Italy

Università, Italia sottovalutata  perché mancano  i professori

Caro Aldo,
le università italiane non valgono quanto quelle anglosassoni. Certo se la classifica viene redatta dagli anglosassoni e quasi la metà del punteggio attribuito alle singole università dipende dalla reputazione accademica, non abbiamo alcun dubbio che per l’Italia son dolori. La reputazione dell’Italia in questo momento è a livelli molto ma molto bassi, e non è colpa del pregiudizio straniero ma quasi esclusivamente degli italiani e della loro pervicacia nel dare un’immagine quanto più negativa di se stessi. Una nomea così compromessa da far pensare agli stranieri che l’Italia sia un Paese in via di sviluppo e non una delle potenze economiche mondiali (G7). Venire all’estero per credere.
Lucia Marinovich

Cara Lucia,
Ci sono molte classifiche delle università, e sono tutte un po’ bugiarde o comunque parziali, perché stilate in ambito anglosassone, e quindi orientate verso gli Stati Uniti e il Regno Unito. Nei giorni scorsi è stata pubblicata quella di Qs (Quacquarelli Symonds). Primo è il Mit di Boston, seconda Oxford, terza Stanford, quarta Cambridge, quinta Harvard, sesto il California Institute of Technology, settimo l’Imperial College. All’ottavo posto ci sono Ucl (University College London) e lo Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo; al decimo l’università di Chicago. E fin qui ci siamo: sono i migliori atenei del mondo. Mi rifiuto però di pensare che la prima università italiana (il Politecnico di Milano) sia solo centoquarantaduesima, e che la gloriosa Alma Mater di Bologna, probabilmente la più antica al mondo, sia appena centosessantaseiesima (seguono La Sapienza di Roma, Padova, la Statale di Milano, il Politecnico di Torino, Pisa, il San Raffaele di Milano, la Federico II di Napoli, Trento e la Bicocca). Palesemente l’Italia è sottovalutata. Però, se le nostre università sono così indietro, è anche perché il rapporto tra il numero dei docenti e quello degli allievi è troppo squilibrato. Servono più insegnanti, più assistenti, più ricercatori, più tutor, meglio motivati e meglio pagati. Allora avremo anche più laureati. La speranza è che i fondi del piano per la Next Generation Eu, la prossima generazione europea, servano anche a questo. (E comunque a metà degli anni 80 era anche peggio: a Torino a Giurisprudenza facevamo lezione in un cinema, e i professori erano due per migliaia di allievi; a Milano si dava l’esame con gli assistenti).

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

L'ingiustizia

«L’assurdo degrado del Forte Trionfale di Roma»

Ai tempi del sindaco Ignazio Marino il ministero della Difesa aveva sottoscritto un protocollo d’intesa per la cessione del Forte Trionfale al Comune di Roma. Un grosso lavoro di progettazione per il riutilizzo istituzionale, sociale e culturale del Forte è stato immediatamente intrapreso dall’architetto Simone Ferretti dell’associazione Progetto Forti in sintonia con l’assessore della Giunta Marino, Giovanni Caudo. Il progetto prevedeva il trasferimento di uffici del Municipio 14, la realizzazione di eventi culturali, laboratori, possibilità di accordi con le università per residenze studentesche, con l’azienda Ama per uno scambio tra spazi eventualmente assegnati come deposito e servizi da rendere alla collettività. Il cambio di sindaco e presidente di Municipio non ha interrotto la progettazione partecipata, continuata in assemblee e tavoli di confronto. Fino a culminare allo zero assoluto di risultati, alla chiusura e all’abbandono nell’incuria del Forte Trionfale che oggi cade a pezzi. In altre zone come via Bravetta esiste un Forte tuttora fruibile nella bellissima parte esterna ed è stato aperto anche l’interno ai visitatori il 22 maggio in occasione della visita della sindaca. Altrettanto si potrebbe dire di Forte Monte Antenne che prima della pandemia ha ospitato eventi e manifestazioni culturali. Mi chiedo e vi chiedo: va bene lo stop allo stadio della Roma, va bene lo stop alla Funivia perché presentano complessità, ma si può lasciare cadere il progetto di recupero di uno dei Forti più belli di Roma su via Trionfale?
Domenico Ciardulli

INVIATECI LE VOSTRE LETTERE

Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

MARTEDI - IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI - L'OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI - L'INGIUSTIZIA

Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

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VENERDI -L'AMORE

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SABATO -L'ADDIO

Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno. 

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DOMENICA - LA STORIA

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Ogni giorno scegliamo un’immagine che vi ha fatto arrabbiare o vi ha emozionati. La testimonianza del degrado delle nostre città, o della loro bellezza.

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