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Unicredit spiega i 7,5 milioni all’anno a Orcel: «I talenti vanno attratti»

banche

di Fabrizio Massaro

Continua a far discutere il maxi-stipendio da 7,5 milioni di euro per il primo anno concordato dal top banker Andrea Orcel per l’incarico di amministratore delegato di Unicredit. La nomina avverrà all’assemblea del 15 aprile insieme con il rinnovo del consiglio di amministrazione che prevede l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan come futuro presidente. Se il nome del manager non è in discussione, tuttavia i consulenti degli azionisti di mercato — i cosiddetti proxy advisor — hanno contestato la retribuzione di Orcel non tanto nell’entità ma perché renderebbe di fatto «fissa» la componente «variabile», dato che vengono subito assegnate azioni al manager indipendentemente dall’andamento della banca. Come mai? Unicredit lunedì 12 aprile ha risposto per iscritto alle domande dei soci. L’assemblea si terrà solo in virtuale, senza la partecipazione diretta degli azionisti causa Covid: È una retribuzione che serve ad attirare talenti «di alto livello», è la sostanza delle risposte dell’istituto.

La composizione della retribuzione

«La struttura retributiva prevista per il 2021 per il Sig. Orcel è strettamente legata al primo anno del mandato ed è volta a garantire il giusto livello di competitività e attrazione per un dirigente di alto livello», è la risposta scritta alla domanda di un socio. «In tale contesto, in sostituzione della remunerazione variabile standard per il 2021 e al fine di favorire l’allineamento degli interessi tra il ceo designato e gli azionisti attraverso la dinamica dei prezzi delle azioni (al rialzo e al ribasso), già nel primo anno nel ruolo, è prevista un’assegnazione una tantum basata su azioni, che consentirà al Sig. Orcel di soddisfare le linee guida sull’azionariato del gruppo, che prevedono che il ceo mantenga un controvalore pari al 200% della retribuzione fissa in azioni». Unicredit non ha confermato la cifra di 7,5 milioni di euro — emersa da un report di Jp Morgan — ma ha specificato che per Orcel «è prevista una remunerazione fissa definita tra la mediana di mercato e il quartile superiore del peer group europeo di UniCredit, composto da 14 banche».

Le acquisizioni

Circa le possibili operazioni straordinarie — tra cui un’acquisizione di Mps — la banca ha sottolineato che viene analizzato e valutato «costantemente il nostro portafoglio di attività, al fine di individuare opportunità di ottimizzazione o di crescita. In caso di operazione di natura straordinaria, ne daremo tempestivamente informazione al mercato nel rispetto delle leggi e dei regolamenti applicabili».

Una banca all’80% di soci esteri

A decidere sulle politiche retributive di Unicredit — cui è legato il compenso per Orcel — saranno i soci di una banca che è decisamente una public company. UniCredit ha circa 287mila azionisti. Il 19,28% del capitale è detenuto da soggetti residenti in Italia mentre l’80,72% fa capo ad azionisti esteri, secondo i dati al 31 dicembre 2020 resi noti da Unicredit. La tedesca Allianz è appena salito al 3,1% nel capitale. Il primo socio italiano è Leonardo Del Vecchio con l’1,9%. Seguono le fondazioni Cariverona e Cr Torino, con circa 1,7% a testa. «Auspico che l’assemblea di Unicredit, che sono certo riconoscerà con ampio consenso il valore del nuovo ad, comprenda anche l’opportunità di politiche di remunerazione adeguate agli standard internazionali e alle sfide globali che Unicredit dovrà affrontare. In sostanza, la ritengo una polemica innescata per ragioni che nulla hanno a che vedere con il bene della banca e del Paese», ha detto Fabrizio Palenzona, per anni ai vertici di Unicredit, in una intervista a Milano Finanza.

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