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Usa, moratoria sugli sfratti prolungata di altri 60 giorni: salve (per ora) 3,6 milioni di persone. Vittoria dell’ala progressista dei Democratici

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Usa, moratoria sugli sfratti prolungata di altri 60 giorni: salve (per ora) 3,6 milioni di persone. Vittoria dell’ala progressista dei Democratici

Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti aveva stabilito che il Cdc, quindi un’agenzia del governo, non aveva l’autorità di estendere la moratoria sugli sfratti senza un’autorizzazione specifica da parte del Congresso. Alla fine Joe Biden ha deciso di rompere gli indugi e ha chiesto di rinnovarla, dopo un'azione di pressione e protesta da parte dei rappresentanti più a sinistra del suo partito

Stop, almeno temporaneo, per gli sfratti negli Stati Uniti. I “Centers for Disease Control and Prevention” (Cdc) hanno approvato una nuova moratoria di 60 giorni, che dovrebbe mantenere nelle loro case milioni di americani che non sono più in grado di pagare l’affitto. La misura, che sarà dunque in vigore fino al 3 ottobre, è valida nelle contee con “livelli alti e sostanziali” di trasmissione del virus, quindi in un territorio dove vive circa il 90% della popolazione statunitense. La decisione è stata giustificata proprio con il nuovo rialzo di contagi da Covid-19, dovuto al diffondersi della variante Delta. Secondo uno studio dell’Aspen Institute e del “Covid-19 Eviction Defense Project”, circa 10 milioni di americani sono in ritardo nel pagamento degli affitti. Oltre 3 milioni erano a rischio di sfratto nelle prossime settimane.

Si conclude così, almeno temporaneamente, una vicenda che ha avuto risvolti legali e giudiziari, spaccato il Partito democratico e seminato la disperazione in larghi settori di popolazione che rischiavano di essere gettati nel mezzo di una strada nel momento in cui la pandemia ha ripreso la sua corsa. Il precedente blocco agli sfratti era infatti scaduto lo scorso 31 luglio. Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti aveva stabilito che il Cdc, quindi un’agenzia del governo, non aveva l’autorità di estendere la moratoria sugli sfratti senza un’autorizzazione specifica da parte del Congresso. A quel punto era nata una diatriba legale che aveva spinto l’amministrazione a tergiversare, nel timore che la nuova moratoria fosse impugnata e resa ineffettiva.

Alla fine Joe Biden ha deciso di rompere gli indugi e ha chiesto al Cdc di rinnovare la moratoria sugli sfratti. L’obiettivo, ha spiegato il presidente in una conferenza stampa alla Casa Bianca, è quello di dare ad affittuari e proprietari più tempo per ottenere assistenza finanziaria attraverso una serie di programmi federali amministrati a livello locale e statale. Il Congresso ha infatti già stanziato per arginare la piaga degli sfratti 46,5 miliardi di dollari. In questo modo, ha continuato Biden, si eviterà di “sbattere le persone in strada” e si riuscirà a mantenere “i ragazzi nello stesso distretto scolastico”. Soddisfazione, dopo l’approvazione della nuova moratoria, è stata espressa da molti democratici, tra cui la speaker della Camera Nancy Pelosi. “Oggi è un giorno di straordinario sollievo – ha detto Pelosi – Il timore imminente di sfratti e di essere messi in mezzo a una strada è stato evitato per un numero altissimo di famiglie americane”.

In realtà, nei giorni scorsi, il dibattito all’interno del partito democratico è stato particolarmente vivace. Di fronte alle timidezze dell’amministrazione sulla legittimità legale di una nuova moratoria, l’ala progressista del partito ha mostrato una crescente insofferenza. Alla fine, venerdì scorso, la deputata di St. Louis Cori Bush ha preso una sedia e si è sistemata, per protesta, ai piedi del Congresso. Cori Bush ha un passato da homeless e si è trovata ad allevare due figli da madre sola e senza casa. La sua protesta era rivolta contro l’inerzia dell’amministrazione e del Congresso che si preparava a chiudere per le ferie estive con milioni di americani che rischiavano di perdere le proprie case. Nella notte di venerdì, Bush è stata raggiunta da altri esponenti democratici – tra cui Alexandria Ocasio Cortez e il deputato della California Jimmy Gonzales – che hanno preso il suo posto e le hanno permesso di abbandonare, per un temporaneo riposo, il luogo della protesta.

Alla fine Cori Bush ha vinto la sua battaglia, dimostrando la crescente influenza che la frangia più progressista ha assunto nel partito democratico. La speranza è ora soprattutto una: che i 60 giorni concessi agli affittuari permettano l’arrivo degli aiuti finanziari che sinora si sono mossi con straordinaria lentezza tra gli uffici del governo americano. A fine giugno, soltanto 3 dei 25 miliardi stanziati attraverso gli Stati erano stati effettivamente distribuiti. I ritardi dipendono anche e soprattutto dalla mancanza, negli Stati Uniti, di un’infrastruttura che a livello federale si occupi di assistenza abitativa. L’“Eviction Crisis Act”, votato con una maggioranza bipartisan dal Congresso, si è proposto, oltre allo stanziamento di nuovi fondi, proprio la creazione di un database in grado di tracciare gli sfratti negli Stati Uniti.

North Carolina, Virginia, Ohio, Indiana, Arizona, Missouri e Florida sono gli Stati in cui la questione appare più drammatica. Minoranze e donne singole con figli appaiono le categorie più colpite. Il tema non è ovviamente nuovo. Prima dell’emergenza Covid, circa 3,7 milioni di persone venivano allontanate ogni anno dalle loro abitazioni negli Stati Uniti. La crisi sanitaria, con il conseguente crollo di economia ed occupazione, ha reso la situazione ancora più drammatica, con circa 10 milioni di persone in ritardo nel pagamento degli affitti e oltre 20 miliardi di dollari da versare ai proprietari delle abitazioni. La moratoria sugli sfratti dei mesi scorsi, ora rinnovata, ha offerto un sollievo solo temporaneo. Se gli aiuti non arriveranno, il rischio è che il 3 ottobre il dramma della perdita della casa si riproponga per milioni di americani.

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