Italy

Un principe in lotta per l’imperatore

A Urbano Barberini chiediamo: si può dire che lei, principe, fa la guida turistica a fin di bene? «A fin di bene, e di conservazione e valorizzazione di un territorio straordinario, l’ultimo spicchio intatto dell’Agro romano antico».

Convive da anni con le carte da bollo per evitare il maldestro progetto di trasformare due cave in discariche, sulla base di vecchie autorizzazioni ottenute nel 2008. Ora è tutto nelle mani del Consiglio di Stato e Tar. Tutto questo avviene a pochi chilometri da Villa Adriana. «Non è un caso se l’imperatore scelse di fare la sua città-villa qui. Ma pensate se in Francia qualcuno proponesse di fare una discarica a Versailles, o in Egitto alle Piramidi? Verrebbero internati nei manicomi».

Urbano Barberini, che si definisce «attore per sopravvivenza», ha lottato nei suoi cinque anni come assessore alla Cultura e al Turismo di Tivoli, portando in quel territorio attori, scrittori, associazioni ambientaliste. Ora sensibilizza i cittadini, «per contrastare il nuovo scellerato tentativo di fare la discarica», con visite gratuite centrate su Ponte Lupo, costruito nel 144 dal pretore Quinto Marcio Re su un percorso di 94 chilometri prima di arrivare a Roma.

Si è inventato un mestiere animato da curiosità e passione in nome del bello. E presto le visite (occorre prenotarsi su [email protected]) si amplieranno tra altri acquedotti, dighe e cascate di oltre cinquanta metri.

Gli incontri si svolgono a ridosso dei Monti Prenestini, in tre tenute, San Giovanni in Campo Orazio (di cui è proprietario il principe-attore), Brancaccio, Passerano. Luoghi che evocano leggende nordiche più che romane, come Il Gigante dell’acqua, maestoso sistema di ingegneria idraulica escogitato nei tempi antichi.

Una paladina dell’impegno civile è stata Franca Valeri, «scesa in campo a 90 anni per proteggere il tema del paesaggio». L’indimenticabile Franca, che ha avuto Urbano come partner in scena nei suoi ultimi nove spettacoli, quando sembrava scongiurato il pericolo delle discariche disse: «Una vittoria da mettere sul calendario. Una guerra senza bombe. No, un esplosivo c’era: la civiltà». Per contrastare i nuovi propositi sulla gestione dei rifiuti, Urbano sta lavorando alla creazione di «un distretto rurale che garantirebbe una sinergia tra beni archeologici e paesaggistici con una rete di sviluppo sostenibile che coinvolga aziende agricole, associazioni che fanno attività di trekking, il vicino Parco di Gabi…».

Romano classe 1961, Urbano Barberini (che su questa vicenda ha lo stesso amore che nutre per la sua cagnetta Isotta e per il suo gatto chiamato Abusivo), porta sulle spalle il peso della storia, avendo come suoi avi quattro papi, Sisto IV, Giulio II, Martino V e Urbano VIII, il pontefice del processo a Galileo ma anche dell’avvento di Bernini e del barocco. All’anagrafe è Urbano Riario, Sforza, Barberini, Colonna di Sciarra. Nulla al confronto di suo bisnonno Maffeo, che sul passaporto vantava 34 titoli, tanto che a un certo punto, finendo lo spazio, c’era scritto «eccetera». Urbano in famiglia è come se avesse combattuto una guerra e sul suo vessillo c’era scritto «si salvi chi può». In una famiglia nobile si parlano le lingue, si è educati, non si mettono i calzini corti e il baciamano si fa bene. Ma i suoi genitori si lasciarono a spadate e lui, posseduto dalla grazia, fu allevato dalla tata e dalla nonna. Poi arrivò il cinema come sopravvivenza. Primo film a 19 anni, Nata d’amore di Duccio Tessari.

«Ero un fustacchione timido con dentro una grande fragilità, fu un disastro totale, ero negato»; prima grande occasione, il film opera Otello di Franco Zeffirelli: «Avevo 25 anni, alla vigilia delle riprese un motorino mi investì e mi ruppi tre dita del piede. Zeffirelli sul set urlava: Cassio è zoppo, devo buttare tutto!». Poi studiò recitazione, arrivò la BBC e Franca Valeri, «la persona più importante della mia vita assieme a mia moglie Viviana, le ho conosciute nello stesso giorno del 1997». Hanno avuto un figlio, Maffeo, un batuffolo biondo di 2 anni con le sue risate sempre opportune, come scrisse Franca Valeri nel giorno del suo battesimo.

Quanti ricordi nei loro scavallamenti in auto durante le tournée con questa «regina dell’esistenza». A uno spettacolo le chiese cosa pensasse di una nota attrice in scena. Lei la stese con una parola: «Robusta». Un’amicizia disinteressata, non come altri rapporti che ebbe Franca, ma lei era solare, positiva e naturalmente acuta, «diceva che la nostalgia è una sorella che a una vecchia cocciuta come lei faceva da badante».

Appartenente a una delle più antiche casate aristocratiche, Urbano Barberini si sta impegnando su un progetto nobile. Se i suoi avi creavano il bello, lui lo difende.

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