Italy

Su Alzano e Nembro scontro Conte-Fontana. Il premer:  la regione poteva fare la zona rossa| Quei sei giorni di rinvii

Sulla mancata istituzione della zona rossa di Nembro e Alzano «noi riteniamo di aver preso una decisione in scienza e coscienza, ce ne assumiamo tutta la responsabilità»: lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm, rispondendo a una domanda di una reporter di TPI. «Ci sarà tutto il tempo per giudicare e chiamarci a responsabilità e io per primo non mi sottrarrò, adesso è il momento della massima concentrazione e degli sforzi per uscire dall’emergenza tutti insieme» (Qui la nostra inchiesta sull’ecatombe da coronavirus nella Bergamasca).

Il botta e risposta con Fontana

In giornata, Conte aveva diffuso una nota sulle decisioni prese a inizio marzo, nota in cui si legge: «Se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto fare di Alzano e Nembro zona rossa». «Io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione», gli aveva replicato a stretto giro il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, aggiungendo che «ammesso che ci sia una colpa, la colpa eventualmente è di entrambi». In conferenza stampa, questa sera, il presidente del Consiglio è tornato sullo stesso concetto, spiegando di non voler fare «polemica»: «Non abbiamo mai impedito di predisporre misure più restrittive. La precisazione (sul fatto che la Lombardia poteva istituire una zona rossa, ndr) l’ho fatta non per polemica, né per mettere in difficoltà qualcuno. Mi assumo tutta le responsabilità e non vado a ricercare la responsabilità di altri. Serve collaborazione di tutti».

La ricostruzione di Conte

Conte, durante la conferenza stampa, ha voluto ripercorrere le tappe fondamentali di una vicenda — quella della mancata istituzione di una “zona rossa” nella bergamasca — che da giorni è al centro di un botta e risposta polemico tra regione Lombardia e governo. E che solleva domande pesanti. Come hanno scritto Marco Imarisio, Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini nell’inchiesta del Corriere sull’epidemia nella bergamasca: «Perché non è mai stata istituita una zona rossa nella provincia di Bergamo? (...) Secondo i dati di Confindustria Bergamo, una eventuale zona rossa avrebbe riguardato 376 aziende (...). Ma l’ultima parola spetta sempre alla politica. Al governo regionale, a quello nazionale. Avevano entrambi la possibilità di intervenire. Ma per sei giorni, dal 3 al nove marzo, nessuno si è assunto l’onere di farlo». Conte, in conferenza stampa, ha parlato proprio di quei sei fatidici giorni. «Dopo la prima indicazione del comitato tecnico scientifico il giorno 3 marzo», ha ricostruito il presidente del Consiglio, «il 5 ho chiesto io stesso di articolare meglio le ragioni a supporto di questa richiesta di una specifica cintura sanitaria, visto che ci stavamo già orientando verso una misura ancora più rigorosa, cioè di una cintura per l’intera Lombardia. Il giorno 6 ho discusso per ore con i componenti del comitato tecnico scientifico e alla fine siamo arrivati alla conclusione che si imponeva una zona rossa per l’intera Lombardia. E il giorno 7 ho firmato».

La nota della regione Lombardia

Anche la Regione Lombardia ha ricostruito la vicenda in una sua nota. «Nello stesso giorno in cui si registra il primo contagio in Lombardia», si legge nel documento, «il presidente della Regione con il Ministro della Salute ha assunto la prima ordinanza con l’obiettivo di sospendere le attività scolastiche, le manifestazioni pubbliche e le attività lavorative e commerciali. Il 23 di febbraio viene istituita dal Presidente del Consiglio dei Ministri la zona rossa di Codogno. Nello stesso giorno viene istituita la zona gialla, che prevedeva minori restrizioni (...). Il 1 marzo è stato concordato il primo Dpcm con misure restrittive su tutta la regione con particolare severità per le province di Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza. A fronte della mappatura della diffusione del contagio, Regione Lombardia il 3 marzo ha reiterato, fra le altre, la richiesta di istituire una zona rossa per Nembro e Alzano (...). L’8 marzo — conclude la nota — il Governo ha deciso con proprio Dpcm, quello che ha generato il drammatico esodo notturno dalla Lombardia, di istituire la zona rossa in tutta la regione, superando ogni decisione relativa a Nembro e Alzano e cancellando quella di Codogno».

Conte: «Alzano-Nembro e Codogno sono in una prospettiva temporale diversa»

Quanto alla differenza tra i casi di Codogno e Vo’ — che sono stati blindati in un rigoroso lockdown già ilo 23 febbraio — il presidente del Consiglio in conferenza stampa ha puntualizzato: «(A Bergamo, ndr) siamo in una prospettiva temporale diversa: questa è la differenza. Quei due Comuni li abbiamo cinturati perché erano i due focolai individuati all’inizio, ma dopo abbiamo ritenuto che la zona rossa si imponeva per l’intera regione». A oggi, Alzano Lombardo ha 177 contagi, Nembro 207. In tutta la provincia di Bergamo i morti sono 2.378.

Football news:

C'è una reale possibilità che 50-60 Club falliscano. Il proprietario di Huddersfield sulle conseguenze della pandemia
Valverde sulla partita Con Man City: vogliamo giocare in modo da andare avanti. Il Real farebbe qualsiasi cosa per questo
Grande selezione dalla Roma: Kafu si apre in area di rigore e aspetta un passaggio, ma invece Totti e Baptistuta segnano capolavori
Zabitzer ha avuto il coronavirus ad aprile
Negli anni ' 90, il club russo ha giocato nel campionato di Finlandia: i calciatori hanno portato sigarette, il presidente è andato in campo. E ' finita a causa del default
Flick su Holand: trascorre la prima stagione, quindi è troppo presto per essere paragonato a Lewandowski
Felix ha allungato il legamento del ginocchio durante l'allenamento. Questo è il suo terzo infortunio in una stagione All'Atlético