Italy

Toscana, Salvini tenta il colpo «anti» Meloni: alle Regionali c’è in gioco la leadership del centrodestra

La Toscana, per non affondare. C’è un brutto sogno ricorrente nelle notti di Matteo Salvini. È svegliarsi, la mattina di martedì 22 settembre, con Giorgia Meloni che con i suoi candidati ha espugnato Marche e Puglia sottraendole al centrosinistra e Susanna Ceccardi, europarlamentare leghista, che non è riuscita nella stessa (impervia) impresa in Toscana. La possibilità, tutt’altro che immaginaria, non soltanto sancirebbe l’anno d’oro di Meloni ma anche la radicale ridiscussione della leadership nel centrodestra. Certo, la vittoria della ex sindaco di Cascina in un regione difficile come la Toscana, sarebbe in grado di cambiare radicalmente il segno della narrazione sul Salvini in declino. Quanto ai processi per la gestione da ministro dell’Interno delle navi Gregoretti (si apre il 3 ottobre) e Open arms, i leghisti hanno ormai deciso che siano un’«opportunità — come spiega un deputato —. Perché se Matteo venisse condannato, sarebbe il martire di una posizione di stop all’immigrazione maggioritaria nel Paese. Se fosse assolto, meglio: sempre martire, ma con i pm di sinistra che prendono una cantonata».

E dunque, è stato musica per le orecchie dei salviniani il tweet dell’ex sindaco di New York e super consigliere di Donald Trump, Rudolph Giuliani: «Strumentalizzare i processi con accuse criminali per scopi politici è una grave violazione dei diritti civili e dei diritti fondamentali dell’uomo». Ma la Toscana resta un incubo. Oggi Salvini inizia a Chianciano Terme una full immersion toscana che si concluderà alla fine della settimana prossima, anche se dovrebbe essere una vacanza. Gli amici gli suggeriscono di non far scomparire completamente la candidata: i tempi sono cambiati. Lei stessa lo dice: «Sono in corsa per vincere. Ma con le mie forze».

Nel partito parecchi sostengono che Ceccardi non sia proprio entusiasta di un’investitura nata quando non era ancora arrivata la secchiata gelida delle elezioni in Emilia- Romagna. Ma se per lei non andasse, potrebbe comunque dire, a buon diritto, «ci ho provato». Per Salvini, sarebbe più difficile. Ma anche le regioni a sicura vittoria presentano insidie. In Veneto, è la Lista Zaia. Il governatore, prima ancora di diventare il simbolo di buona gestione dell’emergenza Covid, aveva portato a casa le Olimpiadi, i mondiali di sci, la Pedemontana, il riconoscimento di patrimonio Unesco alle colline del prosecco e pure una sanità in avanzo di bilancio. Ma la sua lista rischia di polverizzare quella leghista. Qualcuno sogna impensabili divieti a Zaia: il governatore presenta liste a suo nome fin da quando era presidente della Provincia di Treviso. Intanto, prosegue l’offensiva della minoranza interna. Gianni Fava e Gianluca Pini ieri hanno chiesto al segretario della Lega Nord Igor Iezzi di poter presentare alle amministrative liste con il vecchio simbolo della Lega Nord indipendentista. Dal partito fanno sapere che, nel Nord, le liste sono quelle della Lega per Salvini premier. Protesta Fava, il rappresentante della minoranza interna nel Consiglio federale: «Perché essere iscritti a un partito che non va a elezioni?».

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