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Stupro, fermato "Bomba". Ecco chi è il "grande Re" della movida milanese

Fine corsa per "il Bomba", soprannome di Gino Messina, noto PR degli ambienti dell'elite di Corso Como a Milano, che è stato arrestato giovedì pomeriggio con l'accusa di stupro dopo due anni di latitanza tra la Costa Azzurra e la Liguria. Ci è voluto tempo per fermarlo e ci sono voluti molti mezzi per individuarlo, un lavoro lungo e certosino da parte degli inquirenti, che hanno lavorato su quelle che sono le debolezze di qualunque latitante: soldi e affetti.

Gino Messina ora ha 55 anni e ha trascorso gran parte della sua vita a organizzare la vita notturna di Corso Como, una delle strade più vivaci della movida di Milano. Lo conoscono tutti in zona Moscova, in passato è stato l'artefice di alcuni dei party più famosi di quell'ambiente e vanta molte conoscenze con personaggi noti, come Lele Mora. Difficile passare inosservato per lui, che è sempre stato amante degli outfit stravaganti e delle camicie colorate, per lui che anni fa ha deciso di tatuarsi completamente il cranio. Una scelta quest'ultima, che negli ultimi anni gli ha causato non pochi problemi, dovendo vivere nascosto senza farsi riconoscere.

La sua latitanza è iniziata nell'aprile 2018, quando è stato accusato di violenza sessuale su una turista russa. I fatti sarebbero avvenuti nel garage di un condominio di Alassio e gli esami medici condotti successivamente hanno conclamato l'abuso sulla ragazza. Tuttavia, Gino Messina ha sempre respinto l'accusa di stupro, affermando che il rapporto con la turista fosse consenziente. "Lei mi chiamò dicendomi che voleva vedermi. Ci accordiamo che a fine lavoro ci saremmo messaggiati e sarei passato a prenderla… Ero con una macchina scomoda, un prototipo americano che dà molto nell’occhio… Allora ho deciso di andare nel garage di casa a cambiare vettura... Appena entrati in garage mi è saltata addosso, ha cominciato a baciarmi... io a quel punto l’ho appoggiata alla mia Smart e abbiamo consumato il rapporto", disse l'uomo in sede processuale, come si legge sul Corriere della sera. Il giudice non ha creduto alla sua versione e così "il Bomba" ha deciso di darsi alla macchia.

Negli ultimi tempi aveva trovato rifugio in Costa Azzurra, dove lavorare come custode di una villa. Si trattava solo di un'occupazione di copertura, perché pare non abbia mai abbandonato la sua vecchia vita, fatta di pubbliche relazioni, organizzazione di eventi, feste private, incontri fra imprenditori, manager, modelle. Tutto questo gli era possibile grazie all'utilizzo di documenti falsi di ottima fattura, che costano molto e vengono realizzati all'interno dei circuiti della malavita. Tornava spesso in Italia, dove aveva i suoi affetti nella Riviera di Ponente in Liguria, anche se da qualche tempo aveva iniziato a spingersi fino a Milano, dove aveva ripreso i suoi contatti e dove, pare, ricevesse foraggiamenti.

Gli uomini della Guardia di Finanza l'hanno fermato a Ivrea, dove non ha opposto resistenza. Da ormai due anni viveva costantemente con il cappellino in testa per cercare di coprire quei tatuaggi che lo rendevano così riconoscibile agli occhi delle forze dell'ordine. Per lui si sono spalancate le porte del carcere, dove dovrà scontare la pena prevista dalla sua condanna, 5 anni per stupro.

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