Italy

Superlega, Perez & Agnelli alla guida Le strategie di una guerra per soldi

L’ideologo della Superlega è Andrea Agnelli, il capitano della Juve in questo fronte italiano di ribelli. Sul suo carro sono saliti Inter e Milan, Marotta e Gazidis. Ma il pilota in questo Gran premio della follia calcistica è Andrea Agnelli che studia questo progetto da anni. Nell’ultima stagione ha lavorato in tanti campi, forse in troppi. Con la Juve ha cercato scudetto e Champions, li ha persi entrambi. Nella Lega serie A si è schierato subito a favore dei fondi, della Media Company, il progetto innovativo del presidente Paolo Dal Pino, per poi sfilarsi, nonostante facesse parte della Commissione che studiava e portava avanti la trattativa con i nuovi finanziatori, e scaricare lo stesso numero 1 della serie A. Una partita a tutto campo per sé e pochi altri, per i ricchi, ai danni del campionato.

È così che nasce la Superlega europea. Nel comunicato di ieri sera, pronto da ore, preparato nei minimi particolari, la Juventus fa sapere di aver aderito al progetto della Superlega. Il bello è che si precisa che «i club fondatori continueranno a partecipare alle rispettive competizioni nazionali e, fino all’avvio effettivo della Superlega, la Juventus ritiene di partecipare alle competizioni europee alle quali ha titolo di accedere». Ingordigia? Una cosa è certa: Andrea Agnelli punta a tutto, oltre a far saltare il tavolo del calcio internazionale. Vuole partecipare alla Champions, ma fonda un campionato europeo per nababbi. Si disinteressa dell’annunciata presa di posizione della Uefa che intende squalificare, sospendere, forse radiare, le società che hanno fondato la nuova competizione. Così fa spallucce all’opposizione della Federcalcio che giustamente difende, vuole tutelare il campionato nazionale. Nel mirino di Agnelli, sostenuto da Lotito e De Laurentiis, oltre a Dal Pino, c’è anche il presidente federale Gravina, tanto per cambiare. Quanto a battaglie non si risparmia. Tattiche le sue dimissioni da presidente dell’Eca e dall’esecutivo Uefa. Per ora l’Uefa ha annunciato cause miliardarie.

Suo grande alleato è Florentino Perez, grande capo del Real Madrid. Anche lui vuole terremotare il calcio europeo, è il presidente della Superlega. In pratica si è autonominato. È abituato a vincere soprattutto contro la Juve. Tanto è vero che il Real è in semifinale di Champions contro il Chelsea, sempre che l’Uefa adesso gliela faccia giocare questa semifinale. Vince anche nella vita, ha appena messo nel mirino Autostrade per l’Italia dicendosi convinto che valga 10 miliardi, più dell’offerta concorrente per il gestore formulata dallo Stato italiano (e i fondi esteri) per interposta Cassa depositi e prestiti, che vuol dire ministero del Tesoro. E si è dimostrato abilissimo nel dribblare i cronisti — soprattutto se si pensa che, a quanto risulta, sul concessionario non ha fatto alcunché, neanche un’accurata due diligence —. Per tornare al calcio Perez ha già promesso l’arrivo tra i Galacticos di Haaland e Mbappé, due fuoriclasse assoluti, e il restyling in pompa magna del santuario del calcio, il mitico Bernabeu. Come farà? Perez sostiene con il denaro che il Real Madrid promette di incassare dalla vendita dei diritti tv della Superlega ai quattro angoli del mondo. Fa niente se l’altra parte del mondo del calcio si impoverisce: qui conta stare bene e mangiare in pochi.

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