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Vendetta a luci rosse, la donna che ha denunciato: «Ho affrontato la situazione con coraggio e subito»

UDINE. «Sono una donna con un carattere forte, mi impegno nel sociale e nella politica e sono convinta che questo tipo di situazioni vadano affrontate con coraggio da subito, anche se, certo, dopo si vivono dei momenti spiacevoli. Ma bisogna mettere un punto, fermare la spirale. Ed evitare, così, che succeda anche ad altri».

Con queste parole la donna friulana rimasta vittima di una vendetta a luci rosse spera di “mostrare la strada” alle tante altre donne che, invece, si vergognano di quelle immagini private che, per una ragione o per l’altra, sono sfuggite al loro controllo. E così non denunciano, non dicono niente a nessuno e, spesso, vengono a lungo tormentate dai loro “carnefici” che le prendono di mira con continue minacce o peggio.



«Tutto è cominciato nel settembre dello scorso anno – racconta l’interessata, una quarantenne –, quando su Messenger, da un profilo in cui compariva la foto di una donna, sono arrivati alcuni messaggi in cui si faceva riferimento a queste foto, ne veniva minacciata la pubblicazione (poi avvenuta) e c’erano anche altre frasi come “So dove abiti”, “Ho visto i tuoi figli”. Lì per lì, non avevo idea di chi potesse essere. Solo grazie al grande impegno della polizia postale, che ha trattato l’intera vicenda con sensibilità e umanità, poi ho scoperto che tutte queste azioni erano state messe in atto da uno semi-sconosciuto, ossia un uomo conosciuto su Facebook “chiacchierando” di tatuaggi e visto solo una volta per un caffè in un locale pubblico, tra l’altro circa cinque anni fa. Poi, già da un paio d’anni, l’avevo bloccato su Facebook. Non capisco il perché di questo comportamento, tra l’altro nelle foto si vedevano dei “mezzi busti”, nulla di che. Chi fa queste cose, molto probabilmente, ha bisogno a sua volta di aiuto, ma non è nemmeno giusto subire».

E poi il suo pensiero corre al recente caso accaduto nel Torinese, quello della maestra d’asilo che aveva perso il lavoro dopo che alcune sue foto intime erano state diffuse da un suo ex su una chat. «Una storia vergognosa – commenta la quarantenne friulana – dalla quale continuano ad emergere messaggi sbagliati, anche se la vittima, denunciando, ha fatto la cosa giusta. Ma poi, quelli intorno a lei, a cominciare dai datori di lavoro, hanno fatto quella sbagliata e c’è stato il licenziamento. Spero tanto che venga reintegrata».

Insomma, il messaggio lanciato da questa friulana è che «bisogna agire e subito». «È quello che ho consigliato anche a una cara amica che purtroppo veniva picchiata dal marito e non sapeva che fare. Non era italiana, non aveva la macchina, non sapeva a chi rivolgersi. E così l’ho messa in contatto con il mio avvocato – Eva Casi, che ha seguito anche me e che ringrazio – che l’ha aiutata ad uscirne. L’importante è non chiudersi in sé stessi e parlarne con amici, colleghi, parenti che ti possono aiutare a vedere le cose in modo più chiaro».

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