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Valeria Marini, la bambola col baricentro

20Questo articolo è stato pubblicato sul numero 42 di Vanity Fair, in edicola fino al 20 ottobre.

La bambola di plastica ha i piedi di ferro. «Puoi provare a buttarla giù, ma lei resterà sempre in piedi». È la descrizione che fa spesso di sé Valeria Marini, tra una battuta e l’altra, tra un bacio stellare e due gatti che la tormentano a ogni telefonata (di nome fanno Sua Maestà e Sexy Star, ma a questo ci arriviamo dopo). Dalla scorsa settimana, la Marini (come tutti la chiamano) ha una nuova missione: salvare il Salone Margherita, lo storico teatro romano del Bagaglino che è arrivato, causa Covid come molti altri in Italia, al capolinea della chiusura.

«Io non mi do per vinta, non mi sono mai arresa nella mia vita, figuriamoci se lo faccio questa volta. Del resto, lo sa come mi chiama Pablo?».

Scusi, ma chi è Pablo?
«Ma Pablo Ardizzone! Il mio truccatore, uno dei più bravi, un vero artista».

Ah, grazie della precisazione. E come la chiama, quindi, Pablo?

«La bambola dal baricentro abbassato. Puoi colpirla come vuoi, tanto lei resta sempre in piedi».

Quindi niente e nessuno è mai riuscito a farla cadere?
«Di carattere sono intraprendente e fin da piccola sono stata abituata a cavarmela da sola. Cerco sempre la soluzione e non mi do mai per vinta».

Mai?
«Be’, qualche volta sono caduta, è vero. Nella vita professionale, quando ho lavorato duro per ottenere un ruolo e poi arriva l’ultima raccomandata e te lo soffia. E nella vita privata, quando non sono riuscita a portare a termine una gravidanza. Il problema sono sempre le situazioni esterne che arrivano a mettere il bastone tra le ruote della vita. Allora tu vedi il tuo sogno svanire. Ma anche in quel caso, sa cosa faccio?».

Cosa?
«La prendo con ironia. Perché alla fine, succeda quel che succeda, impari che non devi mai perdere di vista la gioia di vivere».

E a lei chi dà oggi la gioia di vivere?
«Il pubblico. Il contatto umano, che questo maledetto virus sta impedendo, è la gioia più grande».

A proposito di virus, come ha passato il lockdown e come affronta la pandemia?
«Quando sono uscita dal Grande Fratello Vip ero sotto shock. Ho acceso la tivù e ho visto i camion dell’esercito a Bergamo. Ho pianto per due giorni e poi mi sono detta: fai qualcosa. Mi sono buttata a capofitto in iniziative di beneficenza per aiutare con quello che so fare. E poi mi sono chiusa in studio di registrazione per la canzone Boom».

Valeria Marini

A proposito di canzoni. Ogni estate, arriva una sua hit. Vuole fare la cantante?
«Ma è matto? No! Voglio solo divertirmi. E la musica è divertimento. Quel titolo, Boom, mi è venuto perché vorrei tanto spaccare questa cappa di tristezza che il virus ci ha messo sopra la testa. Sa cosa le dico? Spero che a fine dicembre, con l’anno nuovo, faremo un bel gesto dell’ombrello a questa pandemia. L’altra sera, intanto, ho registrato la prossima canzone: non posso dire nulla, ma ho collaborato con un rapper. E ho già in mente il video: io vestita da supereroe che faccio a pezzi il Covid».

Da dove le vengono queste idee?
«C’è chi di notte fa sogni eroici. Io faccio sogni stellari».

Lei dice spesso «baci stellari». Come le vengono certi termini?
«Ma, sa com’è: dire baci baci è troppo poco. Dire solo stelle, be’, chi se ne frega. Ma se senti uno che ti dice baci stellari, be’ allora la gente impazzisce. È il mio modo di uscire dalle convenzioni. E dalla prigione della noia».

E lei si è mai sentita prigioniera del suo personaggio?
«Sempre. Perché come succede a tutte le donne, il mondo ha bisogno di etichettarti. Se una donna non è dentro una casella, allora è un problema. Ma io dico che la donna è un diamante che brilla di una luce diversa ogni minuto della giornata. Mi piace quello che avete fatto con Vanessa Incontrada in copertina: un manifesto di libertà. Ci credo molto. Però non mi piace quella tendenza di oggi a voler prevaricare gli uomini. Non mi piace che l’argomento dell’emancipazione femminile si trasformi in una sorta di competizione tra uomini e donne. Vede, io sono diventata famosa anche grazie al Bagaglino, che tutti ritenevano un palcoscenico che ha sempre penalizzato le donne».

In effetti, c’erano tanti uomini e le donne non avevano proprio un ruolo primario…
«Le racconto questa. Dopo il primo spettacolo di Saluti e Baci, un successo da 14 milioni di ascolti, il settimanale L’Espresso mi propone di comparire in copertina. All’epoca era un evento, perché c’era la satira di destra e quella di sinistra, mentre oggi c’è solo la politica che sembra una satira… Va be’, ma questa è un’altra storia. Insomma, sono sul palcoscenico a fare le foto e arriva Oreste Lionello e dice: tu non sei una soubrette, tu sei la prima donna che fa la ditta. Nel teatro, fare la ditta significa che sei il primo nome in cartellone, quello più importante del capo comico. Non direi proprio un ruolo da comprimario…».

Sempre parlando di uomini: cosa ricorda dei suoi mariti?
«Mariti? Quali mariti? Ma io mi devo ancora sposare».

E Cecchi Gori dove lo mettiamo?
«Vittorio è stata una scelta difficile, sofferta. Scelta che sono stata orgogliosa di aver fatto perché so di aver aiutato un uomo di gran cuore ma in grande difficoltà. Non smetterò mai di ringraziare Bruno Vespa per avermi permesso di difenderlo in tivù. Però adesso Sua Maestà smettila! Ho detto smettila!».

Scusi?
«Sua Maestà, il mio gatto, sta facendo i capricci. E adesso ci si mette pure Sexy Star, la sua fidanzata».

Mi sto perdendo…
«Allora: Sua Maestà è arrivato da non molto. Sexy Star, invece, è figlia di altri due miei gatti che ora ho regalato a due amiche: lui si chiama Sexy, lei Star. I due rimasti con me sono la mia gioia, la mia leggerezza. Mi aiutano a stare in pace con me stessa».

Lei è in pace con se stessa?
«Sì, ovvio. Certo, sono critica, ma ho imparato a esserlo in una maniera costruttiva e non distruttiva. Poi se mi chiede se sono soddisfatta di me stessa, le rispondo no, perché non si finisce mai di fare nuove conquiste. Però, se mi guardo allo specchio, sono soddisfatta anche degli errori che ho commesso».

Qual è stato il peggiore?
«La truffa subita da un matrimonio. Ho passato tre anni a farmi distruggere il sogno dell’amore. Dovevo ascoltare chi mi voleva bene, però non l’ho fatto. Vede, sono stata fortunata nel mio lavoro, ma nella vita privata un po’ meno. Però quando piangevo come una pazza, un giorno arriva l’avvocata Bernardini de Pace e mi dice: “Tu hai il complesso di Cappuccetto Rosso!”. E io: ma che vuol dire? Vuol dire che finisci sempre nella bocca del lupo. Sono scoppiata a ridere. Ci vuole leggerezza nella vita. Sempre. E bisogna imparare a ridere».

Ho il complesso di Cappuccetto Rosso

Chi la fa ridere di più?
«Il mio amico Pablo e Federico (Federico Fashion Style, ndr). Quando mi preparano, ridiamo come pazzi. Federico l’ho scoperto io, mi seguiva, sognava di pettinarmi. Poi ci siamo conosciuti e l’ho presentato alle persone giuste. Da lì è nato Il Salone delle Meraviglie. Lo adoro. Poi c’è anche mia mamma: lei è una forza della natura, ride sempre delle mie fantasie strampalate».

Amici gay e mamma… Gli uomini eterosessuali non la fanno ridere?
«Ma gli uomini etero hanno un umorismo diverso. E poi che cosa antica confondere l’ironia con il sesso e le inclinazioni sessuali. L’ironia è un dono di Dio».

Le piace qualcuno oggi? Ha un compagno?
«No, nessuno».

E cosa ci vuole per conquistarla?
«I rapporti generano stress, ansia, gelosie. E io oggi non ce la posso più fare. Quindi direi che da ora in poi mi conquisterà chi mi regala serenità e tranquillità».

Ma cosa deve fare un uomo, in pratica, per far innamorare Valeria Marini?
«Arrivare in ritardo. Così almeno aspetterà di meno mentre mi preparo. Perché tanto lo sanno tutti che sono sempre in ritardo».


(FOTO: Gianmarco Chieregati)

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