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Stop allo sci, Conte sente Von der Leyen su coordinamento Ue. Speranza sulle feste: "Posti a tavola solo per gli affetti più stretti"

Non si placano le polemiche sullo stop allo sci nel periodo delle festività natalizie. Per l'emergenza coronavirus il presidente del Consiglio ha annunciato che fino alla fine di gennaio impianti di collegamento e piste da sci resteranno chiusi, così da evitare un aumento dei contagi come quello avvenuto ad agosto. Una decisione che il premier vuole concordare con l'Europa, in modo che alla chiusura in Italia corrisponda anche quella degli impianti nel resto dei Paesi europei. Non a caso, Conte oggi ha avuto un colloquio con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. "Abbiamo discusso anche del coordinamento europeo delle misure sanitarie sul Covid19 in occasione del periodo natalizio", ha fatto sapere il premier.

Ma l'ipotesi di uno stop allo sci in Ue fino alla fine di gennaio non vede il favore di tutti i Paesi. "Se l'Europa vuole fermare lo sci, allora ci risarcisca", attacca Gernot Bluemel, ministro delle Finanze dell'Austria. E il portavoce di Von der Leyen, Eric Mamer, prova a bloccare le proteste: "Il Collegio non ha discusso della possibilità di vietare le attività sciistiche, non era all'ordine del giorno".

Il ministro della Salute Roberto Speranza, intanto è molto preoccupato dei possibili assembramenti sulla neve. A maggior ragione nel momento in cui vede qualche segnale positivo nella lotta al virus. Il ministro della Salute ricorda infatti che "l'indice di contagiosità è attualmente pari a 1,2 e sta continuando a scendere, un segnale che va nella direzione giusta. Questo significa - rileva - che le misure che abbiamo adottato iniziano a dare i loro effetti e che dobbiamo continuare a insistere su questa strada perché la curva è piegabile, lo abbiamo già visto in marzo. Stiamo un po' alla volta riuscendo a ripiegarla, ma dobbiamo insistere con la massima attenzione e la massima prudenza". E sul Natale il ministro della Salute annuncia che sarà domani la giornata decisiva per stabilire le norme che accompagneranno le vacanze natalizie. Per il ministro l'ipotesi più percorribile è la limitazione dei posti per le riunioni familiari: sarà possibile festeggiare solo con i parenti più stretti. Mentre per la scuola si torna a parlare di un ritorno in presenza prima delle feste. Con Iv e M5S - e la ministra Azzolina - in pressing (una delle ipotesi è il 9 dicembre). 

Intanto, Matteo Salvini, leader della Lega avverte: "Non avrebbe senso vietare lo sci in Italia e permetterlo in Austria, Francia, Germania o Svizzera. Questa Europa serve solo per le sanzioni o anche per avere delle politiche comuni? È una domanda che condivido". Ma il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, replica: "Trovo sbagliato un atteggiamento prevenuto nei confronti dello sci, perché stiamo parlando dell'economia di molti centri e paesi di montagna, migliaia e migliaia di posti di lavoro, anche stagionali, di attività commerciali, che proprio durante il periodo natalizio, incassano la parte più rilevante del loro fatturato. E allora - conclude -  niente leggerezza, per favore - sottolinea- ma analisi concreta e diretta dei fattori di sicurezza, che possono essere garantiti dalle Regioni. Questo deve essere l'unico metro possibile per decidere, non un generico 'chi se ne fregà dello sci".


L'Austria: "Se l'Ue chiude gli impianti ci dia i ristori"

"Se l'Unione Europea vuole veramente pensare a delle restrizioni per la stagione sciistica, dovrà assicurare al nostro Paese l'80 per cento dei proventi, in linea con quanto prevede lo Stato austriaco in termini di risarcimenti agli esercizi commerciali chiusi", ha chiarito il ministro delle Finanze austriaco Gernot Bluemel. E la ministra per il Turismo, Elisabeth Koestinger, aggiunge: "Non posso condividere l'iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale. I nostri operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l'après-ski per esempio non sarà consentito". Per la ministra, se Bruxelles dovesse imporre un divieto all'apertura degli impianti, allora andrebbe garantito un risarcimento "per un settore che dà lavoro a 700mila persone".

Di tutt'altro avviso la Baviera, secondo cui la decisione dell'Italia sullo stop all'inizio della stagione invernale "è giusta". Il minstro-presidente del Paese, Markus Soreder, sostiene: "Preferirei che ci fosse un unico accordo a livello europeo: nessun impianto di risalita aperto ovunque e vacanze ovunque. Se vogliamo mantenere aperte le frontiere, abbiamo bisogno anche di un chiaro accordo sullo sci. Altrimenti è difficile andare avanti".

In Svizzera, invece, gli impianti sono già aperti e lo resteranno anche durante il periodo di Natale. Anzi, fanno sapere dal Canton Ticino, gli italiani che vorranno andare sulle loro piste saranno "ben accetti". E Matteo Milani, presidente del cda degli Amici del Nara Sa, società incaricata di gestire gli impianti di risalita dell'omonima località svizzera, sottolinea: "Le autorità per il momento non ci hanno posto limiti di afflusso e possiamo aprire". Un avvio di stagione secondo regole precise, perché, dice Milani, "sono stati messi a punto  rigidi protocolli per quanto riguarda la ristorazione e l'uso degli impianti, che prevedono, tra l'altro, l'uso delle mascherine mentre si è in fila e distanziamento e tavoli da massimo quattro persone nelle baite".

La protesta delle Regioni

La chiusura degli impianti sciistici ha provocato le proteste dei presidenti delle Regioni. Il leghista Luca Zaia osserva che "per lo sci è doverosa un'intesa di tutto l'arco alpino, altrimenti saremmo gli unici a prendere restrizioni che mettono in difficoltà intere comunità, in un bacino di contagio che è unico per tutti". Ha poi proseguito: "Spero che gli accordi siano condivisi. Non poter sciare a Cortina invece che a Klagenfurt o Pramollo non è una bella roba". Zaia ha anche ricordato di aver chiesto la proroga di un anno dei Mondiali di sci di Cortina: "Qualcuno aveva detto - ha aggiunto - che ci sarebbe stato un danno all'economia. E ci troviamo in questa condizione. Se si faranno, e spero di sì, e ci sarà un'emergenza come questa, saranno a porte chiuse, vedremo di adottare linee guida come è stato fatto per il Giro d'Italia".

Il presidente dell'Abruzzo, Marco Marsilio,  precisa "di non volere alimentare polemiche, ma la riapertura degli impianti sciistici è nei nostri obiettivi. E peraltro il Consiglio regionale sta esaminando la proposta di legge per permettere ai concessionari e ai Comuni che hanno gli impianti di fare fronte alle mancate entrate e alle spese che hanno dovuto sostenere per una stagione, quella che abbiamo alle spalle già praticamente persa".


Il mondo della neve

La decisione di Conte scontenta tutti, a partire dagli appassionati della neve. "Il Natale pesa un terzo della stagione - spiega Valeria Ghezzi, presidente dell'Associazione nazionale esercenti funiviari - però quest'anno, vista la situazione, considerato che non ci saranno gli stranieri e che gli italiani viaggeranno di meno, in ogni caso saltare il Natale e aprire anche solo a metà gennaio vorrebbe dire perdere il 70 per cento della stagione, ammesso che si riesca ad aprire".


Per il campione azzurro di sci alpino Manfred Moelg è giusto che "in questo momento bisogna pensare prima a riaprire le scuole, ma mi sembra sbagliato punire un settore come quello dello sci mortificando una parte importante dell'economia soprattutto dalle nostre parti. In questo momento serve sì prudenza ma anche un po' di speranza e di lavoro". E l'allenatore di sci nordico ed ex fondista Marco Albarello aggiunge: "La priorità è certamente preservare la salute ma ci sono possibilità per praticare gli sport della neve in sicurezza se si garantiscono le distanze e altre misure adeguate".

Poi, all'Adnkronos aggiunge: "Questa limitazione massima va a influire su comparti già martoriati, chiudere gli impianti significa un crollo verticale dell'economia, ma non posso dare un giudizio differente da quello che ha dato il governo: si deve preservare la salute, ci sono protocolli e indicazioni da parte del ministero della Salute che si posso adeguare agli impianti sciistici, se non si creano assembramenti". Preoccupati i titolari di attività sulle Alpi. La mancata partenza della stagione invernale "sarà una catastrofe", dichiara all'Ansa Filippo Gérard, presidente dell'Adava, l'associazione degli albergatori. "Ci saranno 100 milioni di perdita per il settore".

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