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Spuntano i verbali: tutto quello che non torna sulla favola di Scanzi caregiver

Disse Scanzi lo scorso marzo: sul mio conto sono state scritte “una marea di cazzate”. La bufala, invece, potrebbe averla detta proprio lui (a sua insaputa, ovviamente). Ricordate la storiella di Andrea il bravo figliolo che soccorre i suoi genitori, il cronista intrepido capace di ottenere una dose di Astrazeneca quando quasi nessuno riusciva a trovarne una? Ecco. Lui disse di essersi proposto come “panchinaro del vaccino”, di aver seguito il suggerimento del generale Figliuolo a non sprecare le fiale, di essersi iscritto a una lista “non scritta” (sic!) per ottenere quelle dosi che a fine sera rischiavano di essere buttate. Tutto lecito, assicurò il giornalista. Anzi: “Larga parte degli italiani avrebbero dovuto ringraziarmi” per l'enorme coraggio nel sottoporsi al siero in quei giorni considerato alla stregua di un veleno. Per ottenere il privilegio però bisognava far parte di alcune categorie specifiche, non bastava insomma essere “il giornalista più potente dei social”, ma lui non aveva dubbi: vi rientrava a pieno titolo in quanto “caregiver familiare, figlio unico di genitori giovani ma purtroppo fragili per cartelle cliniche che non sto a raccontarvi”. Bene, bravo, applausi. Peccato però che oggi spunta un dettaglio non da nulla: ovvero che Scanzi caregiver non lo è affatto. Anzi: non assiste babbo e mamma, né i due hanno mai chiesto di essere riconosciuti come disabili gravi. Lo certificano le indagini e i carabinieri.

"Sono un caregiver"

Facciamo ordine. E torniamo a quel marzo del 2021. Intorno al 20 del mese il nostro Andrea fa una diretta Facebook in cui spiega urbi et orbi di essersi vaccinato il giorno prima. Sono giorni in cui nemmeno gli 80enni, i più penalizzati dalla Covid-19, sono ancora del tutto coperti e in cui i 70enni non vedono neppure l’ombra di un siero. Ma lui riesce a farsi iniettare la dose: una notizia bomba, che infatti fa esplodere un putiferio. Sul momento Scanzi spiega la fortunata coincidenza così: bastava dire “al tuo medico di base” di volerti proporre come “panchinaro” e se lui “ti reputava idoneo segnalava il tuo nome al responsabile del piano vaccinale” che poi ti chiamava in caso di disponibilità. Il giorno dopo, a bufera ancora in corso, dalla clinica detox il giornalista precisa meglio la sua posizione. E in un post si dilunga nelle spiegazioni: l’Asl l’ha ritenuto idoneo perché “essendo figlio unico ed essendo ritenuto dall’Asl caregiver familiare” (aridaje) e “avendo due genitori nella categoria fragili, avrei comunque potuto vaccinarmi grazie a un’ordinanza regionale”. Avete sentito bene?

Il caso di ominimia di Scanzi

Ottimo. Va detto che anche l'Asl aveva fornito più o meno la stessa versione: Scanzi era stato "segnalato dal suo medico al Direttore della Zona distretto Aretina, Evaristo Giglio, in qualità di caregiver di uno dei genitori in base alla legge 104”. L’inchiesta aperta sul caso sta andando verso l’archiviazione (domani l’udienza in cui il Gip deciderà il da farsi), con la procura convinta che Scanzi non avesse diritto al siero ma che non vi siano reati. Qualcosa, però, nel racconto dei diretti interessati non quadra. L’Adnkronos ha messo le mani sui verbali degli interrogatori e sull'informativa in cui i militari chiariscono che il giornalista “non risiede con i suoi genitori, i quali sono autosufficienti per stessa ammissione dell’interessato”. Dunque, checché ne abbia detto lui stesso, non poteva essere considerato un caregiver, requisito che invece era essenziale ai fini della vaccinazione nel momento in cui è avvenuta. Non solo: "Egli non li assiste né nessuno dei due ha mai chiesto di essere riconosciuto come disabile grave, ai sensi della legge 104". Ma come è possibile, allora, che Scanzi sia stato inserito in quella benedetta lista? E qui nasce il mistero: "La documentazione” che attesta la disabilità grave della mamma di Scanzi, presentata da Giglio agli investigatori, corrisponde in realtà "ad un’omonima”. Fu solo un errore? O qualcuno cercò di mettere una toppa?

Gli sms Scanzi-Usl

Vediamo allora come si arriva alla vaccinazione del "panchinaro". A organizzare il tutto sarebbe stato il dottor Giglio, dopo alcuni scambi di sms col medico di base ("Non sono ancora riuscito ad inserirlo perché lui è persona nota… Lo devo sistemare in condizioni di tutta sicurezza") e con lo stesso Scanzi. Alle 15.43 del 15 marzo, Giglio scrive al cronista: "Non prenda impegni mercoledì pomeriggio. Domani le faccio sapere orario. Per precauzioni, vista la sua notorietà, ci spostiamo al distretto di Monte San Savino. Dovrebbero avanzare delle dosi". Scanzi risponde: "Va bene. Però ho un impegno improrogabile dalle 15.30 alle 17. Quindi potrei nel tardo pomeriggio". L'idea di evitare i riflettori piace a Scanzi ("Giustissimo Monte san Savino. Grazie") e il medico risponde: "Credo dopo le 17 … avrei pensato di andare insieme con la scusa di un sopralluogo conoscitivo da parte di un giornale e avanzando la dose si passava al vaccino.…". Il 19 marzo il caregiver di se stesso ottiene l'agognata dose di Astrazeneca. Sicuri fosse tutto "secondo le regole" e "senza rubare il vaccino a nessuno"?

Chi l'ha indicato come caregiver?

Il dubbio rimane. Secondo i militari, il giorno in cui Scanzi s’è immunizzato non risultavano "dosi avanzate, tenuto conto che la somministrazione di vaccino Astrazeneca permetteva di usare dosi contenute in fiale già iniziate anche il giorno successivo”. A chi è stato sottratto, allora, il siero? L’infermiere che accolto Scanzi, infatti, agli investigatori ha spiegato che quel giorno il suo nominativo e quello "dell’avvocato non erano presenti sulla lista cartacea che mi era stata consegnata al mattino”. Inoltre, Giglio avvisò l’infermiere dell’arrivo del giornalista già “nel primo pomeriggio”, quando di solito la valutazione delle fiale rimanenti veniva fatta "verso la fine della giornata”. Fatta l'inoculazione, poi, si sarebbe presentato il "problema" di giustificare come mai fosse stata assegnata proprio a lui e non a qualcun altro. "Non sapendo come fare - fa mettere a verbale l'operatore sanitario - chiamai telefonicamente Giglio per avere indicazioni su come concludere il processo vaccinale e il dottore a questo punto mi chiese quali erano le categorie del menù a tendina che il sistema ammetteva ed io gliele elencai tutte. Al momento in cui pronunciai la parola caregiver, il Giglio mi disse di inserirlo tra loro e così feci". Il direttore dell'Usl s’è difeso, affermando che al telefono Scanzi gli parlò dei genitori, ha assicurato pure di aver controllato e di essersi reso conto solo a bubbone esploso che Scanzi “non era minimamente il badante dei suoi genitori”, sentendosi così "usato e ingannato”.

Il patatrac mediatico

Il giorno successivo alla vaccinazione, ovvero il 20 marzo 2021, Scanzi riceve una telefonata dal dottor Giglio, preoccupato per il caos mediatico generatosi alla notizia della vaccinazione. "Alle ore 9.30 del mattino, il Giglio mi chiamò per dirmi che il mio post gli aveva creato dei problemi sia politici che all'interno della Usl di appartenenza - dice il giornalista - e mi chiese se io assistessi delle persone anziane ed in maniera specifica i miei genitori". Il punto è scottante. “Non assistevo i miei genitori - spiega Scanzi ai carabinieri - ma resi noto che entrambi erano nella condizione di essere considerati fragili per patologie pregresse". Ed è qui che sarebbe nato l’equivoco, se così possiamo chiamarlo, del caregiver. Giglio avrebbe detto a Scanzi "che rientravo a tutti gli effetti tra i caregiver e che la mia vaccinazione non rappresentava più un problema. In effetti nei giorni successivi lui stesso mi ribadì più volte, a fronte delle mie perplessità sopraggiunte di fronte alla polemica mediatica che era nata, l'assoluta correttezza della procedura vaccinale alla quale ero stato sottoposto proprio perché rientrante nella predetta categoria". Lui, insomma, non avrebbe “mai assolutamente comunicato al Giglio, prima di essere vaccinato, la condizione di persone fragili" dei genitori, circostanza di cui avrebbe parlato ho parlato "esclusivamente" con il medico di base in una "telefonata del 4 marzo”. Il dottor Romizi, però, giura di non averlo mai riferito al Giglio. Il quale invece se ne era convinto dopo una telefonata col cronista.

Tradotto: Scanzi s’è fatto vaccinare senza farsi grosse domande sul suo inserimento in lista; quel giorno non c'erano dosi "avanzate" da salvare dal cestino; e lui tutto è tranne che un badante amorevole dei suoi genitori. Solo in seguito avrebbe scoperto di essere stato inserito tra i caregiver. A sua insaputa.