This article was added by the user Anna. TheWorldNews is not responsible for the content of the platform.

Tiziano Ferro: «Vent’anni di casini, ma vent’anni veramente belli»

Primavera non è +
«Era la canzone con cui avrei voluto aprire il disco. La amavo, volevo fosse un singolo. Lo proposi come seguito dopo Xdono, ma non vinsi la battaglia, nessuno mi diede ragione». 

Il confine
«Si chiamava Fortunato, è una delle prime canzoni che ho scritto. Mi piaceva quel titolo, ma poi non aveva senso. Su questa le case discografiche mi diedero grandi due di picche, ma non mi fermai lì. Prendevo un treno ogni settimana e andavo a Firenze, a scrivere, a sognare, senza che ci fosse dubbio che avrei fatto il cantante. Tutti quei rifiuti sono stati utili, i concorsi senza le telecamere sono stati utili. Perché vittorie e sconfitte sono tutte tue». 

Boom Boom
«È un’altra delle prime che ho scritto senza sapere che avrei fatto un disco. Non trovavo le parole. Ho collaborato per la prima volta con un autore che era anche il mio produttore. Alberto Salerno scrisse il testo e me lo inviò via fax, era bello, ma l’inciso non volevo cambiarlo. Avevo scritto in inglese e volevo lasciarlo così». 

L’olimpiade
«Vinse il premio del secondo singolo. Io non ero d’accordo. Perché è stata la primissima canzone che avevo registrato e prodotto con Michele Canova nel 2000, quando ancora stavamo provando a fare dei demo. Era tra le prime che avevamo proposto e ci avevano detto tutti no. Avevo paura che dicessero no anche le persone. Non arrivò al numero 1 infatti. Ma è diventata un classico lo stesso e non ho mai smesso di farla dal vivo. Nella scaletta che avevo creato e che ora dovrò modificare in base alle nuove che arriveranno prima degli stadi, c’era e ci sarà, in una versione molto soul che fa paura!».

Soul-dier
«Soldato dell’anima, è una canzone gospel che scrissi in inglese. Provai a trascriverla in italiano, ma non trovavo modo. Ho chiamato il coro gospel con cui cantavo, i Big Soul Mama. Ho registrato questa canzone a Latina con loro. Averli è stato importante, sono stati un supporto morale e una grande scuola di canto. Quando la cantavo dal vivo, non so perché, immaginavo di cantarla con Alanis Morrisette».

Il bimbo dentro
«È un tatuaggio su di me. Chiude questo disco. La scrissi in una giornata di pioggia molto intensa. Ero in macchina, stavo guidando, pioveva così tanto che anche con i tergicristalli non vedevo quello che stava succedendo fuori. Allora mi fermai e arrivò questa melodia, la scrissi in macchina. Non è mai facile cantarla per me. Rimane una delle mie preferite».

Il suo primo album, quello da cui è iniziato tutto. A vent’anni dalla pubblicazione di Rosso Relativo, Tiziano Ferro celebra l’anniversario con una diretta Instagram con i suoi fan raccontando le canzoni, traccia per traccia. Un’ora e dieci di parole e musica, ride felice, annuncia il prossimo album di inediti in cantiere «anche se non lo potrei dire», mostra il nuovo taglio di capelli, invita ai suoi concerti del 2023 e spiega perché li ha rimandati «Quando si è trattato di spostare il tour non me la sono sentita di obbligare le persone a trattenere i biglietti per anni. Non critico chi lo ha fatto, ma preferisco aver dato un rimborso a chi voleva indietro i soldi. Il tour ci sarà nel 2023. Sto scrivendo la scaletta, sarà un delirio». Racconta anche di aver avuto il Covid «È stato orrendo. Non sono finito in ospedale ma è durato più di un mese. Sto meglio ma mi manca ancora il senso dell’olfatto. Il gusto non è ancora tornato del tutto. La pizza non sa ancora di pizza». E soprattutto parla di Rosso Relativo – Anniversary edition (Carosello Records, distribuzione Universal Music): due cofanetti speciali, uno in vinile in uscita il 29 ottobre e l’altro in CD e in digitale il 5 novembre. All'interno la riedizione dell’album italiano e la sua versione spagnola Rojo Relativo ma anche le versioni internazionali dei brani di maggior successo dell’album, un singolare out-take della sua primissima incisione e alcuni remix. 

In pochi secondi ci sono 8000 persone collegate. Sono in tanti ad aspettarlo, dall’Italia, dall’America Latina, dalla Spagna, ma anche Francia e Germania. Tiziano parla al mondo in italiano, spagnolo, inglese. Alterna le tre lingue per coinvolgere tutti e racconta le sue canzoni. «Siamo qui per un motivo molto importante, sono vent’anni di carriera. Xdono è uscito a giugno ma oggi i vent’anni li compie Rosso Relativo. Siamo qui a fargli gli auguri. Non ci posso credere». 

Il cantautore di Latina ripercorre i suoi inizi, quando tentava la fortuna tramite il concorso di Accademia Sanremo, quando bussava alle porte dei discografici «ma mi dicevano tutti no», anche dopo l’incontro con Mara Maionchi e Alberto Salerno che avevano visto in lui qualcosa in cui credere. «Stavo già lavorando con Michele Canova dal 2000, le canzoni erano lì, ma non le voleva nessuno. Fu Fabrizio Giannini, che oggi è il mio manager, a firmare il mio primo singolo. Ma solo quello. Avrei fatto un album solo se avesse funzionato». Funzionò. Il 26 ottobre 2001 Rosso Relativo uscì nei negozi e fu un album d’esordio da record: pubblicato in 42 nazioni, oltre 2,5 milioni di copie vendute, restò in top10 per oltre 7 mesi, ottenendo 7 dischi di platino tra Italia, Messico, Spagna e Svizzera e 3 dischi d’oro tra Belgio, Francia e Turchia.

«Da una parte mi vedo ancora un esordiente, dall’altra mi sembra ieri. Sono canzoni fatte quando avevo quindici, sedici, diciotto, vent’anni, le ho pubblicate senza sapere che sarebbero diventate le canzoni del mio primo disco». Tiziano Ferro le racconta traccia per traccia e festeggia, canta, accende una candelina e si commuove, rimandando al prossimo abbraccio, certo che ci sarà. «Grazie», dice «Sono vent’anni e un sacco di casini. Ma vent’anni veramente belli». 

Le cose che non dici
«Volevo che la prima traccia fosse un’altra, ma il primo pezzo fu questo. Voglio molto bene a questa canzone. Allora il suo linguaggio risultava eccessivo. Parlo di compensazione col cibo, con l’alcol, parlo di sesso promiscuo, per riempire i vuoti. La mia mente veniva rapita da queste ossessioni».

Rosso relativo
«È una canzone che uscì come un proiettile. Alberto e Mara mi regalarono un multitraccia con un minidisc, facevo i miei provini e con un giro di basso uscì la prima strofa. Usai il nome “Paola” perché era, ed è, mia cugina e la mia migliore amica, con la quale andavo in giro. Facevamo casino. Ricordo che non trovavo l’inciso. Ero a Latina, stavo guidando con la mia macchina. Città deserta, il semaforo era rosso, le dico “Paola io passo, è rosso ma… è un rosso relativo”. Cercando l’inciso, mi tornò in mente quello che avevo detto e provai. Ma cosa voleva dire “rosso relativo” in questa canzone? Ho creato un brano che parla del trend delle chat delle donne e degli uomini che andavano in rete a cercare amore. Questa canzone mi ha portato in giro per il mondo, mi ha aperto le porte che mi hanno cambiato la vita. Ho iniziato a cantare in spagnolo, quando ancora non lo parlavo. Avevo un maestro che mi insegnava la pronuncia, ma decisi subito di volerlo imparare».

Xdono
«La traccia che mi perseguiterà per tutta la vita, in tutto il mondo. La canzone con la X, che ha cambiato davvero la mia vita. Ha segnato un prima e un dopo. L’ho scritta in dieci minuti su una panchina della mia città. Sono passato da un senso di frustrazione molto grande a svegliarmi alla mattina e guardare camera mia dicendo “faccio il cantante”, almeno per oggi. Non sapevo se quella sarebbe rimasta l’unica esperienza. Questa è la canzone che mi ha fatto viaggiare in tutta Europa. Non mi stanco mai di cantarla».

Imbranato
«La prima canzone lenta che ho fatto uscire. È stato il mio terzo singolo ma anche la mia prima volta in una canzone lenta. Oggi sorrido perché invece le persone mi legano al repertorio più passionale. Ha cambiato la percezione che io avevo del mio mestiere e le persone di me. Mostravo un lato diverso. In Brasile, legata a una produzione televisiva, è forse la canzone per cui mi conoscono di più». 

Di più
«Ha una storia particolare. Dopo Xdono che era stato un grande successo non sapevamo quale brano usare come secondo singolo. Questo avrebbe potuto, ma non è mai diventato singolo. L’ho cantato il più possibile dal vivo».

Mai nata
«È importante, l’ho scritta una notte, senza sapere che avrei fatto un disco. È questo il bello del primo disco, scrivi canzoni senza sapere che fine faranno. Parla di disturbi alimentari, argomento di cui parlo spesso nelle interviste, l'ho fatto anche nel mio documentario. Ne parlo spesso, ma mai approfonditamente perché a volte si rischia l’effetto contrario, può portare a entrare in gara chi ne soffre. È un tema che va trattato con grande distacco perché è complicatissimo affrontarlo. Mai nata è la mia fotografia. Non sono un dottore né uno psicologo, però ho sempre pensato che il disturbo alimentare sia parte del dna di chi lo prova e, anche quando migliori al massimo, è difficile uscire da quella mentalità. Da bambino mangiavo in maniera compulsiva, c’è stato un grande periodo di anoressia e di bulimia… Ora le cose migliorano ma non credo si possano mai davvero risolvere. Riguardare oggi le foto promo di quel periodo mi fa ricordare che non solo pensavo di essere disgustoso, ma anche che nessuno intorno a me mi diceva nulla. Nessun pensava fosse un problema essere troppo magro. Stiamo attenti a parlarne. Il passaggio tra educazione e incitazione è molto sottile».