso all’uomo di vedere le figlie pur in presenza di un assistente sociale.

Sorelle uccise a Verona, parla il padre: “Come è stato possibile?”

Avevo suggerito agli assistenti sociali di affiancarle uno psicologo, ma i miei appelli erano caduti ne vuoto. Voglio sapere com’è stato possibile che delle bambine siano morte in quella struttura che doveva essere protetta“, ha continuato il padre delle vittime che si chiede perché nessuno abbia preso provvedimenti davanti alle presunte frasi allarmanti che la donna avrebbe riferito ad alcune pesone della casa accoglienza (“Piuttosto che dare le bambine a mio marito le ammazzo e mi ammazzo“).