Italy

Vaccino Covid, il 12% dice di no: nel Nordest e tra i leghisti la percentuale più alta

Le notizie riguardanti gli eventi avversi causati da alcuni vaccini stanno determinando inquietudine in una parte della popolazione, basti pensare che, rispetto a due settimane fa, al crescere del numero delle persone vaccinate non accenna a diminuire la quota di coloro che non sono sicuri di volersi vaccinare o preferirebbero valutare quale vaccino fare tra quelli disponibili (20%), e aumenta la quota di coloro che dichiarano esplicitamente di rifiutare il vaccino (dall’8% al 12%). La preoccupazione è più diffusa tra le persone di condizione economica medio-bassa e bassa: tra costoro, infatti, i «cauti» e i «no-vax» rappresentano rispettivamente il 38% e il 41%, contro il 32% del dato medio nazionale e il 22% delle persone abbienti, nonché il 27% di quelle di condizione medio alta.

Riguardo agli elettorati, si registra una percentuale più elevata di no-vax tra gli elettori della Lega (18%) e di Fratelli d’Italia (16%), mentre sorprende la quota limitata tra i pentastellati (6%), che in passato avevano espresso posizioni critiche nei confronti dei vaccini. Nel complesso il 62% è già stato vaccinato (19%) o intende farlo senza indugio (43%); i più inclini al vaccino sono dunque i più benestanti (77%) mentre tra i meno abbienti il dato si attesta al 50%. E tra gli elettori primeggiano quelli del Partito democratico (84%) e delle altre forze del centrosinistra (80%), seguiti dagli elettori di Forza Italia e delle forze minori del centrodestra (69%).

Le opinioni sulla gestione della campagna vaccinale da parte di Regioni e governo si dividono nettamente: in entrambi i casi prevalgono, sia pure di poco, le valutazioni negative (44% per il governo e 43% per le Regioni), ma è interessante osservare le differenze nelle diverse aree geografiche: nel Nordovest vengono bocciate le Regioni e promosso il governo; nel Nordest si registra il contrario, mentre nelle regioni del Centronord (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) prevalgono i giudizi positivi sia sull’operato delle Regioni sia su quello dell’esecutivo, e nel Centrosud (Lazio, Campania, Abruzzo e Molise) come pure nelle restanti regioni meridionali, il governo ne esce male, mentre le Regioni deludono soprattutto nel Sud e nelle Isole. Va sottolineato che i giudizi negativi sul governo prevalgono più tra i pentastellati (65%), presumibilmente nostalgici del governo Conte, che tra gli elettori del principale partito di opposizione (FdI: 56%) e tra gli astensionisti (45%).

Le difficoltà che sta incontrando la campagna vaccinale sono attribuite dagli italiani alla scarsa disponibilità dei vaccini (32%) o ai problemi di distribuzione degli stessi in tutti i territori (11%), mentre il 27% ritiene che non vi sia chiarezza tra i ruoli del governo e delle Regioni e il 9% è del parere che queste ultime non sempre siano disponibili ad applicare le direttive dell’esecutivo; da ultimo, l’11% attribuisce le responsabilità maggior ai cittadini che sono spaventati e non vogliono vaccinarsi. Le opinioni non sono affatto univoche riguardo alle possibili strategie per aumentare l’efficacia della campagna: poco più di un terzo auspica una maggiore centralizzazione (37%), un po’ meno di un terzo (31%) al contrario vorrebbe un maggior decentramento, assegnando più poteri alle Regioni, e un ultimo terzo (32%) non ha un parere in proposito. I sostenitori del decentramento prevalgono solo nelle regioni del Nordest (46%) e tra gli elettori della Lega (57%). Oltre otto italiani su dieci (82%) sono persuasi che per riaprire tutte le attività e tornare ad una vita normale sia necessario vaccinare almeno il 70%-80% della popolazione. A questo proposito il 17% si dichiara ottimista riguardo al raggiungimento dell’obiettivo entro il prossimo settembre e il 34% entro la fine dell’anno; un altro 34% invece si aspetta tempi più lunghi (un anno e oltre).

Lo scenario che si sta delineando è piuttosto complesso: la preoccupazione per il Covid si mantiene elevata a causa delle varianti del virus e del numero quotidiano di decessi che non diminuisce in misura significativa, e coesiste con la preoccupazione sul fronte economico; la campagna vaccinale, nonostante l’apprezzato cambio di passo apportato dal generale Francesco Paolo Figliuolo, procede a rilento rispetto alle elevate aspettative espresse dai cittadini; gli eventi avversi e le decisioni di alcuni Paesi di sospendere l’utilizzo di un paio di vaccini hanno aumentato l’allarme e la confusione; le competenze concorrenti tra Stato e Regioni in materia di sanità aumentano il disorientamento. E sono i ceti popolari e i residenti nelle regioni meridionali a mostrare più sconcerto rispetto alla situazione attuale e più delusione nei confronti del governo. Insomma, ora più che mai sembra opportuno comunicare obiettivi raggiungibili, in termini di numero di somministrazioni quotidiane (fissando un obiettivo realistico, dato che quello di 500.000 vaccinati da raggiungere in aprile è stato disatteso) e percentuale della popolazione vaccinata, obiettivi a fronte dei quali definire i diversi termini di apertura delle attività. Sarebbe la classica luce in fondo al tunnel.

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