Italy

Velocità e trasparenza  No a guerre sui vaccini

Caro Direttore,
ho apprezzato la pubblicazione della lettera di alcuni settantenni in merito alla vaccinazione Covid (Corriere 1 marzo). Il richiamo al buon senso e senso umano si scontra con la lista delle priorità che antepone chi lavora e produce a tutti gli altri. Inutile il richiamo all’aiuto che gli anziani danno ai giovani. Prevale quella che papa Francesco chiama la «cultura dello scarto». Certo non è piacevole sentirsi degli scartati ma questa è la realtà. Spero che finisca l’ipocrisia della celebrazione dei nonni come angeli custodi della famiglia. Cordialmente.
Emilio Toia

Caro direttore,


la lettera dell’insegnante che ha visto i suoi ragazzi con le lacrime agli occhi per la chiusura scolastica e il ritorno in DAD è condivisibile e le fa onore. La conclusione a cui arriva, cioè la domanda posta per cui perché le scuole chiudano e i parrucchieri e i negozianti no, invece, è opinabile. Gli assembramenti sono fuori dalle scuole o davanti al negozio del parrucchiere? La mensa scolastica senza mascherina per il pranzo si tiene nel negozio di scarpe? E ultimo ma non ultimo: chi sta pagando gli stipendi degli insegnanti, le future pensioni, gli stipendi dei medici, se non i pochi negozi che lavorano ancora a loro rischio personale e dei loro dipendenti? E quando il papà negoziante chiuderà definitivamente (e sarà la maggioranza), ma le scuole verranno lasciate aperte, chi pagherà l’abbonamento all’autobus, l’apparecchio, la pallavolo, e i libri scolastici?
Marisa Bianchi

Cari signori Toia e Bianchi,
Pubblico insieme le vostre due lettere perché sono un esempio delle tantissime che ci stanno arrivando sulla cruciale questione dei vaccini. Molti lettori ci pongono domande e si arrabbiano perché non capiscono i criteri, si sentono esclusi, sospettano favoritismi. È come se si fosse innescata una «guerra di classe» tra i protetti e i non protetti dal Covid. La campagna vaccinale sta scontando molti ritardi dovuti al mancato rispetto delle consegne da parte delle aziende e alla cattiva organizzazione di casa nostra. È in atto un cambio di passo che spero porterà a un’accelerazione. Il punto non è litigare su chi ha più diritto o meno ma arrivare a proteggere in pochi mesi la maggioranza degli italiani: quelli che lavorano, quelli che vanno a scuola e gli anziani che rischiano di più. È importante che governo e Regioni siano molto trasparenti sui criteri di distribuzione, sulle priorità e sui dati di fatto. Il ritardo nella vaccinazione degli ultrasettantenni dipende, oltre che da una partenza caotica, dal fatto che i vaccini Pfizer e Moderna, autorizzati per loro, arrivano con il contagocce. Le autorità sanitarie stanno dando il via libera anche all’utilizzo di AstraZeneca e Janssen per tutte le età: questo migliorerà la situazione. Insomma c’è un doppio dovere: velocità e buona comunicazione. Nel Paese vediamo sconforto e preoccupazione. Non aumentiamoli con mosse sbagliate, mettendo anziani contro giovani, aziende contro scuola. Non ne abbiamo proprio bisogno ora che cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel della pandemia

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