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Italy

Venticinque anni senza/con Gian Maria Volonté. Vicari: "I giovani lo amano come il rock"

Il 6 dicembre 1994, sul set di Angelopoulos Lo sguardo di Ulisse, moriva Gian Maria Volonté. Venticinque anni dopo, una due giorni a Roma di proiezioni, performance, riflessioni su questo grande interprete, '25 anni senza/con Gian Maria Volonté', evento organizzato da La Valigia dell'attore e la Scuola Volonté.

"In un'epoca come la nostra, nella quale lo sbandamento politico è totale, una figura come Gian Maria Volonté può aiutare a non perderci - dice il regista Daniele Vicari, direttore artistico della scuola d'arte che porta il suo nome - ho la sensazione netta che piano piano stiamo realizzando la vera dimensione e statura di questo attore che non era solo un attore, ma un artista, un cineasta straordinario. L'approccio che ha avuto alla recitazione è un unicum; nessun altro ha sviluppato un modo di lavorare così peculiare, sono rarissimi gli attori ma anche i cineasti che hanno messo il proprio mestiere a servizio dell'evoluzione e del miglioramento della società come ha fatto lui".

Venticinque anni senza/con Gian Maria Volonté. Vicari: "I giovani lo amano come il rock"

Volonté con Enrico Berlinguer


Le sue scelte artistiche sono sempre state scelte politiche: il professore di liceo che indaga ostinatamente su un delitto di mafia in A ciascuno il suo; il delirante e omicida capo dell'ufficio politico della questura in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto; il nevrotico operaio Lulù Massa in La classe operaia va in paradiso, il fiero anarchico Bartolomeo Vanzetti in Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo e il filosofo eretico Giordano Bruno. Ma ancora l'ufficiale che comprende l’inutilità della guerra in Uomini contro, lo scomodo capo dell'Eni ne Il caso Mattei, lo scrittore e pittore Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli e lo spregiudicato capo-redattore di un quotidiano in Sbatti il mostro in prima pagina di Bellocchio; il militante che cerca di sottrarsi all'ortodossia comunista ne Il sospetto; il ritratto sfumato e malinconico di Aldo Moro ne Il caso Moro di Giuseppe Ferrara. "Volonté ha pagato per il suo impegno politico - dice Vicari - le sue scelte non sono state a costo zero tanto è che ci sono voluti molti anni perché nascessero premi a suo nome, ancora oggi da molti è considerato un personaggio controverso".

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La sua attenzione ai giovani, come si evince da questo stralcio di intervista, una delle ultime, lo ha reso il protagonista ideale per intitolargli una scuola. "Il motivo per cui lo abbiamo scelto è che non ha mai dimostrato un'idea banale e dozzinale del futuro - dice Vicari - ha dato sui ragazzi una risposta intelligente perché fotografa una condizione e non un'attitudine e questo è già un insegnamento in sé. Quando dice che i giovani casomai sono distratti vuol dire che hanno perfettamente in mano il loro futuro, anche da queste piccole cose si capisce la sua grandezza". E i giovani cosa sanno di Gian Maria Volonté? "Molto, è conosciuto per le sue interpretazioni, è stato un interprete molto intelligente perché ha frequentato tutti i generi, ha attraversato tutto il cinema italiano in largo e in lungo attraverso i grandi film degli anni Sessanta e Settanta, ne è stato protagonista assoluto. I ragazzi lo conoscono perché, faccio un parallelo azzardato, lo amano come amano il rock e i grandi gruppi degli anni Settanta".

Venticinque anni senza/con Gian Maria Volonté. Vicari: "I giovani lo amano come il rock"

Con la figlia Giovanna sulla barca a vela Arzachena (foto di Claudio Carrer)


Fa effetto pensare che sia morto sul set. Angelopoulos raccontava di un viaggio in bus da Skopje a Florina, in cui Volonté beveva e cantava, tutte le canzoni della sinistra italiana a partire da Bandiera rossa. "Sembrava come un addio" aveva detto il regista greco. "Quando alcuni anni fa durante una serata alla scuola ho visto per la prima volta le scene girate sul set di Angelopoulos con Harvey Keitel sono rimasto molto colpito - dice Vicari - ci sono momenti in cui lui è talmente essenziale che nonostante siano frammenti di scene senza montaggio la sua presenza arriva in maniera potentissima. In quel momento mi sono reso conto che sono morti entrambi, Volonté e Angelopoulos sul set; questi due grandi del Novecento accomunati dalla morte lavorando come se avessero fotografato per sempre la loro condizione di cineasti".
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