TEMPIO PAUSANIA - Sono pesanti come macigni le prove raccolte dal procuratore di Tempio Pausania e dalla sua pm contro Ciro Grillo e i suoi tre amici: la tesi difensiva continua al momento a essere il sesso consenziente, ma dalle memorie dei telefonini sequestrati ai quattro giovani e depositate agli atti dai magistrati emergono particolari agghiaccianti, e un quadro d’insieme sempre più rivoltante.

Non ci sono solo le parole della ragazza italo-norvegese che ha detto e ribadito di essere stata violentata da tutti e quattro i giovani, ma anche un’immagine eloquente che ritrae proprio il padrone di casa, Ciro Grillo, mentre oltraggia la sua amica profondamente addormentata dopo essersi ubriacata. Entrambe, cioè, avrebbero subito violenza in una serata in cui, durante una vacanza in Costa Smeralda, avevano creduto di essere al sicuro insieme a quattro ragazzi della Genova bene, un ambiente simile a quello da cui provengono loro stesse, figlie di due finanzieri di caratura internazionale.



«Replicare? E a chi, ai giornali? Ma no, studieremo le carte e vedremo», dice uno dei legali dei quattro giovani. Prima che il procuratore Gregorio Capasso chiudesse l’indagine — insistendo sul reato di “violenza sessuale di gruppo” per tutti gli imputati — erano ancora convinti che sarebbe arrivata un’archiviazione liberatoria, o almeno così avevano sperato lasciando sognare i loro clienti.

«E invece ha archiviato un par di p…», s’infuria un’avvocata del team, chiedendo a un collega di studio di continuare a cavalcare la linea dell’assoluto silenzio per non svelare oltre quel che c’è nelle carte, con le chat e le immagini in pdf. Ma le carte ormai sono state svelate: La Verità ne ha pubblicato estratti scabrosi, tratti dalle pagine con cui il procuratore ha notificato agli indagati e alle vittime la chiusura delle indagini, preparandosi a chiedere il rinvio a giudizio al gup.

I difensori di Grillo e dei suoi tre amici Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria hanno chiesto e ottenuto altri venti giorni proprio per studiarle bene. È evidente che la procura non condivide neanche una sillaba della tesi secondo cui la notte folle in Costa Smeralda sarebbe stata una notte di sesso volontario tra sei coetanei, magari alticci e sopra le righe ma tutto qui. Secondo i magistrati inquirenti, il 17 luglio 2019 in uno dei villini affacciati su buca 9 del Pevero Golf, entrambi di proprietà del fondatore del M5S, «mediante violenza, costringevano e comunque inducevano la ragazza, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica dovuta all’assunzione di alcol, a subire e compiere atti di natura sessuale». È un’aggravante, sul piano processuale.



Tutto sarebbe cominciato con un tentativo da parte di Francesco Corsiglia di completare la serata — iniziata tra i tavoli glamour del Billionaire — con un assalto sessuale a una delle due ragazze, convinta a seguirlo in camera con la scusa di prendere le coperte. L’assalto fallisce, ma lui la bracca in un’altra stanza senza porte dove la violenta mentre gli amici «entravano e uscivano ridendo tra loro e ostruendole il passaggio quando, divincolatasi, la ragazza tentava di allontanarsi». Per lei, l’incubo non era affatto finito lì: a mattina fatta gli altri tre ragazzi «la forzavano a bere vodka, afferrandola per i capelli la costringevano e comunque la inducevano a compiere e subire ripetuti atti sessuali con ciascuno di loro».

E non contenti, non ancora soddisfatti, se la sono presa anche con l’amica, precipitata in un sonno conciliato dall’alcol: «In particolare Grillo, alla presenza di Capitta che scattava fotografie per immortalarlo e di Lauria», la oltraggiava in modo estremamente volgare e degradante.