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Tutto il peso del coming out di Josh Cavallo

Immediata la polemica perché proprio negli stessi giorni la rivista 11 Freunde ha fatto partire una campagna per invitare al coming out in cui 800 calciatori e calciatrici hanno assicurato la loro solidarietà ai colleghi gay. Lo hanno fatto giocatori di squadre della Bunseliga e di campionati minori. «Ancora nel 2021 non c'è neppure un calciatore dichiaratamente omosessuale nelle categorie professionali del calcio tedesco. La paura che dopo un coming out si finirebbe aggrediti o discriminati, e che si possa mettere in pericolo la carriera di calciatore professionista, è chiaramente ancora molto grande».

Sono due visioni opposte: tacere perché il mondo non è pronto per accettare e ti può stroncare la carriera da una parte, parlare per far sì che tutti trovino il coraggio che di vivere liberamente. Il tabù rimane soprattutto per gli sport di squadra e soprattutto al maschile. La maggior parte dei coming out sono in sport individuale, soprattutto fra gli uomini, e molti a fine carriera (il nuotatore Ian Thorpe è uno di questi casi). Molti di questi ne hanno avuto anche un vantaggio economico, diventando testimonial e figure simbolo.

In campo femminile è invece più ampia la platea. Sono più donne che uomini gli atleti che hanno dichiarato il proprio orientamento omosessuale. Detto con le parole della cestista americana Seimone Augustus: «Tutti già pensano che ha la NBA femminile sia un grande party lesbo quindi fare coming out non è poi così duro».

Solo da qualche anno sono arrivati anche gli italiani, meglio dire le italiane. La pallavolista Paola Egonu, due anni fa, raccontò di avere una fidanzata. Dopo di lei lo ha fatto Elena Linari, difensore della nazionale di calcio, prima c’erano state la nuotatrice di fondo Rachele Bruni e Nicole Bonamino, giocatrice di hockey in-line. Anche Carolina Morace, allenatrice della Lazio femminile. La ciclista Ilaria Sanguineti. Alle scorse Olimpiadi la tiratrice con l’arco Lucilla Boari. Gli uomini mancano all'appello.\

Il nome non suona familiare nemmeno a chi di calcio può dirsi esperto. Il centrocampista australiano Joshua Cavallo è pronto però a entrare nella storia come uno dei primi ad aver fatto coming out in attività, anzi all’inizio della sua carriera di calciatore, visto che è appena 21enne. «Sono un calciatore e sono gay» ha scritto su Twitter e poi lo ha raccontato in un video postato dalla sua squadra. «Sono stanco di vivere questa doppia vita. È esasperante, qualcosa che non vorrei che altri vivessero».

La notizia è arrivata nel giorno in cui, in Italia, è stato affossato in Senato il disegno di legge Zan contro la discriminazione e la violenza per sesso, genere o disabilità. Rispetto al buio di questo provvedimento mancato, è uno spiraglio di luce in uno degli ambienti più omofobi, quello dello sport maschile e in particolare il mondo del calcio.

L’esperienza di Josh potrebbe essere quella di molti altri. «Mi sono sempre nascosto perché mi vergognavo di non poter fare ciò che amavo ed essere gay allo stesso tempo. Nascondere chi sono davvero per continuare a inseguire il sogno che ho sin da bambino. Tutto ciò che volevo era giocare a calcio ed essere trattato come gli altri».

Il coming out del calciatore australiano segue di pochi giorni quello di un arbitro inglese e le dichiarazioni anonime di un calciatore che non trova il coraggio di uscire allo scoperto. L’arbitro 37enne James Adcock ha invitato gli altri a fare la sua stessa scelta: «Sono gay, lo sanno tutti: colleghi e calciatori. È ora di ribadirlo. In molti si sono detti orgogliosi di me, la verità è che ci sono ancora tante barriere da abbattere».  

I casi precedenti sono pochissimi. Fra chi è in attività, anche se non nei campionati di primo piano, c’è lo statunitense Collin Martin, nel 2018. C’è stato Robbie Rogers sempre negli USA, nel 2013. Il centrocampista tedesco ex Lazio, Thomas Hitzlsperger, lo ha fatto un anno dopo il ritiro. C’è il caso dell’attaccante Justin Fashanu, morto suicida. C’è lo svedese Anton Hysén. Chi fa coming out o non gioca più o sta in campionati minori. 

Il calcio che conta non è pronto, ma se nessuno parla, quando mai lo sarà? Per questo è importante il coming out di Cavallo e soprattutto il sostegno immediato arrivato dal suo club ad Adelaide, dalla Federcalcio australiana e dal Sydney Fc. Più ancora pesano i messaggi arrivati dall’Europa: quelli di Claudio Marchisio, dell’attaccante dell’Atlético Madrid Antoine Griezmann e del difensore del Barcellona Gerard Piqué: «Il mondo del calcio è ancora molto indietro e tu ci stai aiutando a farlo progredire».

In Europa si vedono le resistenze maggiori, proprio da parte di alcuni calciatori. Qualche mese fa Philipp Lahm, ex capitano della nazionale tedesca, quella che vinto i mondiali del 2014, ha scritto un libro, Das Spiel. Die Welt des Fussbals, che racconta il mondo del calcio visto da dentro. In questo suggerisce che i calciatori non dovrebbero dichiarare di essere omosessuali. «Ancora manca la capacità di accettare, nel mondo del calcio e nella società in generale. Se qualcuno avesse in mente di farlo e dovesse chiedermi un consiglio, gli suggerirei di consultarsi con una persona di fiducia e fare onestamente i conti con sé stesso, su quali siano i veri motivi per questo passo». Il consiglio sarebbe di non parlarne mai con i compagni di squadra. «Non potrebbe contare sulla stessa maturità nei suoi avversari o sui campi, dovrebbe sopportare insulti e diffamazioni».