Italy

Studenti a casa con i bus in garage

Gli effetti delle distrazioni estive

di ALessio Viola

Certo, la pandemia. Certo, l’emergenza. Ma lo strappo che si sta innescando intorno alla scuola è pericoloso oltre l’immaginabile, perché trascina con sé i destini non solo di un ministro, ma di un assetto costituzionale che, dal 1970, mette le Regioni al centro di tutto. E non è detto che sia un male, ovviamente. Abolirle non è più un tabù, è un’idea intorno a cui si può, si deve ragionare. Chi sta facendo di tutto perché questa discussione diventi aspra sono le Regioni stesse, impersonate da quei presidenti che non correggono mai chi li chiama governatori: basterebbe rispondere «prego, sono solo il presidente della giunta», perché la visione e la percezione che si ha del loro potere si sgonfiasse. Siamo alle prese con venti mini presidenti del Consiglio, ognuno dei quali crede di poter sostituire quello attuale o quello che verrà, tranne forse Molise e Valle d’Aosta.

Sulla scuola, per dire. Dopo la riapertura di maggio, un coro forte come quelli delle opere verdiane univa governo, ministri e presidenti, e pure i sindaci, nel grido «riapriamo!». Sulla scuola sembrava si giocassero le sorti del Paese. A nessuna delle vestali è venuto in mente che forse, in quei mesi, oltre a misurare le distanze fra i banchi, era necessario predisporre un piano di trasporti straordinario. Perché i ragazzi, a parte quelli accompagnati dai suv dei genitori, in genere arrivano a scuola con i mezzi pubblici. Non lo ha fatto il ministro dei trasporti, non lo hanno fatto presidenti di Regione e sindaci. Ora è tutto uno sgomitare fra presidenti a chi chiude più e meglio le scuole. Ma i contagi nella scuola sono su numeri infimi. Quelli da e per la scuola no, ovviamente. Perché se metti ammassati centinaia di ragazzi in bus e treni li trasformi in autobus essi stessi, ma di virus.

È mancato il tempo per pensare alle soluzioni possibili, o per riaprire i reparti Covid frettolosamente smantellati? O fare rifornimento di reagenti e macchinari per processarli, formare personale, assumere medici ed infermieri? C’erano cinque mesi, prima del previsto ritorno del virus. No, non mancava. Ma c’era una campagna elettorale, non solo nelle Regioni in cui si votava ma nel Paese, che ha impegnato ministri, presidenti, sindaci, assessori, consiglieri, apparati di inesistenti partiti, tutti insieme appassionatamente a gridare «riapriamo le scuole!». Dimenticando gli autobus nei garage. Anche quelli privati, perché no. Solo nelle ultime ore l’assessore regionale uscente Giannini ha chiesto alle scuole superiori di far sapere quanto studenti salgono su bus e treni. Ma la stagione delle cicale prevedeva solo turisti e feste. Siamo o non siamo la regione più bella del mondo? La stagione delle cicale sta dando i suoi frutti amari.

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