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Spagna, governo Sanchez in bilico sulla riforma del lavoro per ridurre il precariato. L’Ue chiede “equilibrio sicurezza-flessibilità”

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Spagna, governo Sanchez in bilico sulla riforma del lavoro per ridurre il precariato. L’Ue chiede “equilibrio sicurezza-flessibilità”

La ministra del Lavoro Yolanda Díaz (Unidas Podemos) sta portando avanti il tavolo con le parti sociali dallo scorso marzo. Ma la settimana scorsa Sanchez ha deciso di affidare il dossier alla titolare dell'Economia Nadia Calviño (Psoe). Poi si è trovata un'intesa sul metodo, ma sul merito le discussioni sono complesse. La Commissione vuole che le nuove norme siano approvate al più presto: in caso contrario potrebbe rinviare l’erogazione di 10 miliardi del Recovery Plan

Giorni di tensione tra i due azionisti dell’esecutivo spagnolo, Partito Socialista (Psoe) e Unidas Podemos (Up). I primi scontri sono iniziati quando la presidente del Congresso Meritxell Batet (Psoe) ha rimosso dal suo seggio il deputato Alberto Rodríguez (Up) dopo una sentenza di condanna per violenza contro pubblico ufficiale in un episodio avvenuto a Tenerife nel 2014. Ma a portare gli alleati sull’orlo di una nuova crisi di governo è stata la trattativa sulla nuova riforma del lavoro che dovrebbe cambiare volto a quella varata dal governo popolare di Mariano Rajoy nel 2012 riducendo precariato e libertà di licenziamento. Il tempo a disposizione è poco: la Commissione europea chiede che la misura venga approvata entro la fine dell’anno e minaccia di rinviare l’erogazione di 10 miliardi del Recovery Plan.

La ministra del Lavoro Yolanda Díaz (Up) sta portando avanti il tavolo con le parti sociali dallo scorso marzo e ha trasformato la riforma del lavoro in uno degli obiettivi fondamentali del suo mandato, assieme alla legge sugli affitti e all’aumento del salario minimo. Per questo motivo, lo scorso giovedì è stata colta alla sprovvista quando ha ricevuto una mail dal ministero dell’Economia in cui le si annunciava che la ministra dell’Economia Nadia Calviño (Psoe) avrebbe preso il suo posto nel processo. Podemos ha quindi convocato una riunione urgente del tavolo che analizza lo stato di salute del patto di governo per discutere su quello che ha considerato un tentativo di “ingerenza”. Nonostante i rapporti tra le due ministre non siano ottimali, è stato il premier Pedro Sánchez a promuovere la figura di Calviño, sostenendo che una riforma così importante va discussa da tutti i ministeri coinvolti: Lavoro, Economia, Finanze, Inclusione e Istruzione.

Dopo un primo nulla di fatto, l’accordo è stato raggiunto: il ministero di Díaz continuerà a coordinare i negoziati ma al tavolo si siederanno anche esponenti degli altri ministeri a trazione socialista. Ma non era questo aspetto a spaventare l’esponente di Podemos, quanto la possibilità che gli alleati di governo potessero cambiare alcuni punti della riforma già precedentemente concordati. Sebbene Sánchez abbia ribadito che sui contenuti non c’è alcun problema, Díaz è riuscita a ottenere una riunione periodica coordinata dal premier per stabilire una posizione comune sul tema e analizzare lo stato d’avanzamento con le parti sociali.

Crisi rientrata, quindi, ma solo per il momento. La riforma dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno, anche se le proposte di Díaz sono ambiziose e non convincono tutti. Alla base c’è la battaglia contro i contratti a tempo determinato, che rappresentano la stragrande maggioranza. La proposta mira a ridurre il numero dei contratti dai 33 attuali a tre: indefinito, determinato e di formazione. Per impedire il licenziamento, si propone alle aziende di utilizzare il “Meccanismo di sostenibilità dell’impiego”, cioè la riduzione della giornata lavorativa. La libertà dei datori di lavoro nel prendere decisioni unilaterali verrà limitata, così come i subappalti. La misura più discussa resta però la prevalenza degli accordi di settore rispetto a quelli aziendali. Questo aiuterebbe a tutelare i lavoratori su aspetti come salario, retribuzione degli straordinari e durata della giornata.

La ministra del Lavoro sostiene che la riforma Rajoy, figlia della crisi economica del 2008, sia responsabile di tutti i problemi che la sua nuova proposta mira a combattere. Rajoy rese più facile per i datori di lavoro licenziare, anche in caso di assenza giustificata per malattia. Cercò anche di promuovere le assunzioni dei giovani grazie ai bonus per le imprese e all’introduzione dei contratti formativi e di apprendimento. Ma mentre il tasso di occupazione cresceva, aumentava quello dei contratti a tempo determinato, che la Banca di Spagna ha definito “eccessivo”.

Ora è invece la stessa Banca a sostenere gli accordi aziendali su quelli di settore, sostenendo che le nuove misure potrebbero ridurre la crescita del pil spagnolo per il 2021 e 2022. Sullo stesso punto ha espresso il suo scetticismo anche il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni, che sostiene “un equilibrio tra sicurezza e flessibilità” per le imprese. La ministra dell’Economia Calviño ha lasciato intendere nel suo discorso al congresso del sindacato Comisiones Obreras di pensarla allo stesso modo. Infatti, non ha usato il termine “derogare” come Díaz, nonostante sia uno dei punti del patto di governo. Le prossime settimane saranno decisive per capire la vera posizione dei socialisti al riguardo e per analizzare le reazioni della Commissione Europea, che aspetta da Díaz una valutazione d’impatto della sua riforma.

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