Nel 2016 non ha potuto gareggiare a Rio per via dell'infortunio

Oltre la fatica, la sofferenza e i fantasmi. Gianmarco Tamberi salta nel cielo di Tokyo valicando l’asticella con leggiadria ancora, ancora e ancora. Su senza errori fino a 237cm, dove volano le Aquile. Al suo fianco, in pista, c’è il gesso che 5 anni fa ha dovuto portarsi come compagni di viaggio a Rio de Janeiro. Sopra Gianmarco ci aveva scritto ‘Road to Tokyo 2020’, poi aggiornato in 2021 a causa del Covid. Da favorito per la medaglia d’oro in Brasile a semplice commentatore televisivo a causa di un terribile infortunio patito in gara a Montecarlo a due settimane scarse dall’inizio dei Giochi.

L’infortunio nel 2016

Una mazzata che avrebbe ucciso chiunque. Gimbo ha passato giorni a piangere e notti insonni, ha tartassato i suoi cari e, soprattutto non si è accontentato mai. Un viaggio lunghissimo, una vera e propria traversata nel deserto fino alla gloria eterna. E il destino ha voluto che a dividerla con lui ci fosse il qatariota Mutaz Barshim, una leggenda dell’alto, che aveva vissuto il suo stesso dramma. Così quando c’è stato da decidere se salire entrambi sul primo gradino del podio o andare allo spareggio i due atleti, grandi amici, si sono guardati negli occhi e abbracciati all’istante. Nessuno più di loro meritava di condividere questa gioia insieme.

La gioia per la vittoria

Gimbo salta, si rotola per terra, urla e piange. “Ero in estasi pura”, racconta il marchigiano in un turbine di emozioni. “E’ stata una giornata che l’Italia deve ricordare per sempre, soprattutto adesso che stiamo passando delle difficoltà enormi“. Una giorno “sognato per così tanto tempo che non posso crederci – prosegue ancora – è stato qualcosa di magico”. Tamberi ringrazia tutti, “a partire da quelli che mi fermavano per strada anche solo per darmi una pacca sulla spalla” e si scusa con i suoi cari e la sua fidanzata per aver anteposto a loro la sua voglia di Olimpiade.

Una gioia dirompente da vivere secondo per secondo senza pensare al futuro. “E’ la prima volta che voglio godermi qualcosa. Non ho mai goduto veramente una delle mie vittorie. Voglio pensare ad ora”. Per valutare la prosecuzione dell’attività fino a Parigi il 29enne noto al grande pubblico pure per il vezzo di presentarsi in gara ‘half-shave’ (con mezza barba) si prende un pizzico di tempo. Nel caso, sarà un’altra avventura, ‘alla Tamberi’ da vivere a fianco di papà Marco. “Come si allena un campione olimpico? E che no so, prima di stasera non ne ho mai allenato uno….”, dice. Una nuova pagina che si potrebbe aprire, ma ora è solo tempo di festeggiare.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata