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Tra storia e futuro:  Torino riabbraccia il Giro d’Italia dopo dieci anni

SEMPRE una questione tra Milano e Torino. Così come di solito il Giro finisce a Milano, così naturalmente parte da Torino. La tratta MiTo è di per sé una classica del ciclismo nazionale. Una corsa antica, la prima si svolse nel 1876. Fu addirittura l’ultima tappa del primo Giro d’Italia, nel 1909. Ma sono dieci anni che non parte da qui, in realtà.
Allora erano i 150 anni dall’Unità d’Italia, mai troppo festeggiati; quest’anno i 160, per nulla celebrati ma tant’è. La partenza da Torino e le cinque tappe in Piemonte su un totale di ventuno, sono un reciproco omaggio.
Torino, città da cui tutto è partito, vive il difficile tentativo di gettarsi nel futuro senza perdere il passato, che qui resiste nei musei, nelle piazze auliche, nelle eleganti caffetterie.

La vocazione all’innovazione e al futuro

Ma Torino non è solo questa. La vocazione all’innovazione e al futuro è insita nella storia della città da sempre, cementata poi dal diventare capitale dell’auto, ovvero progresso e benessere. Ora che capitale dell’auto più non è, attrae capitali e imprese grazie al prossimo centro di intelligenza artificiale, a una solida rete sorretta da due università di eccellenza, al ruolo che giocano le due principali Fondazioni (Compagnia di San Paolo e Crt) nel redistribuire i dividendi e nel prospettare modelli sociali nuovi e di impatto. Startup, giovani stranieri, ingegneri di automotive e aerospazio sono oggi i protagonisti della nuova Torino.
Paradossalmente, un po’ come il ciclismo. Sport epico e storico, è diventato il prototipo dello sport ad alta tecnologia, dove i grammi pesano e i secondi contano. Il ciclismo oggi è innovazione tecnologica innestata su un corpo antico, proprio come la trasformazione del capoluogo piemontese. Realizzazione non facile, ma necessaria.

Le due Torino divise dal Po

La prima tappa del Giro d’Italia è breve, solo 8 chilometri, e tutta a Torino. Anzi, tutta nel centro di Torino. Nasce, si sviluppa e si conclude lungo il fiume Po, madre della città anche se non sufficientemente considerato nei piani strategici del Comune. Avanti e indietro da una riva all’altra del fiume: rive gauche e rive droite come fossimo a Parigi, ma che qui divide, più che unire. Di qua, il centro movimentato e vivace anche durante il coprifuoco, Piazza Vittorio e il Parco del Valentino; di là la collina, quartiere benestante di grandi ville e silenzi, dove si deve prendere la macchina per comprare il giornale o un caffè. Lungo il Po si snoda una città nella città: chiusi i Murazzi, epicentro della movida cittadina negli anni novanta fino al 2012, le persone si riversano nei circoli sul fiume: canottaggio e tennis in pieno centro (padel no, troppo moderno).
Facile e retorico il paragone tra il Giro che riparte dopo un anno salvato in extremis nella bolla di ottobre, e la città smarrita dalle troppe occasioni perse, e senza più un Re, che sia Savoia o Agnelli non importa, cui rivolgersi per ripartire.

Il ritorno del grande sport

Ma la «corsa rosa» non è solo la ripartenza di uno sport. È la ripresa collettiva dello sport ad alto livello con il pubblico, e, nonostante gli avvisi della prefettura, saranno tanti i torinesi sulle strade, questo pomeriggio. Perché Torino è una delle capitali dello sport. Sfumato in modo maldestro il ticket con Milano per le Olimpiadi invernali del 2026, ci si è «consolati» con l’europeo di baseball a giugno, la finale di Champions League delle donne nel 2022, e soprattutto con le Atp Finals di tennis, da novembre e per i cinque anni a venire.
Un evento mondiale, fiore all’occhiello di una città che vive di sport all’aria aperta, sul fiume e nei parchi, nei circoli e in collina, e per questo poi torna al caro e vecchio ciclismo. L’arrivo della crono di questo pomeriggio è a pochi metri dal monumento a Fausto Coppi, il campionissimo. Piemontese anche lui (come Girardengo, De Filippis e Balmamion), simbolo del passato che non può morire perché essenza stessa di uno sport. Come la città che, seppur intorpidita, prepara lo slancio per tornare capitale.

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