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Sudafrica, misteri e intrighi a corte: la regina degli Zulu è stata avvelenata?

Nata bene, sposata ancora meglio, sorella del re dello Swaziland e vedova da poco del popolarissimo sovrano degli Zulu, da poco più di un meseShiyiwe Mantfombi Dlamini era regina della nazione più popolosa del Sudafrica: è morta il 29 aprile a 65 anni per non meglio chiariti «malesseri», e le liti continue sul testamento da parte del resto della famiglia reale — altre cinque mogli, ventotto figli di cui solo otto suoi — fanno sorgere un’ombra: è stata avvelenata?

Tutto è cominciato il 24 marzo. Il marito 72enne Goodwill Zwelithini era morto in ospedale per complicanze di un diabete mai curato: il suo cinquantennio sul trono, il regno più lungo mai avuto dagli Zulu, finiva con il tradizionale massimo onore funebre dell’ukutshalwa, cioè «semina», o «inginocchiamento». Il re, cioè, non è sepolto, ma «seminato»; non muore, così la tradizione, ma «si inginocchia» di fronte al suo successore.

Di certo, a inginocchiarsi di fronte a Mantfombi, sua reggente designata dal testamento, sono stati in pochi. Poco dopo l’ukutshalwa c’è stata la lettura delle ultime volontà del re, di fronte alla sola famiglia reale: cioè duecento tra figli, cognati, nuore e generi, e una dozzina di avvocati. Re Goodwill chiedeva di osservare tre mesi di lutto, nei quali la reggente sarebbe stata Mantfombi; indizio che faceva pensare che sul trono Zulu sarebbe probabilmente salito il favorito per la successione, il suo primogenito Misuzulu, 47 anni.

Il trono Zulu non è una vera e propria monarchia: non ha potere politico sulla provincia di KwaZulu Natal — creata nel 1994 dalla fusione dell’ex colonia boera Natal con il bantustan di Zulu e ora la seconda regione più popolosa del Sudafrica — ma ha una forte autorità morale sugli 11 milioni di Zulu che vi abitano, oltre a gestire molti sussidi statali e il vasto fondo di Ingoyama, milioni di ettari di terra.

A corte, poi, la bellissima Mantfombi ha sempre avuto detrattori. A cominciare dalla prima moglie di re Goodwill, Sibongile, che nel 1977 si vide scalzare dal ruolo di «Great Wife», prima moglie dell’harem, dalla più giovane Mantfombi. Sorella del re Swati di eSwatini (nome Zulu dello Swaziland), aveva accettato di sposare Goodwill solo a patto di non essere seconda a nessun’altra moglie. Ebbe questo privilegio, perché nobile. E quando diede in sposa la sua prima figlia Bukhosibemvelo a un uomo d’affari ottenne un «pagamento» senza precedenti: 120 mucche, in cambio della più bella tra le sue figlie, a riprova del talento di famiglia nello sposarsi bene. Tanta era la sua influenza che dopo di lei re Goodwill interruppe un’altra tradizione, quella di prendere una moglie all’anno per rinsaldare i legami con le altre tribù; negli anni la «cerimonia della spiga» in cui le giovani gli venivano offerte (recando una spiga che si sarebbe spezzata se non erano più vergini, svergognandole) è stata mantenuta, ma non è più sfociata in nuove nozze né in cerimonie sessuali, allo scopo di scoraggiare la promiscuità dei sudditi e fermare la terribile epidemia di Aids. Una vittoria di Mantfombi.

A cui però ora, 44 anni dopo il matrimonio e con re Goodwill morto, nessuno in famiglia fa sconti. I fratelli del re, ha reso noto il primo ministro, hanno «tenuto numerosi conciliaboli vietati» per organizzare la successione. E Sibongile, l’ex prima moglie scalzata da Mantfombi, ha chiesto già all’indomani della lettura del testamento una perizia calligrafica per invalidarlo, sostenendo che le disposizioni di mettere sul trono la «Great Wife» Mantfombi fossero state falsificate. E con un esposto all’Alta corte di Pietermaritzburg (capitale del KwaZulu Natal) ha chiesto di fermare l’incoronazione della reggente: la prima udienza sarà il 7 maggio, ma la reggente, cioè Mantfombi, non c’è già più.

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