Roma, 12 mag. (LaPresse) – “La questione rimane più complessa che non la sola liberalizzazione dei brevetti, perché la liberalizzazione di per sé non assicura la produzione dei vaccini. La produzione di questi vaccini – soprattutto quelli di nuova generazione, su cui noi facciamo massimo assegnamento, quelli basati sulla tecnica mRNA – è complessa perché richiede tecnologia, specializzazione, organizzazione. Non è facilmente replicabile anche disponendo del brevetto. Inoltre, la liberalizzazione dei brevetti non garantisce di per sé gli standard qualitativi necessari e dunque la sicurezza dei vaccini. Il controllo sulla sicurezza è una questione importante”. Lo dice il premier, Mario Draghi, durante il question time alla Camera. “Prima di arrivare alla liberalizzazione dei vaccini è necessario fare dei passi anche più semplici – spiega -. Prima di tutto, rimuovere il sostanziale blocco alle esportazioni, che Paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito continuano a mantenere. Bisogna poi aumentare la produzione, sia attraverso il trasferimento tecnologico e l’individuazione di nuovi siti – un’operazione già in corso in Italia, ma occorrerebbe cominciare a individuare nuovi siti anche nei Paesi poveri. Cos’altro si può fare? – si domanda -. Finanziare quelle iniziative che provvedono all’acquisto dei vaccini, quindi l’iniziativa Covax: l’Italia ha stanziato 86 milioni e nel prossimo decreto Sostegni ci sarà un aumento significativo del nostro contributo. Tuttavia, tutto questo è ancora insufficiente. Quindi occorre necessariamente accelerare il passo sulle cose che ho appena detto: sblocco delle esportazioni, l’aumento della produzione, l’individuazione di nuovi siti, accanto a una riflessione sulla liberalizzazione dei vaccini”.

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