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Vaccini a domicilio, sfuma ancora l’intesa sui rimborsi ai medici: chiesti 32 euro a iniezione, per la Regione è troppo

TRIESTE. La vaccinazione a domicilio degli ultraottantenni impossibilitati a uscire di casa comincerà la prossima settimana, ma non vedrà per il momento il coinvolgimento dei medici di famiglia. Il piano annunciato dal vicepresidente Riccardo Riccardi punta alla vaccinazione con i sieri Pfizer e Moderna di 6.500 entro marzo, ma resta vivo il problema del personale che dovrà occuparsi della profilassi nelle abitazioni.

Regione e organizzazioni di categoria non hanno ancora trovato l’accordo economico che la giunta Fedriga sperava di chiudere per rafforzare il numero di braccia a disposizione. Le vaccinazioni sugli over 80 più fragili (circa 15 mila sul totale di 108 mila ultraottantenni residenti in Friuli Venezia Giulia) partiranno ugualmente, nell’ambito di un’accelerazione complessiva che la Regione conta di dare sulla profilassi per i più anziani.

La strategia punta ad agire in via prioritaria nella provincia di Udine, dove i contagi stanno salendo più che altrove a causa della variante inglese del coronavirus. «Dalla prossima settimana – spiega Riccardi – l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale darà il via a una serie di sedute “potenziate” di vaccinazione riservate agli ultraottantenni, con l’obiettivo di somministrare entro marzo 10mila dosi di vaccino solo nell’area udinese».

L’Ausfc organizzerà appositi punti di vaccinazione alla Fiera di Udine, nel palazzetto dello sport di Cividale e, in sedi da individuare, a Tolmezzo, Latisana e Codroipo. Si partirà da Cividale per concludere a Udine il 24 marzo. A metà mese partiranno inoltre le vaccinazioni nella Centrale idrodinamica in Porto vecchio a Trieste, nel centro anziani di Monfalcone, «mentre per Gorizia si ipotizza l’utilizzo della Fiera». Sedi che si aggiungono ad ospedali e distretti sanitari.

Il piano prevede anche l’avvio delle iniezioni d domicilio per gli over 80 impossibilitati a recarsi nelle sedi di vaccinazione. Si comincia anche in questo caso da lunedì: l’obiettivo è coprire 2.500 persone fra Trieste e Gorizia, tremila in Friuli e mille a Pordenone. Gli anziani che hanno fatto prenotazione direttamente o attraverso i propri caregiver saranno contattati telefonicamente e verrà concordata la prestazione a domicilio.

Ma le forze sono quelle che sono: la Regione non può per ora garantire più di 5-600 inoculazioni a settimana in tutto il Fvg. Serve più personale, ma non è ancora chiuso l’accordo con i medici di base, che domandano 32 euro per ciascuna iniezione praticata. È questa la richiesta economica avanzata nell’ambito della trattativa regionale, che segue l’accordo firmato il 21 febbraio a livello nazionale. Sono passati più di dieci giorni, ma i medici di medicina generale sono liberi professionisti a tutti gli effetti e ogni prestazione è soggetta a contrattazione, anche in tempo di pandemia.

Riccardi non gradisce la rigidità della categoria: «Stiamo verificando il quadro nelle altre regioni, dove gli accordi si attestano su numeri inferiori. Speriamo di trovare un’intesa il prima possibile, ma non parliamo». In ballo c’è un milione di euro per impiegare nelle vaccinazioni domestiche i medici di famiglia che lo vorranno sui circa mille professionisti sparsi sul territorio del Fvg. Riccardi dice che «la medicina generale è un pilastro importante, ma deve stare dentro un’organizzazione complessiva del sistema».

Il vicepresidente fa buon viso a cattiva sorte e rassicura che per il momento alle vaccinazioni a domicilio «penserà il personale delle Aziende», ma tanto lui quanto il presidente Fedriga lamentano da settimane la difficoltà a reperire personale per tutte le necessità dell’emergenza. Le associazioni di categoria stimano in mezz’ora la durata della singola prestazione, fra raccolta delle informazioni, firma del consenso, iniezione e osservazione.

Dopo la fumata grigia al tavolo di confronto di ieri, il segretario regionale della Fimmg Dino Trento evita ogni commento. Il presidente dello Snami Stefano Vignando spiega che «c’è bisogno di risorse umane, ma ad oggi le Aziende hanno a disposizione per le vaccinazioni a domicilio solo personale medico assunto a tempo, al costo di 80 euro l’ora. Non vogliamo lucrare, ma c’è la questione di un orario professionale dignitoso. È stata una riunione interlocutoria ma utile, perché si sono valutate le questioni e criticità. Siamo pronti a essere riconvocati nel giro di 48 ore dopo le valutazioni della Regione».

Il M5s si augura intanto che con il potenziamento assicurato da Riccardi «anche chi ha avuto un appuntamento a fine aprile possa essere ricontattato rapidamente. Non è positivo che gli over 80 debbano attendere fino a due mesi per la prima dose». La Cgil chiede invece che i medici di base «siano assunti direttamente: finché si continua a ragionare sul pagamento delle singole prestazioni, ci sarà sempre una mercificazione, ma va detto che le vaccinazioni a domicilio hanno tempi tecnici e modalità non semplici». 

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