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Viaggio nella centrale Sores, dove arrivano le richieste di aiuto da tutta la regione

PALMANOVA. Seduti davanti ai monitor, raccolgono le richieste di aiuto provenienti da tutta la regione, ne valutano la gravità e direzionano con celerità i soccorsi. Un impegno totalizzante, perché sanno che non possono sbagliare: da loro dipende la vita di altre persone.

Sono gli operatori della Sores, la grande macchina che coordina l’emergenza in Friuli Venezia Giulia, e si trovano a gestire quotidianamente migliaia di telefonate e comunicazioni via radio: circa le 600 richieste di soccorso, anche una sessantina in un’ora nei momenti in cui si attesta un maggior “traffico” sanitario.

Così il Covid ha cambiato il lavoro alla centrale del 112



Il “quartier generale” della Sala operativa regionale emergenza sanitaria (Sores) è il “cubo” della Protezione civile, a Jalmicco, una frazione di Palmanova. Al terzo piano della struttura, sopra quello riservato agli operatori del Nue 112 (Numero unico di emergenza), c’è la base della Sores, diretta dal dottor Vincenzo Mione.

«La centrale – spiega Mione – è stata unificata dopo un percorso condiviso dalle quattro realtà provinciali precedenti e diventato realtà a partire dall’aprile 2017, in contemporanea con l’avvio del 112, il numero unico di emergenza. Ci troviamo nella stessa sede del Nue per una questione logistica, ma siamo due identità distinte».

È il servizio Nue che convoglia le telefonate di emergenze e le filtra, ne verifica la natura e poi si mette in contatto, a seconda delle necessità, con la Sores, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Inutile dire che, a fare la parte del leone, è proprio la Sala operativa regionale.

Qui ruotano, principalmente su tre turni lavorativi che coprono l’arco delle 24 ore, una quarantina di infermieri che fanno capo all’Arcs (Azienda regionale di coordinamento alla salute). Per ogni turno sono attivi otto operatori suddivisi in due settori.

«Quattro sono impegnati nella ricezione delle telefonate – chiarisce Mione –, raccolgono le interviste tramite un particolare software che elabora le domande, via via più dettagliate e tali da portare rapidamente alla definizione di un problema (la casistica ne prevede una quarantina) e, quindi, di un codice di intervento». In certe circostanze le telefonate relative alle richieste di soccorso possono superare le 600 al giorno. «I picchi – indica il coordinatore – solitamente sono attorno alle 7, dalle 10-11 alle 13-14 e nel tardo pomeriggio, dalle 17 alle 21. In alcuni casi, abbiamo dovuto gestire anche 60 chiamate in un’ora soltanto».

Non appena l’operatore determina il codice – tra rosso, giallo, verde e bianco, rispettivamente dal più al meno grave – questo appare alla Gestione mezzi.

«Sono tre operatori che hanno il compito di inviare il mezzo più idoneo, per esempio l’ambulanza, l’automedica o l’elicottero, il prima possibile nel luogo in cui è avvenuto un incidente, un infortunio o un malore. Gestiscono le comunicazioni fino al codice di rientro. I tre si suddividono in altrettante aree di competenza: province di Pordenone e Gorizia; Udine e provincia e Trieste e provincia.

Naturalmente il paziente cui è stato attribuito un codice non prioritario aspetterà che si risolvano eventuali emergenze di gravità maggiore anche se la sua richiesta di aiuto è arrivata temporalmente prima». Un ultimo operatore, infine, funge da jolly e interviene nei due settori a seconda della necessità.
 

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