Italy

"Tu ci chiudi, tu ci paghi": chi protesta contro il nuovo Dpcm in tutta Italia

A Ostia ieri circa 400 persone si sono date appuntamento in piazza Anco Marzio e hanno poi sfilato in corteo per contestare il nuovo Dpcm 24 ottobre e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A Napoli si è conclusa senza incidenti la manifestazione contro le chiusure del Dpcm che ha visto la partecipazione di circa duemila persone. Il corteo ha fatto un lungo giro nelle strade del quartiere Vomero, violando l'orario del coprifuoco (fissato in Campania alle 23) e scandendo slogan contro il premier e il governatore De Luca.

La stessa cosa è successa a Siracusa: decine di persone, in maggioranza giovani, hanno percorso corso Gelone, corso Umberto e sono arrivati in piazza Duomo davanti Palazzo Vermexio, sede del Comune. A Catania sono state lanciate bombe carta. A Pescara la protesta è stata pacifica.

"Tu ci chiudi, tu ci paghi": le proteste contro il nuovo Dpcm in tutta Italia

A Nocera Inferiore in provincia di Salerno invece poco dopo le 18 diverse attività commerciali, tra cui "Bar Nasti" "Aperi 10" e "Blues", hanno occupato la strada principale con sedie e tavoli, mentre a Torino sono previste per stasera due manifestazioni: la prima si terrà alle 20,30 in piazza Castello, la seconda alle 21 in piazza Vittorio Veneto. A questura e prefettura non è arrivata nessuna comunicazione. La Digos sta indagando dopo il tamtam sui social network.

Una protesta pacifica sarà invece quella dei Ristoratori Toscani che il 4 novembre, il giorno in cui ricorre l'anniversario dell'alluvione dell'Arno del 1966, dietro l'hashtag #contearriviamo, diventato anche lo slogan dell'iniziativa, inizieranno il 'Cammino degli inessenziali' per arrivare, tutti insieme, a piedi a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Un viaggio di circa dieci giorni che prenderà il via da Ponte Vecchio e richiamerà, nel suo spirito, la manifestazione pacifica portata avanti da Mahatma Gandhi contro la tassa sul sale, passata alla storia come la 'Marcia del sale'. 

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A Milano oggi si ritroveranno davanti alla Prefettura i movimenti nati dal basso, mentre ieri sera un centinaio di persone si sono radunate sotto la sede della Regione. Martedì sarà il giorno della protesta indetta dalla Fipe (Confcommercio), che manifesterà in 17 città con l’hashtag #siamoaterra. E poi c'è l'estrema destra: Forza Nuova è già scesa in campo a Napoli, Roma, Palermo, Catanzaro, Bari.

Chi protesta contro il nuovo Dpcm

Le proteste contro il nuovo Dpcm 24 ottobre che chiude i pubblici esercizi alle ore 18  sono guidate in primo luogo dalle associazioni dei commercianti che subiranno i maggiori danni dalla nuova stretta e per i quali il governo ha annunciato ristori in un decreto legge che dovrebbe essere approvato questa settimana. Ma non ci sono solo loro. L'estrema sinistra è scesa in piazza a Napoli e i centri sociali si stanno organizzando nelle grandi città, ma il mini lockdown non piace neppure a Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria, che ieri ospite di Lucia Annunziata su Rai3 ha attaccato: "Faccio fatica a capire qual è la direzione. Una settimana fa le palestre restavano aperte, ora le chiudiamo. La verità è che ci siamo fatti cogliere impreparati. C’è un disagio sociale e non possiamo non tenerne conto".

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«Questo è mio papà. Un uomo che si è fatto dal niente, dalla povertà di una famiglia di mezzadri veneti. Una famiglia numerosa dove le donne dicevano che non avevano fame pur di lasciare il cibo ai figli. Gente umile». Inizia così il post pubblicato sabato pomeriggio su Facebook da Elena Tonon, titolare, insieme al padre Giuseppe, del ristorante-gelateria Ca’ Lozzio di Oderzo (provincia di Treviso). Una fotografia che in realtà parla da sola: c’è proprio lui, «Beppo» – questo il suo storico soprannome –, seduto all’ingresso della struttura nella sua elegante divisa blu. La mascherina che pende da un orecchio, lo sguardo fisso in cerca di risposte. «È lì immobile il Beppo, seduto, pensieroso dopo aver scoperto che forse dobbiamo chiudere la nostra attività alle ore 18 e non dobbiamo neanche aprire alla domenica, giorno d’incasso assicurato per una attività come la nostra – prosegue il post della figlia –. “Questa è la mazzata finale” mi ha detto».

Le iniziative vengono preannunciate e promosse sui social network e spesso si svolgono senza autorizzazione da parte della questura e violando il coprifuoco in vigore nei territori. "Non posso sapere - ha detto ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia - quale sarà l'evoluzione di queste proteste nei giorni e nelle settimane successive, certamente c'è molto malcontento e preoccupazione. I nostri operatori a me hanno detto non vogliamo i soldi ma vogliamo lavorare". 

"Siamo in un periodo duro, sulle proteste ci mancherebbe: se fossi dall'altra parta avrei anche io motivo di dolermi e proverei rabbia per le misure del governo. Ma io dico: aspettiamo di vedere le misure adottate e valutiamole. Sono un sostegno economico cospicuo, o comunque adeguato", ha detto invece ieri in conferenza stampa Conte. Che poi ha aggiunto: "Dico di stare attenti. Ci sono gruppi di antagonisti, anche un po' professionisti, che cercano di alimentare la protesta. Mi dicono che ci fossero semplici cittadini, ma occhio alle infiltrazioni". Di certo la rabbia dei cittadini per il mini-lockdown non è infiltrata ma vera. 

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