DAL CORRISPONDENTE DA CATANIA. Uno dei crateri dell’Etna ancora senza nome, o uno dei sentieri del vulcano, si chiamerà «Salvo Laudani». Lo hanno deciso all’unanimità i venti sindaci dei comuni che compongono il consiglio di amministrazione dell’ente Parco dell’Etna. «Un atto di sincera riconoscenza a tutti i volontari che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per garantire la sicurezza di tutti», ha detto il presidente del Parco, Carlo Caputo. E questo era Salvo Laudani, 47 anni, esperto soccorritore del Soccorso alpino e speleologico del Cai, morto di fatica e di freddo nella notte tra domenica e lunedì, dopo aver partecipato alle operazioni di soccorso per recuperare un escursionista che si era infortunato cadendo in un canalone della Valle del Bove. Il Parco dell’Etna ha a annunciato che già nella prossima mappa del parco, che sarà stampata l’anno prossimo, il nome di Salvo Laudani sarà presente a indicare un cratere o un sentiero del vulcano patrimonio Unesco.

Oggi pomeriggio a Nicolosi, il paese alle falde dell’Etna in cui Laudani viveva con la moglie e due figlie adolescenti e dove lavorava e dove oggi era lutto cittadino, si sono tenuti i funerali. Dentro e fuori la chiesa madre del paese, centinaia di persone con le autorità locali e il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. C’erano anche i colleghi del Soccorso alpino e quelli dell’omologo servizio della Guardia di finanza; molti erano con lui domenica in quella drammatica giornata di vento, pioggia, grandine, nebbia che ha reso ai limiti delle possibilità umane quel salvataggio, per il quale molti dei soccorritori sono stati male e che ha poi ucciso Laudani.