Italy

Un altro operaio muore schiacciato

Stava verificando l'uscita di un pezzo da un'enorme fresa meccanica. Ed era ancora cosciente ieri alle 8.30 quando è stato soccorso, insieme a due colleghi, proprio dopo che era quasi finito sotto quel tornio, in un'azienda che produce macchinari per estrusioni plastiche in un capannone nel centro di Busto Arsizio (Varese), la «Bandera spa». Subito dopo, mentre gli altri operai si riprendevano dallo spavento, lui è andato in arresto cardiaco. I sanitari del pronto intervento allora lo hanno immobilizzato, gli hanno praticato il massaggio cardiaco, quindi lo hanno caricato su un'ambulanza e trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale milanese di Legnano, dov'è arrivato in gravissime condizioni attorno alle 10 ed è morto poco dopo.

Il secondo italiano rimasto vittima, in poco meno di 48 ore, di un infortunio sul lavoro è il 48enne Christian Martinelli, sposato e padre di due bambine di 8 e 7 anni. Lunedì era toccata a un'altra operaia, Luana D'Orazio, 22 anni e un figlio di cinque, stritolata dai rulli del macchinario di una ditta tessile in provincia di Prato, a Montemurlo; mentre sempre ieri in mattinata un ragazzino di appena 16 anni, Nicola Melas, è morto schiacciato dal trattore che stava guidando nelle campagne di Guasila, nel sud Sardegna, dopo averlo «sottratto», senza dir nulla, ai vicini di casa, per farsi un giro lungo tratti sterrati e ripidi.

La moglie di Martinelli, Sara, che appena saputo della morte del marito si è recata allo stabilimento, in via del Roccolo, a riprendere i suoi effetti personali, ha dichiarato sotto choc al Tgr Lombardia: «Non sono riuscita a dirlo alle bambine... Da un po' mio marito si lamentava che in ditta fossero troppo pochi».

Mentre nel capannone, dopo la tragedia, la proprietà ha lasciato andare a casa tutti gli operai, e la segreteria della Fiom Cgil di Varese, con l'Ats e i carabinieri, stanno cercando di ricostruire con esattezza l'accaduto, la Procura di Busto Arsizio apre un fascicolo per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, per far luce sulle cause dell'incidente e dispone il sequestro della fresa industriale e l'autopsia sulla salma.

In appena tre mesi, da gennaio alla fine di marzo, in Italia sono morte sul lavoro due persone al giorno. Una strage spesso silenziosa. I casi di questi giorni infatti si possono considerare solo la punta dell'iceberg se si pensa che le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all'Inail in questo primo trimestre del 2021 sono state già 185, 19 in più rispetto alle 166 denunce registrate nel primo trimestre del 2020 (+11,4 per cento). A livello nazionale i dati rilevati al 31 marzo evidenziano un decremento solo dei casi d'incidente mortale mentre ci si reca al lavoro, passati dai 52 del 2020 a 31; quelli avvenuti invece proprio sul posto di lavoro passano da 114 a 154, quindi sono addirittura quaranta in più di un anno fa.

Parlando di «una strage che va fermata», Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil, ieri ha spiegato che «non è più tempo di parole, ma di azioni concrete e di messa in campo di risorse da parte delle istituzioni e delle autorità competenti e di interventi per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro».

«Questa ennesima tragedia deve spingere le autorità competenti ad agire celermente implementando la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, sia per i lavoratori stessi, sia per chi deve sopraintendere alla loro incolumità» hanno dichiarato Paolo Capone, segretario generale Ugl e Claudio Morgillo, segretario regionale Ugl Lombardia.

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