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Vaccinazione anti-Covid di massa: come? Ci pensa il «gemello digitale»

Secondo le ipotesi in circolazione, all’inizio del prossimo anno 14 milioni di italiani potrebbero sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid con due dosi di vaccino da inoculare a 14 giorni di distanza. Ammesso di riuscire ad ottenere il farmaco, come sarà possibile organizzare in concreto un intervento su scala così vasta? Mettere in piedi una logistica capace di gestire in modo efficace uno sforzo simile è tutt’altro che semplice. Un aiuto potrebbe arrivare dal Digital Twin (gemello digitale). Che cos’è? Una replica virtuale di una situazione fisica reale; un modello matematico che replica tutte le variabili fisiche - oggetti, processi, persone, luoghi, infrastrutture, sistemi e dispositivi - e le armonizza per prevedere le migliori soluzioni organizzative e logistiche. Di solito è uno strumento che si applica ai processi produttivi, sistemi logistici e distributivi complessi.

La campagna «tamponi» su 350mila abitanti

Il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Trento ne ha appena messo a punto uno, a supporto dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige per la campagna su base volontaria da 350 mila test Covid antigenici rapidi (su una popolazione di 536. 667 abitanti) effettuata in tre giorni a fine novembre. I risultati? Sono stati somministrati 352.176 test, individuando 3.380 soggetti asintomatici positivi. Nei giorni successivi, con il contributo delle farmacie, sono stati raggiunti altri 8 mila cittadini. In conclusione, 361.781 i test effettuati e 3.615 le persone Covid-positive scoperte. Il tutto, senza incidenti o ritardi. «Riteniamo che l’esperienza dell’Alto Adige rappresenti un punto importante nell’evoluzione delle politiche di contrasto alla pandemia da Covid-19» spiega il professor Giandomenico Nollo che insieme al collega Francesco Pilati, del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Trento, ha sviluppato il prototipo innovativo di Digital Twin impiegato. «I potenziali rischi da considerare in questo tipo di interventi sono infatti molteplici: contagio tra cittadini e tra cittadini e operatori; disordine pubblico derivato da inefficienza del servizio; disaffezione del cittadino rispetto alle politiche di sanità pubblica; sovraccarico e burn out degli operatori; inefficienza generalizzata dovuta a diversi fattori come la carenza dei dispositivi di protezione, la non risposta all’utente, i tempi di accesso al servizio e di smaltimento delle code di pazienti, inaccettabili».

Disegnare meglio i siti di inoculazione del vaccino

Nel caso dell’Alto Adige, i ricercatori hanno progettato 184 siti per l’esecuzione dei test antigenici tra impianti sportivi, palestre, sale della cultura e identificato l’esatto numero di operatori (oltre 1.400) da assegnare, le loro funzioni, i carichi di lavoro. «Questo approccio — spiega Pilati — si è già dimostrato efficace in precedenti campagne di vaccinazione di massa, come quella per l’epidemia H1N1 negli Stati Uniti. In particolare, abbiamo una collaborazione consolidata con la School of Industrial Engineering & Management della Oklahoma State University che nel 2009 ha organizzato per lo Stato del Kentucky un sito in grado di vaccinare diverse migliaia di pazienti al giorno in modalità “drive through” per contrastare l’epidemia. I modelli matematici da noi sviluppati sono stati parametrizzati con raccolte di dati in scenari reali in occasione delle recenti settimane di vaccinazione influenzale, di mini-interventi di screening sierologici e con tamponi realizzati nella Provincia autonoma di Bolzano». Il «gemello digitale» dunque potrebbe diventare un alleato molto prezioso nell’annunciata campagna di vaccinazione di massa. «L’attenta programmazione, magari basata proprio su modelli Digital Twin, consentirà di disegnare al meglio i siti di inoculazione del vaccino con vantaggi importanti per sicurezza, efficienza ed efficacia della campagna. La sfida è proprio questa: far fare alla sanità pubblica un salto decisivo nella capacità di lavoro, non sotto la pressione della crisi ma supportata da metodologie ingegneristiche» conclude Nollo.

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