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Usa, la giudice Amy Coney Barrett verso la nomina alla Corte Suprema

Donald Trump sarebbe pronto a nominare Amy Coney Barrett per sostituire Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema. Secondo le indiscrezioni diffuse ieri dai media americani, il presidente, dunque, avrebbe scelto la giudice cattolica e iper conservatrice, 48 anni, nata a New Orleans e attualmente al lavoro in Indiana, nella Corte d’Appello del Settimo distretto. Naturalmente non si escludono sorprese dell’ultimo minuto. Trump annuncerà ufficialmente la decisione oggi alle 17. Ma sembra aver confermato l’orientamento iniziale: puntare sulla candidata fieramente antiabortista e contraria ai matrimoni gay. La Casa Bianca vuole consolidare la maggioranza di giudici designati da presidenti repubblicani, che diventerebbero 6 contro i tre di orientamento democratico.

I nuovi scenari

Il nuovo equilibrio nella Corte Suprema potrebbe rivelarsi di fondamentale importanza, nel caso di elezioni contestate. Negli ultimi giorni lo stesso Trump ha più volte previsto che «il processo elettorale finirà davanti alla Corte Suprema». A Washington migliaia di persone si sono messe in coda per l’ultimo omaggio alla bara di Ruth Bader Ginsburg, trasferita per la veglia a Capitol Hill: la prima volta per una donna. Nello stesso tempo il presidente continua ad alimentare tensioni, ripetendo che «non può garantire una pacifica transizione dei poteri». Anche i generali sono preoccupati. Il New York Times riferisce che il Pentagono teme di essere trascinato nello scontro politico. Trump potrebbe contestare i risultati, magari in alcuni Stati chiave, suscitando proteste e rivolte di piazza. A quel punto potrebbe ordinare ai militari di intervenire. I comandanti delle Forze armate, però, non accetterebbero: si dimetterebbero piuttosto che mobilitare i soldati contro i manifestanti. È bene chiarire che stiamo parlando di indiscrezioni e di ipotesi. Ma gli stessi repubblicani appaiono frastornati. L’altro ieri tutti i conservatori hanno votato la mozione presentata al Senato dal democratico Joe Manchin, con cui si diffida il presidente a «mettere in atto comportamenti che sovvertano la volontà popolare». C’è un precedente di cui è giusto tenere conto. Lunedì 1 giugno la Guardia Nazionale, che è un reparto dell’esercito, sgombrò le strade davanti alla Casa Bianca per consentire al presidente di mettersi in posa davanti alla St. Johns Episcopal Church. L’iniziativa provocò una burrasca al Pentagono.

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