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Vaccini: come l'Italia può sfondare (e di molto) quota 500mila dosi e uscire dalla pandemia

La campagna di immunizzazione

Il mese clou sarà giugno quando Pfizer dovrebbe aumentare (e forse addirittura raddoppiare) le consegne. Le incognite però non mancano: a cominciare dalla raccomandazione dell'Aifa di usare AstraZeneca e J&J solo per gli over 60

Il centro vaccinale allestito nei padiglioni della Mostra d'Oltremare di Napoli, tra i più grandi in Italia. ANSA/CIRO FUSCO

L'asticella si alza ancora. Il nuovo obiettivo del generale Figliuolo è sfondare il tetto delle 500mila vaccinazioni al giorno. Per farlo però serve ancora un po' di tempo. "Abbiamo già fatto molto, ma dobbiamo allungare il passo" ha di recente spiegato il commissario all'emergenza che spera di raggiungere l'obiettivo nel mese di giugno. Nell'ultima settimana l'Italia ha viaggiato ad una media di oltre 460mila somministrazioni al giorno. Il target fissato dal governo era di arrivare a quota 500mila già dal 20 aprile, ma poi l'obiettivo era stato posticipato a fine mese. A conti fatti la promessa non è stata mantenuta, ma ci siamo andati vicini. In ogni caso, al netto della difficoltà delle regioni ad usare AstraZeneca, il collo di bottiglia è ancora rappresentato dalle dosi disponibili. Che per adesso non ci consentono di fare molto di più. E così sarà (o dovrebbe essere) fino alla fine di maggio.

Giugno sarà il mese clou della campagna vaccinale

A giugno però tutto potrebbe cambiare. Non potendo contare su un calendario delle consegne previste per capire cosa succederà bisogna affidarsi alle notizie, purtroppo frammentarie, che arrivano dalle Regioni. Il Piemonte ad esempio ha comunicato che le prossime consegne di Pfizer sono previste il 13, 20 e 26 maggio e saranno pari, solo per la quota destinata al Piemonte, a 151mila, 149mila e 146mila dosi. Facendo le debite proporzioni, si può stimare che Pfizer consegnerà all'Italia circa 6,3 milioni di dosi in tre distinte tranche da 2,1 milioni l'una. A maggio dovrebbero arrivare anche 1,1 milioni di dosi da Johnson&Johnson, oltre 300mila dosi da AstraZeneca e 390mila da Moderna.

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Vaccini: a giugno Pfizer aumenterà ancora le consegne

A giugno le forniture in arrivo dovrebbero invece essere più corpose. Secondo la Regione Piemonte la prima consegna di Pfizer, da 233mila dosi, è prevista il 3 del mese: ciò significa, facendo le solite proporzioni, che in totale la prima settimana di giugno l'Italia dovrebbe ricevere solo da Pfizer circa 3,5 milioni di dosi. La Regione Toscana ha però anticipato che a "giugno i numeri dovrebbero ulteriormente salire" tanto che la multinazionale "ha annunciato un raddoppio delle consegne". Se così fosse, le dosi disponibili salirebbero a 4,2 milioni a settimana, abbastanza per fare 540mila somministrazioni al giorno solo con Pfizer-BioNTech e lasciare almeno un 10% delle dosi in frigo come scorta per i richiami come da indicazioni di Figliuolo.

Stando alla tabella pubblicata sul sito del ministero della Salute, nel secondo trimestre l'Italia dovrebbe ricevere da Pfizer 32,7 milioni di dosi totali, un numero enorme se consideriamo che il primo contratto prevedeva appena 8,4 milioni di dosi.

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La campagna vaccinale dunque si regge principalmente sugli sforzi della multinazionale americana che sta garantendo una quantità e una regolarità delle consegne superiore alle attese. Ma a giugno anche le altre aziende farmaceutiche dovrebbero intensificare le consegne: ad oggi ad esempio AstraZeneca ha garantito all'Italia solo 6,7 milioni di dosi degli oltre 14 previsti tra il primo e il secondo trimestre. Da Johnson&Johnson sono attese circa 7,3 milioni di dosi entro fine giugno (finora ne sono arrivate alle Regioni appena 342mila). E anche Moderna dovrà darsi da fare per ottemperare agli impegni di fornire 4,6 milioni dosi, in larga parte ancora da consegnare. Per farla breve, se queste tre aziende rispetteranno le scadenze, a giugno l'Italia avrà dosi a sufficienza per sfiorare il milione di dosi al giorno, come del resto ha fatto capire anche il commissario all'emergenza Figliuolo. Ma le incognite sono tante, a cominciare dalla possibilità, purtroppo non proprio remota, di ulteriori ritardi e tagli alle forniture.

Certo, se le dosi arriveranno bisognerà somministrarle. E per farlo il commissario all'emergenza intende giocarsi il jolly delle farmacie e soprattuto dei medici di base finora poco sfruttati. L'idea del generale è semplice. "Se ogni medico inoculasse dieci vaccini al giorno, otterremmo 430.000 dosi in più alle quali se ne potrebbero aggiungere altre 100.000 per il ruolo delle farmacie. Le previsioni sono approssimative, ma se aggiungiamo a queste proiezioni quello che già facciamo possiamo riuscirci".

Il problema dei vaccini AstraZeneca e J&J raccomandati agli over 60: l'Aifa non torna indietro

Ma c'è un'ulteriore incognita ed rappresentata dalla raccomandazione dell'Aifa di utilizzare i farmaci AstraZeneca e Janssen solo nei soggetti con più di 60 anni. Il "problema", detto tra molte virgolette, è che le vaccinazioni degli over 60 sono ormai a buon punto (almeno relavitamente alle prime dosi) tant'è che lo stesso Figliuolo ha esortato le Regioni ad aprire le prenotazioni anche ai 50enni.

Che fare dunque dei vaccini Vaxzevria e Johnson&Johnson? L'ipotesi di lasciare milioni di dosi ferme nei frigo, mentre molti italiani aspettano di essere immunizzati non sembra delle più felici. Tant'è che lo stesso Ministero della Salute ha chiesto al Comitato tecnico scientifico di valutare la possibilità di estendere il vaccino AstraZeneca alla fascia 50-60 anni. La presidente della Commissione tecnico scientifica dell'Aifa, Patrizia Popoli, ha però risposto che la valutazione su Astrazeneca (e si suppone anche per J&J) "non è cambiata". "Sulla base dei casi osservati, abbiamo detto che il beneficio/rischio per tale vaccino è progressivamente sempre più favorevole al crescere dell'età".

Quella dell'Aifa è però solo una raccomandazione, tant'è che la stessa agenzia del farmaco ha più volte ribadito che non c'è nessun divieto a somministrare questi due vaccini anche agli under 60. E in effetti le Regioni lo stanno già facendo. Il Lazio si è addirittura spinto più in là e per esaurire le scorte disponibili ha organizzato un open day aperto a tutti gli over 40 per il prossimo week end. Un altro esempio  arriva dal Casertano dove AstraZeneca è stato somministrato da alcune Asl senza limiti di età e senza prenotazione. Del resto il problema non è solo italiano: anche la Germania ieri ha deciso di "liberalizzare"  Vaxzevria e J&J che saranno somministrati su base volontaria anche a chi ha meno di 60 anni. Insomma, giugno potrebbe essere il mese della svolta. Con un milione di dosi al giorno, 30 al mese, la fine della pandemia sarebbe davvero a portata di mano. Ma ci sono ancora molti punti interrogativi. 
 

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