Italy

Teatro, un anno dalle chiusure, ripartenza incerta

 Un anno fa il Covid chiudeva tutti i teatri in Italia, riscrivendo il futuro dello spettacolo dal vivo. Anniversario amaro, che qualche sala ha scelto di ricordare. A Roma, il Quirino alzerà le saracinesche dalle 18 alle 20, con piccole visite e, all'esterno, nel quadrilatero Sciarra, uno spettacolo di voci di grandi che hanno calcato il suo palcoscenico, da Gassman a De Filippo, Carmelo Bene e Gigi Proietti. Brancaccio e Sala Umberto invitano invece il pubblico a lasciare un post it nel foyer, mentre il Teatro del cerchio di Parma, il 6, lancia la Maratona teatrale on line R.esisto.
    Ma oggi soprattutto il Teatro italiano si ritrova, per la seconda volta, alla vigilia della riapertura. Come annunciato dal ministro della cultura Dario Franceschini, il 27 marzo le sale in zona gialla potranno tornare ad accogliere spettatori, con orari ridotti, distanziamento e sanificazioni. La notizia, però, lascia molti con l'amaro in bocca. E un'Italia divisa a macchia di leopardo.
    I più "pronti", sulla carta, sono i Teatri nazionali. "Se il Dcpm sarà confermato - dicono all'ANSA dallo Stabile di Catania - riapriamo il Verga il 6 aprile con Le baccanti per la regia di Laura Sicignano". Programma steso anche per La pergola di Firenze. Non se ne parla invece a Napoli e a Torino, dove i numeri dei contagi preoccupano. Al Teatro di Roma, che pure è in zona gialla, non si è ancora deciso.
    Ancora maggiore è il dilemma per i privati, che in Italia sono circa il 70% delle sale. "E' una follia. Come si può pensare di riaprire a queste regole e senza un sostegno?", esordisce Geppy Gleijeses, che pure con al Quirino in estate aveva coraggiosamente annunciato un intero cartellone. “Lo riproporremo per la prossima stagione – dice – Si può sanificare tutto, ma come può una sala da 900 posti sostenersi, pagare i dipendenti, le tournée, con tali limitazioni di spettatori, ammesso che ci sia chi vuole venire a tutti i costi? E poi dovremmo tirar giù il sipario a metà del primo atto per mandare tutti a casa prima del coprifuoco? Con l’evoluzione della curva, poi, oggi rischiamo di fare la fine degli impianti sciistici”. Stessa perplessità all’Elfo Puccini di Milano dove "al momento non c’è alcun elemento per ipotizzare una riapertura”. La Fondazione Ert, in uno slalom di zone rosse, punta a “un’azione simbolica con la compagnia permanente”. “E' sempre più chiaro che annunciare la riapertura è stato un gesto simbolico e come tale lo prendiamo”, concorda Massimo Romeo Piparo, direttore del Sistina di Roma e produttore di musical con la sua Peeparrow. “Speravamo almeno nell’estate – dice – ma le restrizioni dei posti sono insostenibili. I più colpiti dalla pandemia, poi, sono proprio nella fascia di età che rappresenta il 60% del pubblico teatrale. O lo Stato ci fa risparmiare sui costi o non ci sono le premesse”. Piuttosto, in veste di presidente dell’Associazione Teatri Italiani Privati, annuncia le Giornate nazionali dello spettacolo dal vivo, il 26 e 27 marzo, seguite in streaming da Ansa.it nell’ambito del progetto Ansa per la cultura. Una maratona di incontri, alla vigilia della Giornata mondiale del teatro, “per confrontarci, riflettere, costruire. Insomma, per far ripartire davvero il teatro”. Già al lavoro, invece, i privati più “piccoli”. “Noi apriamo con Roberto Herlitzka e la ripresa del suo De Rerum Natura da Lucrezio – racconta all’ANSA il direttore del Basilica di Roma, Antonio Calenda – Con lui abbiamo anche un progetto per i 700 anni della morte di Dante. I teatri piccoli – spiega - hanno costi inferiori, sono meno strutturati. La riduzione dei posti ci penalizza meno. Per noi anche solo 30 spettatori hanno senso. Abbiamo anche un giardino, che vorremmo sfruttare in estate”. Pronto anche l’Off Off Theatre, sempre a Roma, con “Allegro, non troppo” di Mariano Lamberti e, a seguire, “Sempre fiori, mai un fioraio” di Pino Strabioli. 

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