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Vaccino AstraZeneca-Oxford ha efficacia media del 70%:  tre miliardi di dosi nel 2021

Il vaccino AstraZeneca contro il C ovid-19 sviluppato dall’Università di Oxford e dall’Irbm di Pomezia Oxford-Astra-Zeneca è «altamente efficace» nella prevenzione della malattia secondo i risultati preliminari dei testi clinici condotti in Regno Unito e Brasile arrivati in fase 3 e comunicati dall’azienda farmaceutica lunedì mattina. I ricercatori hanno spiegato che il vaccino funziona in media con una protezione del 70%, inferiore quindi al 90% annunciato da Pfizer e Moderna. Tuttavia a seconda dei dosaggi la protezione sembra variare fino a una copertura del 90%. Inoltre questo vaccino è più economico e più facile da conservare rispetto agli altri due e potrà più facilmente raggiungere ogni angolo del mondo. «La giornata odierna segna una tappa importante nella nostra lotta contro la pandemia. L’efficacia e la sicurezza di questo vaccino confermano che sarà altamente efficace contro il Covid-19 e avrà un impatto immediato su questa emergenza sanitaria pubblica» ha commentato Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca. «Siamo soddisfatti dei risultati e del lavoro di squadra che AstraZeneca ha intrapreso già da aprile per rispondere all’emergenza globale con l’obiettivo di favorire un accesso ampio ed equo del vaccino in tutto il mondo con la fornitura di 3 miliardi di dosi» ha aggiunto Lorenzo Wittum, Presidente e Amministratore delegato di AstraZeneca Italia. «Le notizie provenienti da Oxford sul vaccino anti-Covid sono incoraggianti. Nel progetto sono coinvolte importanti realtà italiane, come l’Irbm di Pomezia e la Catalent di Anagni. Serve ancora tanta prudenza, ma sarà la ricerca scientifica a portare l’umanità fuori da questa crisi» ha dichiarato in una nota il ministro della Salute Roberto Speranza.

I dosaggi

Nella sperimentazione sono stati coinvolti più di 20 mila volontari, metà nel Regno Unito, il resto in Brasile. Si sono registrati 30 casi di Covid tra persone che avevano ricevuto due dosi di vaccino e 101 tra chi aveva invece ricevuto un placebo. Che cosa è emerso? Quando ai volontari sono state somministrate due dosi intere la protezione è stata del 62% mentre una mezza dose, seguita da una dose intera ha portato a una protezione del 90%. L’analisi combinata di entrambi i dosaggi ha portato a un’efficacia media del 70%. La protezione inizia non prima di due settimane dall’inoculo della seconda dose (un mese dopo la prima). Non sono stati individuati eventi avversi gravi legati al vaccino e il siero è stato ben tollerato in entrambi i regimi di dosaggio anche dalla popolazione anziana. Dai primi dati comunicati dall’azienda farmaceutica e non ancora pubblicati sulle riviste scientifiche emerge dunque che il regime ottimale di somministrazione è dunque mezza dose con un richiamo a dose completa dopo un mese. L’azienda ha annunciato che sarà questa la formulazione messa in commercio. «Dal punto di vista immunologico è illogico che funzioni meglio una formulazione con dosaggio inferiore. Forse ci sarà una spiegazione, attendiamo la comunicazione di dati più specifici» commenta Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano.

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Quanto dura l’immunità

Non è chiaro, come del resto anche per gli altri vaccini al rush finale, quanto durerà l’immunità anti Covid. Sul tema c’è molta prudenza: «È troppo presto per dire qualunque cosa al riguardo - ha sottolineato i professori Andrew Pollard , coordinatore dello studio clinico -. Noi abbiamo iniziato il secondo dosaggio sui volontari nel Regno Unito solo in agosto, ciò significa che non è passato abbastanza tempo per dirci se, a un anno di distanza, le persone risulteranno ancora protette e immunizzate dal coronavirus come all’inizio».

Protetti gli anziani

Settimana scorsa erano stati pubblicati su Lancet i risultati dei primi dati della fase 2-3 ed e i risultati suggerivano che uno dei gruppi più a rischio di morte o malattia grave da Covid-19, gli over 70, è in grado di costruire una solida immunità addirittura migliore della fascia di età under 55.

La sperimentazione non si ferma

I volontari che hanno partecipato alla campagna di test clinici sono oltre 23 mila, dai 18 anni in su provenienti da diversi gruppi razziali e geografici sani o in condizioni mediche di base stabili. Sono in corso studi anche negli Stati Uniti, Giappone, Russia, Sudafrica, Kenya e America latina, e ne sono stati pianificati ulteriori in altri Paesi europei e asiatici. In tutto, la società prevede di fare test globalmente su 60 mila volontari.

Quando ci si potrà vaccinare

Entro la fine del 2020 saranno disponibili a livello mondiale circa 200 milioni di dosi del vaccino di Oxford, Italia compresa. La produzione raggiungerà 700 milioni di dosi già entro il prossimo marzo. Il governo italiano ha prenotato 70 milioni di dosi che saranno disponibili entro giugno 2021. Nulla però potrà succedere prima dell’approvazione di un ente regolatorio che deve valutare efficacia e sicurezza. AstraZeneca sta lavorando per ottenere una capacità di produzione fino a 3 miliardi di dosi di vaccino nel 2021.

I risultati sono deludenti?

Dopo che sia Pfizer che Moderna hanno prodotto vaccini che offrono una protezione del 95% da Covid-19, una cifra del 70% (che però con un cambio di dosaggio può salire al 90%) potrebbe sembrare deludente anche se l’Oms ha già dichiarato che un vaccino con un’efficacia superiore al 50% è da considerare un trionfo. Inoltre questo preparato può essere conservato, trasportato e manipolato in normali condizioni di refrigerazione (2-8 gradi) per almeno sei mesi e somministrato all’interno delle strutture sanitarie esistenti.Un vantaggio importante rispetto a Pfizer e Moderna che devono essere conservati a temperature più fredde. E altro vantaggio è il costo: 2,80 euro (compreso il richiamo) contro i 16-20 euro a dose dei vaccini americani.

Prossimi passi

Ora AstraZeneca preparerà i documenti e i dati per chiedere le autorizzazioni «in tutto il mondo alle autorità che hanno un quadro di riferimento per l’approvazione condizionale o anticipata». L’azienda chiederà inoltre all’Organizzazione Mondiale della Sanità l’elenco delle possibilità di approvarlo per «usi di emergenza» per ottenere un percorso accelerato verso la disponibilità di vaccini nei paesi a basso reddito. Parallelamente, l’analisi completa dei risultati provvisori verrà presentata per la pubblicazione in una rivista scientifica.

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