Italy

Vaccino Covid, il governo alle regioni: serve un criterio comune per distribuire le dosi

È questa la linea emersa dai primi contatti tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Gabrielli, il nuovo capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e il nuovo commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo. L’ordine di precedenza nella vaccinazione dovrebbe essere sempre basato sull’età, dai più anziani ai più giovani, tenendo conto delle patologie. Ma dovrebbero essere ridotti i margini di manovra delle singole Regioni, che oggi hanno un’elevata discrezionalità nel decidere il destino dei lavoratori dei servizi essenziali, quasi 4 milioni di persone.

Non per il gusto di accentrare a prescindere. Ma per evitare che quelle scelte e velocità diverse possano innescare un mix di «gelosia del vaccino» e «concorrenza sleale» di cui proprio non abbiamo bisogno. Per questo si valuta anche l’algoritmo messo a punto dall’Università Bicocca di Milano, e adottato dalla Regione Lombardia, che stabilisce l’ordine di priorità in base al quadro clinico. Come si prende in considerazione l’ipotesi di rifornire più velocemente di fiale le zone del Paese che hanno i numeri peggiori sul fronte dei contagi. Anche ieri il ritmo di somministrazione è stato più alto rispetto alle settimane scorse, grazie soprattutto all’avvio della campagna con AstraZeneca in tutte le regioni.

Per quanto riguarda la somministrazione di una sola dose, c’è il via libera ufficiale per chi dal Covid è già guarito. Con il conforto di un nuovo studio pubblicato su Jama, la rivista dell’associazione dei medici americani. Ma sull’ipotesi di estendere la dose unica a tutti resta una certa prudenza sia nel Consiglio superiore di sanità sia nel Comitato tecnico scientifico dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco. Ci sono studi che sostengono la bontà del modello scelto dal Regno Unito, dove però le dosi di AstraZeneca erano disponibili in grandi quantità fin dall’inizio. Ma anche ricerche che invitano alla prudenza. E il dilemma della monodose potrebbe essere superato nei fatti tra poche settimane, quando in Italia arriverà un monodose vero, Janssen, e mantenendo i richiami lunghi per AstraZeneca, già oggi sono a tre mesi. Sempre più probabile che per questo vaccino venga eliminato il limite di età a 65 anni, come fatto ieri dall’Austria.

Sulla produzione in Italia dei vaccini ieri c’è stato il secondo incontro tra il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e Farmindustria, l’associazione delle aziende del settore guidata da Massimo Scaccabarozzi. Confermata l’accelerazione rispetto al primo round della settimana scorsa e l’obiettivo di un polo di produzione nazionale che metta insieme pubblico e privato. Nell’immediato il contributo delle aziende italiane a una produzione condivisa tra i Paesi europei non si dovrebbe limitare alla fase finale del processo produttivo, e quindi all’infialamento, ma puntare anche alla produzione del principio attivo e degli altri componenti.

Diverse le aziende disponibili con la differenza che nel primo caso si può partire praticamente subito, mentre nel secondo ci vogliono 4/6 mesi. Per il momento i lavori non si sono concentrati su un vaccino specifico. Anche se AstraZeneca è stata più aperta per la concessione della licenza. In linea di principio non si esclude nemmeno il russo Sputnik V. Che però prima dovrebbe essere approvato in Europa dall’Ema, oppure in emergenza dalla nostra Aifa. Al momento così non è.

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