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«Tutto ciò che può salvare Corneliani». L’impegno di Giorgetti per i 10 milioni

ROMA. Tutto quello che serve per salvare la Corneliani: è con questa parola d'ordine che alle 14 di ieri (3 marzo) si è chiuso il tavolo di crisi per la casa di moda convocato dal ministro Giorgetti al ministero dello sviluppo economico. Con un passo avanti verso lo sblocco dei 10 milioni del fondo salva-imprese e l'impegno di società e azionisti a non ostacolare qualsiasi soluzione per il salvataggio dell'azienda, compresa in ultima istanza una procedura di amministrazione straordinaria. Il tavolo è stato riaggiornato alla settimana prossima mentre proseguiranno gli approfondimenti tecnici per sbloccare i dieci milioni, in carico a ministero, Invitalia e tribunale.

il ministro: azienda da salvare



«Credo che Corneliani – dichiarerà il ministro allo sviluppo economico con una nota diramata in serata – come marchio e azienda, abbiano la prospettiva di vivere sulle proprie gambe. La pandemia, con le crisi economiche che si porta dietro, proseguirà ancora un anno almeno ed è indispensabile trovare un ponte che permetta alla Corneliani di superare questa fase. Bisogna sciogliere il nodo, in tempi stretti, dei 10 milioni che Invitalia potrebbe dare all’azienda in mancanza di investimenti privati. Purtroppo la normativa europea sugli aiuti di Stato irrigidisce molti interventi: al contrario, in questo periodo eccezionale sarebbe invece necessaria una riflessione diversa. Valutiamo, in tempi molto brevi, penso a una decina di giorni, se è possibile non solo il cambio del quadro normativo ma anche lavorare sull’interpretazione e del framework comunitario sugli aiuti di stato, per sbloccare quegli strumenti che servono ora per superare l’emergenza e permettere a questo marchio storico di superare questa fase critica».

Il tavolo di crisi

«La Corneliani è un'azienda con il Dna solido e la prospettiva di vivere con le proprie gambe» queste le prime parole di Giorgetti all'incontro iniziato alle 12. «O voi soci tornate a investire anche solo qualche milione di euro nell'azienda o dovete favorire chi si sta sforzando per cercare di salvarla. Dovete agevolare ogni tipo di soluzione»: così si è quindi rivolto per due volte a fondo Investcorp e alla famiglia Corneliani. In un primo giro di tavolo il ministro ha dato la parola a tutte le istituzioni prima di passare alle parti sociali che sono partite incalzando ministero e Invitalia rispetto alla necessità del rispetto degli accordi del 21 luglio scorso, sottolineando l'importanza di quell'accordo senza il quale non si sarebbero potute fare due stagioni di lavoro. Rappresentati dai tre segretari delle federazioni Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, Michele Orezzi, Gianni Ardemagni e Giovanni Pelizzoni, dal segretario della Camera del Lavoro di Mantova Daniele Soffiati, da Silvia Spera della Cgil nazionale e dai responsabili nazionali dei settori delle federazioni dei tessili ch si sono soffermati sugli impegni presi dai soci quel 21 luglio per nuovi investimenti mai arrivati. E lo stesso ministro ha dichiarato che quell'accordo «è un impegno che dobbiamo onorare».

Verso lo sblocco dei 10 milioni

Per quanto riguarda i 10 milioni, il decreto attuativo del fondo salva imprese è stato scritto tenendo conto dei vincoli agli aiuti di Stato disposti da Bruxelles: al tavolo è quindi emersa la necessità di ricercare una soluzione tecnica che tenga insieme le limitazioni imposte dall'Europa.

Giorgetti: no alla liquidazione

L'altro scenario su cui Giorgetti ha voluto sgomberare qualsiasi ambiguità è stato quello della liquidazione: «Nessuno se lo può permettere». Al contempo, incalzati da Palazzi, tutti i soci hanno aperto alla possibilità di procedere con l’amministrazione straordinaria spostando azienda e proprietà sulle posizioni sostenute da giorni da sindacati, Confindustria e istituzioni. Resta il fatto che qualsiasi soluzione, anche la migliore, dovrà partire da una ristrutturazione aziendale: questo l'ulteriore tema di discussione tra sindacati e amministratore delegato Brandazza che ha comunicato di avere in mano una bozza di ristrutturazione già discussa con tutti i soggetti interessati che si sono avvicinati in questi mesi. Subito dopo è intervenuto il sindacalista Orezzi chiarendo che nessun piano industriale, progetto di turn around o ristrutturazione è mai stato neanche accennato alle parti sociali e che per una discussione su questi temi è necessario ripartire dall'accordo sugli scivoli pensionistici del febbraio 2020 la cui firma è stata fatta saltare dalla chiusura di Regione Lombardia per Covid. Dal canto suo il direttore di Confindustria Maurizio Migliarotti ha «sottolineato - racconterà all'uscita - che oggi i risvolti non sono più quelli di una crisi unicamente aziendale ma investono tutto il territorio per le dimensioni, il valore e la storicità dell'azienda» e che «vanno perseguite tutte le strade».

I sindacati: presto nuovo tavolo

Soddisfazione per l'impegno del ministro è stata espressa da tutti i sindacalisti all'uscita dal Mise. «Prima di tutto – dichiara Orezzi – un grazie a tutte le lavoratrici e lavoratori Corneliani che hanno viaggiato di notte su bus e treni per essere sotto al Ministero ieri: senza l’incessante mobilitazione dell’onda rossa da oltre un anno la fiammella della speranza sarebbe spenta da molto tempo. Nulla deve rimanere intentato per salvare l’azienda e la giornata di oggi conferma che con la determinazione di un intero territorio si riescono anche a spostare le montagne: ringraziamo il ministro Giorgetti per l’approccio molto concreto alla vertenza. Mantova all’unisono a partire dai suoi lavoratori chiedevano garanzie che scongiurassero qualsiasi scenario liquidatorio e lo sblocco immediato dei 10 milioni: il primo punto è stato portato a casa sul secondo servono approfondimenti tecnici per capire come farlo. Torniamo a Mantova fiduciosi e più determinati che mai: se ognuno farà la sua parte in questa vicenda così come hanno sempre fatto i lavoratori in questi mesi siamo sicuri che potremo far svoltare positivamente la vertenza. In attesa di questa svolta confermiamo tutte le iniziative di mobilitazione già nelle prossime ore». «Il ministro ha detto esplicitamente che questa azienda deve avere un futuro _ dichiara Soffiati _ sono le parole che volevamo sentire e che costituiscono il punto di partenza per la ricerca di ogni soluzione percorribile». «Ci siamo complimentati con Giorgetti sia per la tempestività dell'incontro _ aggiunge Ardemagni _ sia per il suo definire "solido" il Dna di Corneliani così come noi sosteniamo da tempo. Abbiamo trovato grande disponibilità anche da parte del commissario giudiziale oltre che del sindaco per arrivare a una soluzione che scongiuri il concordato liquidatorio e dia nuova benzina per la continuità e la salvaguardia dell'occupazione». «Il ministro _ rimarca anche Pelizzoni _ ha capito quanto vale Corneliani e che non è un'azienda decotta».

Palazzi: ognuno faccia la sua parte

Soddisfatto anche Palazzi che ha incontrato il ministro prima del tavolo: «Strada ancora in salita, ma l'approccio del ministro Giorgetti è stato positivo ed ha corrisposto le nostre aspettative, adesso servono le soluzioni tecniche o normative per sbloccare la situazione. Così come hanno chiaramente detto, sia l'ad della società sia il socio di maggioranza non sono contrari all'amministrazione straordinaria. Ho chiesto al fondo di garantire la loro quota una volta che saranno sbloccati i 10 milioni del ministero. Non dobbiamo smettere di lottare, dobbiamo farlo per le lavoratrici e lavoratori Corneliani, sono eroici e li ringrazio per essere venuti a Roma a sostenere questa negoziazione».

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