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“Sviene per gelosia del fratello”, Miriam muore a 5 anni. Il papà: “Nostra battaglia non si ferma”

Miriam Laezza e la mamma, Antonella Palladino
in foto: Miriam Laezza e la mamma, Antonella Palladino

Dai corridoi di tribunali e studi medici, con l'impressione di essere finiti in un vicolo cieco, al clamore mediatico e alla speranza che i riflettori puntati possano servire a capire, dopo un anno, per quale motivo è morta la piccola Miriam Laezza, la bimba di 5 anni di Crispano, in provincia di Napoli, che l'ottobre scorso ha chiuso gli occhi mentre faceva lezione di danza in una scuola di Cardito per non aprirli mai più. Da allora i genitori, Giovanni Laezza e Antonella Palladino, non hanno mai smesso di lottare per conoscere cosa fosse successo alla loro bambina. Il sospetto è che soffrisse di una malattia non diagnosticata e che, se i medici se ne fossero accorti, ora Miriam potrebbe essere ancora viva.

La storia era stata raccontata lo scorso 17 settembre da Fanpage.it. Giovanni aveva ricordato che la bimba si era sentita male altre tre volte, nei mesi precedenti quell'ottobre, ma tutte le volte era stata dimessa dall'ospedale. I medici avevano parlato di epilessia, per poi propendere per una "sincope vasovagale", che può portare a svenimenti in caso di forti emozioni: in questo caso a causarle sarebbe stata la gelosia per la nascita del fratellino. Lo aveva raccontato anche la mamma, con un video diffuso sul proprio profilo Facebook. I genitori dopo il decesso hanno sporto denuncia, c'è un processo in corso.

"Ma Miriam non era gelosa – spiega il papà a Fanpage.it – forse lo era stata all'inizio, ma le avevamo parlato e lei aveva capito, era molto legata a lui, si comportava come se per il fratellino fosse una seconda, piccola mamma". Ed è ancora Giovanni Laezza a spiegare che, dopo il clamore mediatico che si è scatenato intorno alla vicenda, la famiglia intravede finalmente una speranza di capire cosa è successo alla bambina. "Siamo stati contattati da moltissime persone – racconta – sia amici, sia gente aveva letto della nostra storia. Fino ad ora le avevamo provate tutte, rivolgendosi a medici e magistrati, ma da un anno non riuscivamo ad avere risposte, nessuno era stato in grado di spiegarci perché non abbiamo più la nostra bambina. Ora qualcosa si sta muovendo".

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