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Superlega, cosa succede dopo lo stop della Uefa

Un passo indietro tattico che suona come sconfitta. Se non nella guerra totale scatenata dal progetto Superlega, annunciato lo scorso aprile e abortito nel corso di 48 ore, almeno nella battaglia campale delle possibili sanzioni immediate ai club ribelli. La UEFA ha preso atto dell'impossibilità di agire contro Juventus, Barcellona e Real Madrid senza rischiare un cortocircuito di poteri con il Tribunale di Madrid che aveva imposto la cancellazione del procedimento disciplinare aperto e successivamente congelato. Da qui la decisione di dichiararlo "nullo e vuoto", addirittura "come se non fosse mai stato aperto". Una scelta che avrà come conseguenza anche lo stop alle sanzioni (o ravvedimento operoso) che avevano colpito le 9 società rientrate nel seno della UEFA dopo essersi impegnate a versare 15 milioni di euro e a rispettare una serie di norme capestro.

Tutto cancellato con un comunicato che rappresenta oggi una sconfitta politica per il numero uno di Nyon, Aleksandr Ceferin. Si era battuto per far morire in culla il progetto Superlega, annunciato con un blitz lo scorso 19 aprile, e poi per fare terra bruciata intorno ai promotori dello stesso: Andrea Agnelli, con cui la rottura è anche sul piano personale e il tono degli attacchi durissimo, Florentino Perez e Joan Laporta, nuovo presidente di un Barcellona che non ha abiurato ma che è sempre rimasto mezzo passo indietro rispetto all'attivismo delle altre due 'ribelli'.

Il primo risultato è stato conseguito, anche grazie all'asse con il Governo britannico e a quello interno con la nuova ECA (associazione dei club europei) ora in mano al numero uno del PSG, Al-Khelaifi. Il resto no. Almeno non per il momento. Il passo indietro della cancellazione del procedimento disciplinare viene inteso dalla UEFA come una mossa tattica di protezione per evitare guai con il Tribunale di Madrid, pronto a incriminare Ceferin in caso di mancata applicazione delle prescrizioni sull'obbligo di ritiro delle sanzioni erogate o minacciate. Nyon lo ha spiegato come conferma della buonafede nel seguire tutte le indicazioni, ma ha anche alzato il tiro chiedendo la ricusazione del giudice di Madrid ("significative irregolarità"), auspicandone un immediato abbandono del dossier e avanzando un ricorso alla Corte Provinciale di Madrid, pur precisando di continuare a non riconoscere la giurisdizione madrilena sulla materia.

La vera partita, però, si giocherà davanti alla Corte di Giustizia europea chiamata a giudicare se il ruolo della UEFA rispetta le normative di concorrenza. Tempi lunghi e schieramenti opposti, con la UEFA che spera di poter contare sull'appoggio dei governi così come nelle fasi turbolente della nascita e morte della Superlega. Si tratta di una sfida finale perché se l'attuale sistema sarà considerato conforme, allora ogni progetto in uscita difficilmente troverà modo di svilupparsi anche in futuro. Ma se gli avvocati della Superlega avranno ragione, tutto sarà destinato a cambiare dalle fondamenta e il calcio europeo andrà veloce verso un modello simile a quello dello sport professionistico europeo.

In mezzo c'è lo spazio per la discussione. Un tavolo che in questi mesi non si è aperto malgrado i tentativi. Agnelli, anche nella lettera mandata agli azionisti della Juventus in accompagnamento al bilancio 2021 (quello del maxi passivo da 210 milioni di euro) ha messo nero su bianco che "il dialogo politico dovrà riprendere" senza, però, arretrare di un centimetro rispetto alla valutazione che le carte vadano mescolate e ridate perché "la programmazione sana e credibile di una Società non può basarsi su obsolete impalcature di sistema, pena il ridimensionamento collettivo del comparto". Come a dire che la forma della Superlega può essere corretta, mentre sulla necessità di procedere in quella direzione è impossibile fare un passo indietro.

La sostanza della cancellazione dei procedimenti disciplinari contro Juventus, Barcellona e Real Madrid è che, se a Nyon pensavano di poter chiudere il match in fretta per k.o. tecnico (esclusione dalla Champions League con susseguenti danni da centinaia di milioni come deterrente) il progetto è fallito. Indebolendo anche la figura del presidente Ceferin, schieratissimo tra i falchi e da qui in poi obbligato a maggior ragione a pendere in considerazione la posizione delle colombe.

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