E' stato respinto in appello il ricorso dalla campagna del presidente Donald Trump in Pennsylvania, dove venivano denunciati brogli elettorali e contestate le procedure di voto che hanno attribuito la vittoria allo sfidante democratico Joe Biden nella corsa per la Casa Bianca. E se per i tre giudici della Corte d'appello del Terzo Circuito (tutti nominati da presidenti repubblicani) le rivendicazioni del comandante in capo "non hanno fondamento", il caso sembra destinato ad arrivare alla Corte Suprema, il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti, composto da 9 giudici di cui 3 scelti da Trump e dove la maggioranzaè conservatrice in modo schiacciante.

"Le accusa di scorrettezza sono serie - si legge nella sentenza - ma definire un'elezione ingiusta non la rende tale. Le incriminazioni richiedono accuse specifiche e poi prove. E non ne abbiamo". Nel Keystone State, Biden ha vinto per 80.000 voti e dopo la bocciature del tribunale d'appello la campagna di Trump ha la possibilita' di chiedere un'ingiunzione urgente alla Corte Suprema.

"La macchina giudiziaria attivista della Pennsylvania continua a coprire le accuse di grandi frodi. Siamo grati di avere l'opportunita' di presentare prova dei fatti alla legislatura della Pennsylvania e fino alla Scotus (la Corte Suprema)", ha twittato Jenna Ellis, avvocato di Trump e advisor della sua campagna per la rielezione. Il tribunale d'apello ha confermato la decisione del giudice distrettuale Matthew Brann che aveva definito il ricorso legale pieno di errori e "cucito insieme con il mostro Frankenstein".