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Sparatoria di Arzano, morto Salvatore Petrillo: la “festa” per la scarcerazione del boss è completa

Sparatoria di Arzano, morto Salvatore Petrillo: la “festa” per la scarcerazione del boss è completa

Cronaca Napoli

Gli inquirenti, fin dall’inizio, non hanno avuto dubbi: era lui il principale obiettivo dell'agguato avvenuto il 24 novembre scorso, ad Arzano, all'esterno del “Roxy Bar”

Salvatore Petrillo, 29 anni, sorvegliato speciale, è deceduto nel corso della notte. Gli inquirenti, fin dall’inizio, non hanno avuto dubbi: era lui il principale obiettivo dell'agguato avvenuto il 24 novembre scorso, ad Arzano, all'esterno del “Roxy Bar”.

Troppo gravi le ferite riportate da Salvatore Petrillo, nipote del boss Cristiano - attualmente detenuto - ritenuto uno dei fondatori del "clan della 167". Successivamente al raid, Petrillo, così come gli altri feriti, venne prontamente trasportato in ospedale, ma ogni tentativo di tenerlo in vita è risultato vano. Il 29enne, infatti, si è spento questa notte presso l'ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania.

L’agguato che ha portato al ferimento di altre quattro persone

L’agguato, il 24 novembre scorso, ha visto il ferimento di cinque persone in un bar di Arzano, alle porte di Napoli. Secondo le indagini dei carabinieri intervenuti sul posto, tre dei feriti sono vicini al clan della “167”, dal nome dell’omonimo complesso di edilizia popolare. Sono due, invece le persone estranee a dinamiche criminali rimaste ferite ieri nella sparatoria. Mario Abate, il secondo Roberto Lastra. Entrambi idraulici, racconta, che stavano prendendo un caffè a fine giornata nel suo bar. Indagini in corso da parte dei Carabinieri della Compagnia di Casoria e del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna.

La “festa” per la scarcerazione del boss Giosuè Belgiorno è completa!

Il principale obiettivo dei sicari, senza ombra di dubbio, era Salvatore Petrillo. Il 29enne, già noto alle forze dell’ordine è il nipote del boss Cristiano. Quest'ultimo è stato arrestato dopo che aveva sfilato in Ferrari per le strade di Arzano per la comunione del figlio, nonostante fosse ai domiciliari. Questo regolamento di conti, però, aveva una motivazione molto più grottesca. Nel giorno del raid è stato scarcerato il boss Giosuè Belgiorno, detto “Il grande”, notoriamente vicino ai Pagano del clan Amato-Pagano. Belgiorno era finito in carcere per l’omicidio del ras locale Antonino D’Andò, ma era stato liberato a causa delle sue condizioni di salute, in piena pandemia. Lo scorso anno era tornato in libertà per poi tornare nuovamente in carcere, a Frosinone, e scontare un residuo di pena. La sera del raid erano stati fatti esplodere anche dei fuochi d’artificio in via Zanardelli, ad Arzano, dopo la scarcerazione di colui che è sempre stato il braccio destro del boss degli Scissionisti Cesare Pagano. Tutto lascia pensare che l’agguato e il conseguente ferimento di due innocenti potrebbe essere “un omaggio” per strappare un sorriso al boss finalmente libero. Un atto di ossequio in pieno stile “Gomorra” che, come spesso accaduto nel corso della storia, ha finito per coinvolgere anche chi non c’entrava nulla. Ora, con qualche giorno di ritardo, la “festa” per la scarcerazione del boss Giosuè Belgiorno è completa.

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