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Ucraina: i referendum e l'ombra del nucleare

(Tomasz Makowski/Shutterstock)
KIEV - L’avanzata russa in Ucraina non è più provvista dello stesso vigore che possedeva all’inizio del conflitto. Sembra essersi fermata e, in alcuni territori, le forze di Mosca hanno persino dovuto battere in ritirata respingendo le controffensive ucraine. Kiev sta riconquistando terreno nella regione di Kherson, mentre quella di Kharkiv sta per essere del tutto liberata e l’esercito ucraino si sta aprendo una strada verso est.

Il recente annuncio di Putin sui referendum è sicuramente una risposta ai successi militari di Kiev. La situazione è simile al 2014, quando la Russia si appropriò della Crimea, seppur quel referendum sia stato aspramente criticato e non riconosciuto a pieno dagli altri governi. Le votazioni si apriranno oggi e continueranno ad avere luogo sino al 27 settembre. Si svolgeranno per decidere il destino politico delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk e delle province di Kherson e di Zaporizhzhia, seppur la presenza filorussa nelle ultime due sia minima.

Mosca non è in grado di dichiarare il controllo totale di queste quattro regioni e, dopo le controffensive di Kiev degli ultimi giorni, i territori in mano russa sono scesi dal 20% al 15%. Tuttavia, l’obiettivo del Cremlino è quello di possedere queste zone soltanto sulla carta. Infatti, con i referendum, ogni intervento da parte di terzi nelle regioni in questione sarà considerato un attacco diretto alla Federazione Russa e Putin potrà scegliere di gestirlo come meglio crede. Il rischio reale è che questa guerra, che sinora ha visto protagoniste Ucraina e Russia, sfoci in un conflitto che potrebbe ledere la pace e la stabilità della NATO e degli Stati Uniti. L’invio di armi in supporto di Kiev sarebbe visto come una minaccia diretta nei confronti di Mosca e, in tal caso, l’unica risposta che la politica russa concepisce è l’utilizzo delle armi nucleari.

Il trionfo russo in questi referendum è praticamente certo, infatti gli occupanti stanno adoperando mezzi poco ortodossi per accertarsi che la gente si rechi alle urne. Il sindaco di Lugansk, Haidai, in un post su Telegram ha affermato che le forze russe stanno accerchiando le abitazioni, costringendo i residenti a votare e impedendo loro di abbandonare le città. Coloro che si asterranno dalla votazione saranno licenziati dal lavoro e, inoltre, denaro ed elettrodomestici sono stati promessi per ottenere i dati del passaporto e acquisire la cittadinanza russa. (Antonio Bottalico)