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Tamponi agli studenti: Figliuolo manda l’esercito per combattere la Dad

Il protocollo per la sicurezza nelle scule non basta. Il Commissario usa l'esercito con personale e laboratori per eseguire i tamponi sugli studenti.

Tamponi studenti esercito
Tamponi studenti esercito

Effettuare tamponi molecolari direttamente a casa degli studenti in sospetto covid-19. Questo il piano per arginare l’infezione fra i più giovani, e non ancora vaccinati. I tamponi per gli studenti saranno effettuati dall’esercito.

Tamponi agli studenti, serve l’esercito

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiesto al Generale Francesco Paolo Figliuolo di affrontare con una pianificazione prudente il controllo anti covid-19 nelle scuole. L’obiettivo di proteggere la salute dei giovani si sposa alla necessità di evitare il più possibile la didattica a distanza.

Nonostante le regole per il rientro in classe fissate fin da settembre nell’ottica di scongiurare una nuova ondata di contagio nei più giovani, i timori rimangono.

Dopo le incertezze delle ultime settimane il Commissario per l’emergenza pandemica, il Generale Figliuolo, ha stilato un piano di intervento mirato al tracciare il contagio, in modo tempestivo, fra classi di studenti e gruppi di giovani.

Il metodo scelto è quello di potenziare la filiera dei test, da farsi anche a domicilio. Per ottenere questo risultato è necessario chiedere l’aiuto delle forze militari.

Figliuolo incarica l’esercito per i tamponi anti-dad agli studenti

Il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini metterà a disposizione le forze militari per potenziare il sistema di tracciamento. Il sitema di tracciamento rimane ancora sottosviluppato, nelle regioni e provincie autonome, rispetto alle esigenze di tracciamento indispensabili per combattere la pandemia.

Saranno messi a disposizione assetti militari coordinati dal COVI, ovvero dal Comando Operativo di Vertice Interforze. In particolare è stato predisposto l’uso degli undici laboratori di biologia molecolare della Difesa che sono già dislocati in otto regioni.

Questi centri avranno l’incarico di trattare i campioni raccolti dai team militari, inviati porta a porta.

L’esercito prevede anche la possibilità in caso di cluster di entità ingente, l’allestimento rapido dei due laboratori da campo predisposti dai militari. Tutto perché è necessaria una tempestività nel riconoscimento dei sintomi e di testing per evitare che il contagio progredisca soprattutto nelle fasce giovani, meno vaccinate e a contatto poi con le famiglie.

Arginare la diffusione del virus tra i più giovani è strategicamente indispensabile per evitare la situazione dello scorso inverno. Evitare gli ospedali quasi al collasso. La scarsità di posti letto. La didattica a distanza. Oltre che pesare sul presidio ospedaliero distraendo da tutte le altre patologie che in caso di alto contagio da covid vengono obbligatoriamente messe in secondo piano, a scapito di molti italiani che aspettano la loro terapia o interventi programmati che vengono ritardati.

Esercito mobilitato per tamponi a studenti

Sebbene le Regioni siano dotate dei laboratori necessari, nelle ultime settimane è arrivato l’allarme dei governatori:

Ci devono dare persone, medici ed infermieri. I laboratori ci sono già e possono fare tantissimi esami. Sono utili invece professionisti che facciano i prelievi”

Afferma Alessio D’Amato, assessore alla Salute della Regione Lazio, dimostrando lo stress che colpisce gli amministratori in queste fasi di incertezza.

Infatti il protocollo istituito per le scuole prevede l’esecuzione di tamponi immediati e ripetuti dopo cinque giorni, sia per il soggetto ritenuto positivo che per i compagni di classe, amici e insegnanti entrati in contatto.

Qui vi abbiamo descritto il protocollo ideato per la scuola dal Commissario.

Questa mole di lavoro, suddivisa in step che devono essere ravvicinati nel tempo, e dare risposte chiare per determinare le azioni degli istituti scolastici, è estremamente onerosa per le regioni che chiedono aiuto per poter applicare il protocollo ammettendo in molti casi di avervi rinunciato, proprio per la scarsità di personale sanitario adibito e l’impossibilità quindi di svolgere gli esami nei tempi prescritti.

La situazione non è ancora critica e si spera nell’attenzione alla prevenzione e sanificazione da parte dei cittadini come miglior metodo per tenere sotto controllo la nuova ondata di contagio.

Sono stati infatti segnalati in procura, con una procedura che parte in automatico, senza necessità di denuncia da parte dell’istituto scolastico o delle altre famiglie, i genitori che hanno colpevolmente portato i figli a scuola nonostante l’obbligo di quarantenare.

Per ora sono in dad, ovvero in didattica a distanza, solo il 2,6 percento delle classi di elementari e medie e l’1,4 per cento delle superiori. Questi dati non così allarmanti ci fanno sperare nella capacità di intervento del Commissario e del Governo.