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Vaccini, la situazione in Spagna, Francia e Germania

In Spagna due settimane di stop e il governo finisce sotto attacco

Esaurite le scorte, la campagna di vaccinazioni in Spagna subisce una brusca frenata. Anzi, è addirittura sospesa almeno fino alla prossima settimana la somministrazione della prima dose nelle due regioni più ricche e industrializzate, la Comunità di Madrid e la Catalogna, per garantire il richiamo ai primi vaccinati, soprattutto medici, infermieri e ospiti delle residenze per anziani. Una doccia fredda - complici i ritardi di Pfizer e Moderna - sulle previsioni fatte appena poche settimane fa dal governo di Pedro Sánchez di poter immunizzare entro l'estate il 70 per cento dei 47 milioni di spagnoli. Per il momento, la prima dose è stata inoculata solo a un milione e 300mila persone (2,7% della popolazione). La terza ondata colpisce duro, nel Paese si diffonde la variante inglese e il dato più preoccupante sono i 900 casi ogni 100 mila abitanti. Nel giorno in cui esce dal governo Salvador Illa, il ministro della Sanità che ha gestito la crisi del Covid sin dall'inizio (si candida per i socialisti alla presidenza della Catalogna), l'esecutivo centrale è nel mirino dei due governi regionali: lo accusano di non aver fatto abbastanza per garantire la regolarità delle forniture. E la Generalitat catalana avverte: almeno 10mila vaccinati riceveranno la dose di richiamo in ritardo rispetto ai 21 giorni previsti.

La Francia senza un suo farmaco ora vuole produrre in subappalto

Nella polemica contro AstraZeneca, Emmanuel Macron chiede di organizzare controlli sulle esportazioni e ispezioni nelle fabbriche europee in caso di mancata consegna della produzione. "Non è tollerabile che ci siano dei rallentamenti per ragioni che non sono oggettive" ha commentato un portavoce del governo. Intanto la Francia ha individuato impianti sul proprio territorio per produrre i vaccini già approvati. Il laboratorio Recipharm ha un contratto di subbapalto con Moderna e comincerà la produzione a fine febbraio. Un altro laboratorio, Delpharm, potrà fabbricare dosi del vaccino Pfizer/BionTech a fine marzo. Anche Sanofi, in ritardo nello sviluppo del suo vaccino, ha annunciato un accordo con Pfizer per produrre da luglio 125 milioni di dosi in una sua fabbrica in Germania. La Francia non è riuscita finora a sviluppare un suo vaccino. L'istituto Pasteur ha annunciato martedì di rinunciare al suo progetto che "non ha dato i risultati attesi". Alcuni commentatori d'Oltralpe accusano la mancanza di finanziamenti nella ricerca e sviluppo, o l'eccessiva burocrazia. Eppure la Francia avrebbe una lunga tradizione farmaceutica e alcuni importanti distretti. Tanti francesi sono invece ai vertici di gruppi all'estero, come il ceo di Moderna, Stéphane Bancel, e quello di AstraZeneca, Pascal Soriot.

La Germania frena e rifà il piano. I giovani avranno la prima fila

Un tweet del ministro della Salute Spahn dava conto già lunedì dell'umore in Germania sul taglio dei vaccini AstraZeneca: "L'Ue deve dirci se e quanti vaccini vengono esportati. Così sappiamo se gli accordi Ue vengono rispettati. L'obbligo di un via libera per le esportazioni dei vaccini nella Ue ha senso". Nelle stesse ore, dal Forum economico mondiale, Ursula von der Leyen confermava che a Bruxelles una riflessione era già in corso. Ma nel frattempo, Spahn faceva filtrare su alcuni giornali il sospetto concreto che la Germania e altri Paesi stiano subendo la scelta di AstraZeneca di esportare il vaccino altrove, ad esempio negli Stati Uniti. Il ministro è finito però sotto pressione, in questi giorni, per la lentezza della campagna vaccinale. A ieri sono 1.672.215 i tedeschi, circa il 2% della popolazione, che hanno ricevuto la prima puntura. Per oltre 318.674 è già arrivato il richiamo. Un'altra notizia clamorosa, molto discussa in questi giorni, potrebbe costringere Berlino a ripensare tutta la sua strategia vaccinale. Il vaccino AstraZeneca è stato testato troppo poco sugli anziani: Berlino potrebbe accelerare l'accesso dei giovani alle campagne di immunizzazione. Sabato è previsto un vertice tra Spahn e i ministri regionali della Salute per decidere.

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