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Tumore allo stomaco, per la prima volta scende la mortalità

Oltre mille vittime in meno: di tanto si è ridotta la mortalità per tumore allo stomaco dal 2015 a oggi. Per la prima volta questo tumore, che ogni anno colpisce 14mila italiani, uccide di meno: stando ai dati riferiti nel corso dell’ultimo Seminario di Studi sulla Nutrizione nei Gastroresecati" organizzato dall'Associazione "Vivere senza stomaco, si può" Onlus, dal 2015 la mortalità è diminuita del 20 per cento nelle donne e dell’11 per cento negli uomini.

Possibilità di guarigione

I motivi per questo considerevole miglioramento dell’aspettativa di vita, come spiega Stefano Cascinu direttore del Dipartimento di Oncologia all’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, sono soprattutto «Le innovazioni nella terapia chirurgica e farmacologica, come i nuovi trattamenti con immunoterapia e la somministrazione di chemioterapia anche preoperatoria, che ha aumentato del 20 per cento la possibilità di guarire dalla malattia in fase avanzata». Per il tumore allo stomaco non sono pensabili programmi di screening, perché i pazienti colpiti non sono tanti quelli che sviluppano un tumore al seno o al colon-retto; tuttavia migliorare la sopravvivenza è possibile, per esempio «Non trascurando anche i sintomi più lievi: spesso infatti la gastroscopia è eseguita dopo mesi di trattamento con farmaci antiacidi contro il reflusso, tra i più consumati dagli italiani, che fanno diventare più morbida la mucosa e 'annacquano' i disturbi premonitori della neoplasia rischiando di nascondere piccole forme tumorali», osserva Cascinu. «Ciò ritarda la diagnosi, aumentando il rischio di mortalità: sarebbe necessario accadesse il contrario, ovvero eseguire prima la gastroscopia e poi passare al trattamento con antiacidi».

Problemi di nutrizione

Purtroppo c’è però un’altra faccia della medaglia: ancora oggi un paziente su tre muore a cinque anni dalla diagnosi e spesso è colpa di bisogni nutrizionali sottovalutati e non soddisfatti, come osserva Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINUC): «La nutrizione è una terapia salvavita ancora più necessaria in chi è sottoposto a gastrectomia per colpa di un tumore allo stomaco, perché alla malnutrizione comune a tutti i pazienti oncologici si sommano le alterazioni dei processi della digestione. Il 40 per cento interrompe la chemioterapia perché troppo debilitato, il 20 per cento non supera la malattia per le conseguenze della malnutrizione. Servono una valutazione specialistica da parte di un nutrizionista clinico fin dalla prima visita oncologica, poi una presa in carico globale del paziente che preveda interventi di nutrizione clinica adeguati».

La richiesta di aiuto

I pazienti senza stomaco per colpa di un tumore, circa 80mila in Italia, possono infatti andare incontro a una malnutrizione che letteralmente uccide, come sottolinea Claudia Santangelo, presidente Associazione "Vivere senza Stomaco, si può" Onlus: «Abbiamo carenze di vitamina B12, ferro, vitamina D e importanti sbalzi glicemici. Dopo la chirurgia purtroppo i pazienti sono lasciati a se stessi e, nonostante accordi tra Stato e Regioni che prevedono la presenza di medici nutrizionisti nei centri oncologici, quasi mai è così e la gestione dell’alimentazione è tutta sulle spalle dei malati con una spesa considerevole che non tutti possono permettersi, rischiando di morire di fame. E non va meglio l'accesso ai sensori per il monitoraggio della glicemia, indispensabili per il rischio concreto di coma e di ricovero, erogati gratuitamente soltanto in Emilia-Romagna. Per questo chiediamo la presenza del nutrizionista clinico in ospedale e sul territorio fin dalla diagnosi e la gratuità dei supplementi nutrizionali orali e dei sensori glicemici in tutte le Regioni. L'obiettivo è garantire ovunque, a tutti i pazienti, omogeneità ed equità di accesso alle cure».

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