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Tortu delude anche a Madrid, il suo 10.27 sui 100 metri non vale l’Olimpiade!

Essere molto giovani, ma già considerati, da alcuni, quasi sulla via del tramonto. E’ questa la sensazione che sta vivendo negli ultimi mesi Filippo Tortu. Il velocista brianzolo, 23 anni appena compiuti il 15 giugno, a poco più di un mese dalle Olimpiadi di Tokyo, al via il 24 luglio dopo il rinvio dell’anno scorso per colpa del Covid-19, è autore di una stagione agonistica senza acuti e con tante ombre.

L’ultimo esempio in ordine di tempo è arrivato dal meeting di Madrid, tappa del Silver del Continental Tour. Nella città in cui 3 anni fa Tortu, cresciuto a Costa Lambro, una frazione di Carate Brianza e formatosi sulle piste di Besana Brianza e Giussano, aveva siglato il record italiano sui 100 metri con uno storico 9.99, poi superato quest’anno da Marcell Jacobs sceso fino a 9.95, questa volta Filippo non ha brillato.

E’ vero, in quest’occasione la pista era l’anello verde dello stadio Vallehermoso e non, come nel 2018, quello di Moratalaz, ma questo non può bastare a giustificare un crono che per Tortu ancora non risulta soddisfacente. A Madrid il velocista brianzolo, tesserato per le Fiamme Gialle, ex studente del Collegio Villoresi San Giuseppe di Monza e iscritto alla facoltà di “Economia e commercio” all’Università Luiss di Roma, infatti, ha vinto la sua semifinale, condizionata da un vento contrario (-1.8), in 10.33.

Nella finale Tortu scatta lento dalla quarta corsia. Poi va via in progressione, sino a terminare al secondo posto in 10.27 dietro al favorito della gara, il sudafricano Gift Leotlela, suo coetaneo, capace di scendere fino a 9.94 a maggio, ma in questo caso al traguardo in 10.15.

UN FUTURO INCERTO

Il tempo ottenuto a Madrid da Filippo è migliore rispetto a quello realizzato pochi giorni fa a Ginevra, dove aveva chiuso in 10.30, ma è superiore al 10.18 realizzato a Rieti lo scorso 22 maggio nella prima uscita stagionale sui 100 metri del 23enne velocista brianzolo. Se si considera che il tempo di qualificazione per le Olimpiadi nella gara regina dell’atletica è 10.05, si capisce che bisogna accelerare. Qualche buona sensazione per Tortu era arrivata l’1 maggio quando ai Mondiali di staffetta di Chorzow (Polonia) era riuscito a correre la sua frazione della 4×100 in un 9.09 lanciato.

Il velocista brianzolo, allenato da sempre da papà Salvino e recentemente criticato anche per la sua scelta di non partecipare al Golden Gala di Firenze del 10 giugno, probabilmente avrà un’altra chance per migliorarsi il prossimo 9 luglio nella tappa di Montecarlo della Diamond League. Se anche in quell’occasione non dovesse arrivare il tempo di qualificazione per Tokyo, Tortu dovrebbe comunque riuscire ad andare alle Olimpiadi tra i ripescati.

Non sarebbe un buon viatico, comunque, per uno sprinter che è stato settimo ai Mondiali di Doha nel 2019 e quinto agli Europei di Berlino l’anno prima. Ma le ultime due stagioni piuttosto deludenti, tra infortuni e Covid-19, stanno lanciando più di qualche macchia sull’immagine di Tortu. Che in recenti dichiarazioni ha ammesso di aver aumentato la potenza del suo motore, ma di non riuscire sempre in gara a gestirla in maniera perfetta dal punto di vista tecnico.

Qualcuno, però, maligna che gli scarsi risultati recenti siano dovuti al fatto che la crescita fisica di Filippo, ormai completata a 23 anni, non si concilia più bene con il suo naturale talento. Il prossimo futuro ci dirà la verità. A Madrid, intanto, una buona notizia per la Brianza che corre è arrivata da Linda Olivieri, che si allena a Monza con il coach Giorgio Ripamonti, capace di vincere i 400 ostacoli in 55.89, suo secondo miglior tempo personale dopo il 55.63 recentemente corso al Golden Gala.

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Filippo Panza

Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.

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