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Suicidio Catricalà, la moglie: «Era in ansia per la salute»

La scomparsa di Antonio Catricalà, un lungo curriculum da «civil servant», che ieri mattina si è tolto la vita in casa propria, ha colto di sorpresa il mondo delle istituzioni di cui faceva parte, e non solo. La moglie ha riferito alla polizia che da qualche settimana era preoccupato per via di un problema cardiaco per il quale era sotto osservazione medica. Uno stato d’ansia che potrebbe essere alla base del gesto del marito. L’avvocato e magistrato, 69 anni, è stato trovato senza vita poco dopo le nove di ieri mattina, proprio dalla moglie, sul terrazzo di casa, al primo piano di un palazzo di via Antonio Bertoloni, ai Parioli: Diana Agosti ha raccontato di aver udito un colpo e di essere uscita. Per Catricalà non c’era più nulla da fare, nonostante l’intervento di un medico del 118.

L’inchiesta: un fascicolo contro ignoti, «un atto dovuto»

Sul posto gli agenti della Squadra mobile diretti da Luigi Silipo che hanno recuperato, con la Scientifica, la pistola, un revolver Smith&Wesson calibro 38, regolarmente detenuta. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, un «atto dovuto» in attesa dei risultati dell’autopsia, che consente anche di indagare a tutto campo. La polizia, con la quale ieri hanno collaborato anche i Vigili del fuoco durante il sopralluogo nel palazzo, avrebbe acquisito alcuni documenti nello studio dell’avvocato per capire le ragioni del tragico gesto, visto che non avrebbe lasciato messaggi o biglietti d’addio. Sei anni fa, sempre a febbraio, la polizia sventò un furto nella sua abitazione, da dove fuggirono tre uomini incappucciati.

Chi era Antonio Catricalà

Catricalà era nato 69 anni fa a Catanzaro. Allievo di Pietro Rescigno, a ventidue anni si era laureato con lode in giurisprudenza a Roma ed era stato nominato assegnista universitario all’Università La Sapienza, facoltà di Giurisprudenza. Per due anni aveva studiato economia, sociologia, storia e scienza dell’amministrazione con Federico Caffè. Abilitatosi alla professione forense, a ventiquattro anni inizia la carriera in magistratura che lo porterà a superare i concorsi pubblici per procuratore dello Stato, avvocato dello Stato (a 27 anni) e infine consigliere di Stato. Un ragazzo cresciuto in fretta, che del fanciullo ha sempre conservato una passione per i soldatini, di cui aveva raccolto oltre 350 pezzi.

Gli incarichi pubblici

La svolta pubblica della sua carriera arriva nel 2005 quando viene nominato dal governo Berlusconi presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, incarico che ricoprirà fino al novembre 2011, quando diventa sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri del governo Monti, che lo vuole accanto nell’intraprendere una breve stagione di liberalizzazioni. Al governo resterà anche col premier Enrico Letta che gli conferirà, nel maggio 2013, il ruolo di viceministro allo Sviluppo Economico.

Un anno dopo viene candidato dal centrodestra alla carica di giudice della Corte costituzionale. Ma nella gara qualcosa s’inceppa: mezza Forza Italia alla prima votazione non vota per lui e Catricalà sarà costretto a ritirare la propria candidatura. Forse questo è il punto di rottura più doloroso per questo uomo di Stato, che infatti, pochi mesi dopo, dà le dimissioni da presidente di Sezione del Consiglio di Stato per riprendere la carriera di avvocato, fondando la sua Law Academy. Nel 2017 diventa presidente di Adr Aeroporti di Roma e, pochi giorni fa, era stato nominato alla guida dell’Istituto Grandi Infrastrutture. «Per il domani, continuo a immaginarmi dietro alla scrivania a studiare strategie, possibilmente vincenti, per i miei clienti» aveva detto in una delle più recenti interviste. Lascia la moglie e due figlie.

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